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giovedì 2 novembre 2017

Bond oggi: tanti cambiamenti non scrollano i mercati


Nel segno della continuità: è questa la prima impressione che si deduce dalla notizia – in realtà non ancora ufficiale – del cambiamento ai vertici della Fed, di cui si attende la formalizzazione oggi. Jerome Powell sostituisce Janet Yellen. I mercati l’hanno letta come una semplice transizione politica dall’area democratica a quella repubblicana, nel segno della stessa linea di una strategia monetaria iper pragmatica.
Si tralascia però l’aspetto più importante: Powell è fautore di un alleggerimento normativo in ambito finanziario, ovvero in un parziale ritorno alla deregulation, che tanti danni ha fatto in passato, portando alla crisi Lehman. Trump l’aveva annunciato e l’ha realizzato, ma Wall Street questa volta è stata meno entusiasta di quanto ci si potesse aspettare.

Le reazioni iniziali non sembrano infatti calorose, con:
  • il dollaro che resta fermo, anzi si indebolisce un po’, mentre le anticipazioni di un quasi confermato nuovo aumento dei tassi a dicembre lo avrebbero potuto spingere sotto quota 1,16 contro euro;
  • l’oro che non si muove nemmeno di fronte a un nuovo numero uno della Fed portatore della teoria secondo cui “la regolamentazione non è la migliore risposta a qualsiasi problema”;
  • l’indice specifico di Borsa delle banche in leggera crescita (+0,22%) ma senza impeti.

Meno fiducia rispetto al passato

E’ come se i mercati dimostrassero grande freddezza rispetto alle mosse di una Presidenza sempre più debole.

In realtà il tutto è spiegato da alcuni conoscitori della mentalità degli investitori. Si ammette infatti che, non essendo Powell un fautore di rialzi forzati dei tassi – come sarebbero stati altri candidati – si proseguirà sulla stessa strada del realismo in ambito monetario, mentre si sa che anche la riforma anti rigorismo in campo bancario incontrerà non pochi ostacoli perfino fra gli stessi repubblicani, dato che l’opinione pubblica porta ancora sulla propria pelle gli effetti della crisi del 2008/2009.

L’evoluzione potrebbe essere invece una spina per la Bce, che si muove da tempo nel segno di più paletti all’operatività delle banche. 

Londra aumenta ma non spinge

La seconda novità della giornata rompe pure le uova nel paniere dell’Eurotower.
In realtà era scontata: la Banca centrale inglese (Boe) formalizzerà oggi un rialzo dei tassi dello 0,25%, tornando ai valori dell’estate 2016. Poca cosa rispetto a un’inflazione calda (3% su base annua) ma si tratta pur sempre di un segnale di inversione, in realtà un po’ contestato, perché ritenuto inopportuno da alcuni membri della stessa Boe, ma primo passo in Europa di una normalizzazione contro cui si oppone pervicacemente solo la Bce.

La sterlina comunque non ha celebrato l’avvenimento restando dove era nei giorni precedenti.

I Btp fanno ancora festa

Prosegue la reazione dei mercati a favore dei Btp. Ieri protagonisti sono stati ancora una volta i lunghissimi ma anche i Btpi, indicizzati all’inflazione europea, pure loro con le scadenze maggiori.
Sul fronte dei tassi fissi in testa alla classifica delle migliori performance il 2,8% scadenza 2067, il 4,75% scadenza 2044 e il 2,7% scadenza 2047. In calo invece i Btp Italia, pur con prese di profitto marginali. L’inatteso (e in realtà modesto) upgrade del rating del nostro Paese e il prolungato effetto Bce riportano i titoli di Stato indietro di un anno, come se l’aumento dell’inflazione e la crescita economica dell’Unione europea non si fossero manifestati.

Entusiasmo eccessivo? Secondo non pochi osservatori sì, sebbene motivato in parte dal sentiment positivo in ambito azionario. E che i mercati non vogliano eccedere nel fervore pro Btp lo dimostrano i movimenti sul fronte delle obbligazioni bancarie, fra le quali si registra una netta diversificazione, con gli acquirenti indirizzati sui pochi inflattivi non governativi, sui tassi variabili, sui tassi misti e sui tassi fissi a scadenza corta, cioè su tutto, come se ci si volesse proteggere in parallelo dalla corsa ai titoli di Stato.

Oggi comunque sarà un altro giorno! La notizia di una bomba derivati sul debito pubblico, che potrebbe comportare un costo di 24 miliardi di euro per lo Stato, non sarà di certo vista favorevolmente dai mercati.
Fonte: News Trend Online

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