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venerdì 10 novembre 2017

Brexit: Theresa May annuncia data e ora ufficiale del divorzio


Il governo britannico ha annunciato ieri giorno e ora esatta della Brexit. Il Regno unito sarà ufficialmente fuori dall'Unione Europea il 29 marzo 2019 alle 23.00, quando a Bruxelles (e a Roma) sarà mezzanotte. Un annuncio che arriva mentre con il sesto round di colloqui riprendono in un clima di scarso ottimismo i negoziati tra Londra e la delegazione UE guidata da Michel Barnier. 

Una data senza sorprese

Non è una sorpresa la data.
Dopo il voto del giugno 2016, la premier britannica Theresa May, alle prese con difficoltà crescenti sul fronte interno, aveva già fissato il 29 marzo come data di riferimento per l'uscita, una intenzione ribadita anche durante il discorso di Firenze del 22 settembre.

Più sorprendete l'ora comunicata: i funzionari europei si aspettavano che l'ora X scattasse alla mezzanotte di Londra, mentre il governo May ha scelto di regolarsi sull'orologio di Bruxelles.

May: andremo fino in fondo

 "Abbiamo fornito questa precisazione per eliminare qualsiasi confusione o inquietudine sul significato dell'espressione Exit day", ha dichiarato David Davies, il ministro del governo conservatore incaricato di gestire la procedura di separazione dal blocco dei 27, ricordando che data e ora saranno inserite nel progetto di legge di uscita dall'UE.
La stessa May ha dichiarato che la decisione di fissare l'ora esatta della Brexit "sulla copertina" della legge per la Brexit mostra la determinazione del suo governo ad andare sino in fondo.

La premier vuole inoltre frenare la fronda interna che sta crescendo in vista dell'approvazione della legge: accoglierà, ha avvertito, suggerimenti per migliorarne il testo, ma resisterà a qualsiasi tentativo di frenare il processo di divorzio.
"Non tollereremo" ha spiegato ieri, "tentativi da qualsiasi parte provenienti di usare gli emendamenti a questa legge per tentare di bloccare la volontà democratica del popolo britannico o di rallentare o fermare la nostra uscita dall'Unione europea".

Sarebbero finora circa 300 gli emendamenti e 54 le nuove clausole proposte. 

C'è ancora spazio per una marcia indietro?

Nel frattempo, fuori dai palazzi della politica, un nuovo endorsement ai sostenitori di un ripensamento sulla Brexit è arrivato da John Kerr, autorevole diplomatico che nel 2003-2004 ha fatto parte della commissione che ha materialmente scritto il testo dell’articolo 50 dei Trattati sull’Unione Europea, quello che ha fatto scattare ufficialmente la proceduta d'uscita.
"Possiamo cambiare idea in qualsiasi momento nel corso del processo", scrive in un documento a sua firma sul sito Open Britain.

“La Brexit può essere fermata, dal punto di vista della legge, e deve essere fermata dal punto di vista delle persone che devono veder tutelato il loro diritto di cambiare idea. Se la Brexit diventasse definitiva gli unici a festeggiare sarebbero Trump e Putin”.

Un atteggiamento che fa leva sulle ultime rilevazioni tra l'elettorato di Sua Maestà. Stando a un recente sondaggio di YouGov, il 47% dei britannici ritiene che la Brexit sia stata una scelta sbagliata mentre il 42% continua a ritenerla il passo giusto. 

Negoziati in stallo

Da questa parte della Manica cresce intanto la pressione perché si facciano dei passi avanti nei negoziati.

"Il momento di una vera chiarificazione", ha detto ieri il capo-negoziatore UE Michel Barnier da Roma prima di rientrare nel pomeriggio a Bruxelles. 
E' stato ribadito che l'UE chiede "maggiori progressi sui tre argomenti chiave" in questa fase delle trattative: il nodo dell'accordo finanziario con Londra, il cosiddetto "conto di uscita", le conseguenze della separazione per l'Irlanda, e il destino dei cittadini europei residenti a Londra e dei britannici presenti negli Stati UE.
I 27 hanno ricordato, durante l'ultimo summit europeo di ottobre, che ci vogliono dei "progressi sufficienti sui tre dossier perchè si possa passare alle discussioni con Londra sul futuro delle relazioni commerciali a lungo termine e sulla messa a punto di una fase di transizione post-brexit.


Fonte: News Trend Online

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