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giovedì 16 novembre 2017

Bond oggi: sale la volatilità ma non è un male!


Anche il settore dei bond risente delle inquietudini presenti sul fronte azionario, con una volatilità dei corsi impensabile solo qualche settimana fa. Ne sono esenti – a sorpresa – i governativi, ma le altre categorie hanno registrato irrequietezza più o meno forte. Un contributo negativo è giunto poi dalle valute, con decisa debolezza sia del dollaro sia di quelle emergenti rispetto all’euro.
Tutto questo è avvenuto mentre il Bund non ha dato particolari segnali di forza, con una contraddittorietà di trend anomala. 

La correlazione con l’azionario

Quanto più sorprende è che sia in Italia sia nel resto d’Europa sia negli Usa si è registrato uno stretto legame nei ribassi che hanno colpito alcuni emittenti sia sul fronte azionario sia su quello obbligazionario.

Casi sintomatici quelli di Astaldi, il cui tasso fisso 7,125% scadenza 2020 (Isin XS1000393899) è andato ieri di nuovo in asta di volatilità, chiudendo la seduta a 63,5 euro, di Saipem, il cui tasso fisso 2,625% scadenza 2025 (Isin XS1711584430) ha forato al ribasso quota 100, e di Leonardo/Finmeccanica, il cui 4,875% scadenza 2025 (Isin XS0215093534) ha perso in poche sedute oltre tre punti in percentuale, restando comunque su un livello di 122,5 euro.
Storie diverse ma significative. Stesso contesto per molti bond francesi, tedeschi e soprattutto statunitensi. Qualche nome? La leader transalpina dell’energia Edf, il produttore francese di tubi per l’industria petrolifera Vallourec, il gruppo telefonico olandese Altice, la big della farmaceutica Usa Teva e la specialista del rent car Avis hanno subito pressioni ribassiste sull’onda di risultati poco soddisfacenti delle trimestrali. 

Altri in difficoltà

Messa da parte la situazione un po’ anacronistica del Venezuela, i cui bond hanno ancora ieri segnato cali consistenti, reazioni negative pure per il subordinato Credito Valtellinese "fix to cms" scadenza 2027 (Isin XS1590496987), che in pochi giorni ha perso quasi venti punti, nonché per i subordinati Carige, mentre debolezza generalizzata si è riscontrata un po’ per tutto il settore bancario.

Nervosismo anche nel comparto high yield, pur con non poche distinzioni, mentre per i governativi perfino gli inflation linked Usa (noti come Tips) stanno registrando volatilità. Sul fronte Usa le preoccupazioni giungono da un possibile rallentamento dell’iter di approvazione della riforma fiscale voluta da Trump.
In Europa all’opposto l’unica linea di fuoco rimasta inerte è stata quella dei nostri Btp, così come dei migliori governativi. Il peggiore della seduta di ieri, il 3,25% scadenza 2046 (Isin IT0005083057), ha perso solo lo 0,29%, inezia se paragonata ai “movers” ribassisti del corporate e dell’high yield.

Ce n’era bisogno

Rispetto alla situazione estiva l’incremento della volatilità deve essere vista – entro certi limiti – come fattore positivo, che sblocca un immobilismo dei mercati dovuto alle scelte delle Banche centrali.

Vicende di economia reale hanno riportato tensione con movimenti accentuati, che offrono la possibilità di posizionamenti a quotazioni più interessanti. Tutto questo sempre che i venti ribassisti non prendano troppa forza. Oggi e domani saranno quindi decisivi nel valutare se la negatività del trend proseguirà con la veemenza osservata nelle ultime sedute. 
Fonte: News Trend Online

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