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giovedì 9 novembre 2017

Bond oggi: niente più Venezuela e Btp per i trader. Alternative?

Ognuno ha la sua strategia e le proprie preferenze. E’ certo però che il crollo dei titoli di Stato venezuelani (ancora ieri in netto ripiegamento) e la corsa quasi esasperata dei Btp lunghi – tipici cavalli da battaglia dei trader – stanno ponendo non pochi problemi a chi cerca emissioni a basso impiego di capitale – e che quindi quotino nettamente sotto la pari – nonché a elevata volatilità. Cosa resta? Ben poco, se si considera che gli Argentina step-up “sink” in dollari hanno corso tanto negli ultimi mesi e appaiono ormai piuttosto stabili, situazione riscontrabile anche per i Grecia step-up in euro: prezzano sì di gran lunga sotto la pari ma in un univoco trend al rialzo, non del tutto convincente. In futuro potrebbero ridiventare loro gli eredi dei Venezuela in termini di variabilità delle quotazioni, sebbene occorra attendere evoluzioni sul fronte tassi. Una certa attrattiva l’hanno così ancora i corporate dei Paesi emergenti in dollari, i quali fra l’altro soddisfano la richiesta di tagli modesti.

Tornano d’attualità Petrobras e Pemex

Volendo puntare su obbligazioni in quotazione sotto la pari, la brasiliana Petrobras e la messicana Pemex (Petróleos Mexicanos) soddisfano alcune delle condizioni esposte, soprattutto con le scadenze più lunghe. E’ il caso, per esempio, di queste quattro emissioni:
  • Petrobras tasso fisso 5,625% scadenza 20/5/2043 (Isin US71647NAA72) in dollari a taglio 2.000: quota sugli 88,7/88,9, con “spread” sui 40 punti base e presenta un andamento abbastanza volatile, con minimo nell’anno a 68 e massimo a 92. Volatilità media 16,6%.
  • Petrobras tasso fisso 6,875% scadenza 20/1/2040 (Isin US71645WAQ42) in dollari a taglio 2.000: quota sui 99,75, con “spread” più ampio rispetto alla precedente emissione, poiché si attesta sui 100/120 punti base. Anche la volatilità è minore, con un minimo nell’anno a 78,6 e un massimo a 103,8. Di fatto soddisfa solo in parte i requisiti di cui si è detto. Volatilità media 15,8%.
  • Pemex tasso fisso 5,625% scadenza 23/1/2046 (Isin US71654QBX97) in dollari a taglio 10.000: quota sui 92,5 con “spread” piuttosto ampio ma variabile. Non ha però registrato nel corso del 2017 movimenti esasperati, poiché a un minimo di 88 fa riscontro un massimo a 95,3. Volatilità media 10,6%.
  • Pemex tasso fisso 5,5% scadenza 27/6/2044 (Isin US71654QBE17) in dollari con taglio 10.000: quota sui 92 con “spread” contenuto (30/40 pb) e un ottimo “book”. Anche in questo caso i movimenti 2017 sono stati tuttavia contenuti, con minimo a 87,7 e massimo a 95,2. Volatilità media 10,1%. 
  • Sorpresa poi delle ultime settimane il bond Tesla 5,3% scadenza 2025 (Isin USU8810LAA18), calato a 94,3 $ su Tlx ma fra i più liquidi in assoluto nel mercato in dollari, che rappresenta al momento attuale – escluso il mondo delle valute emergenti – l’unica ancora di salvataggio per chi cerchi movimenti veloci. 

    Attenzione agli alti rating!

    Da monitorare ci sono poi – sempre espresse nel biglietto verde – le emissioni corporate che all’opposto hanno migliori valutazioni di credito. Solo in alcuni casi quotano sotto la pari, ma presentano una volatilità talvolta estrema – a causa di duration elevate – su indiscrezioni o notizie riferite ai tassi Fed. Due esempi sono rappresentati dalla Microsoft (rating AAA) a tasso fisso 2,4% scadenza 8/8/2026 (Isin US594918BR43) e dalla Apple (rating AA+) a tasso fisso 1,375% scadenza 24/5/2029 (Isin XS1619312686), questa però in euro con taglio 100.000 e quotata alla Deutsche Boerse. Lo testimonia l’anno in corso, con oscillazioni continue e in certe occasioni accentuate. 
  • Un “campione” sull’Otc

    Segnaliamo infine un bond neo campione di volatilità, sebbene abbia una storia di sofferenza alle spalle. Si tratta del tasso variabile Abengoa con scadenza 31/3/2023 (Isin XS1584123225): registra movimenti talora esasperati in un “range” compreso fra 5,5 e 7,5 euro, con impegni di capitale assolutamente modesti, ma con trend non semplici da identificare almeno in questa fase iniziale di vita sui mercati. Nel corso dell’anno si è spostato da un minimo di 5 euro a un massimo di 15,7 euro. Non male, sebbene il movimento sia stato quasi solo ribassista sino all’inizio di ottobre. Da lì è iniziato un rimbalzo. http://www.trend-online.com

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