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giovedì 23 novembre 2017

Bond oggi: il rublo rende dal 6 al 7%, con una singolarità


Di nuovo sopra 70, anzi addirittura a 71 contro euro, per poi riscendere nell’ultima settimana a 69. Il rublo non sfrutta né il netto miglioramento degli indicatori economici né il rimbalzo del petrolio, al punto tale da rendere legittima l’ipotesi che la sua debolezza sia voluta dai poteri politici moscoviti.
Il valore dell’inflazione è ormai crollato al 2,7%, contro il 5,8% di un anno fa, mentre la bilancia commerciale – sempre positiva – torna a salire. Intanto il tasso di interesse si è dimezzato nell’arco di due anni riportandosi all’8,25%. Tutto questo non sembra però voler ridare fiato al rublo, che solo nella lontana area dei 60 troverebbe una stabilizzazione.

Ci aveva provato in primavera, per poi arretrare di nuovo, complice anche un euro in netto rafforzamento nel contesto valutario internazionale.

Punti di riferimento

Attualmente la forcella dei cross da seguire si estende fra il supporto di 65,7 Eur vs Rub e la resistenza di 74, in termini di “pivot point”, con un’area quindi molto estesa all’interno della quale progressivi “step” di rafforzamento si registrerebbero scavalcando prima i 68,5 e poi i 67,3 Eur vs Rub.

Qualsiasi ipotesi di cosa possa accadere di qui a fine anno e nei primi mesi del 2018 sarebbe azzardata, poiché il recente passato dimostra come gli elementi in gioco siano più complessi rispetto a quelli puramente economico/monetari. 

Una quasi anomalia sui prezzi

Chi avesse puntato oltre un anno fa sulle obbligazioni in rublo si sarebbe garantito anche il 10% di rendimento, ma ora quei top sono solo un ricordo.
La discesa dei tassi ufficiali ha infatti lentamente fatto crescere le quotazioni delle emissioni. Una conferma la fornisce il “recordbond” nella valuta russa, l’IFC 11% scadenza 2020 (Isin XS1170061078), quotato su molte piazze europee e su Borsa Italiana, che nell’arco di due anni è salito da 100 a oltre 110, per poi stabilizzarsi sui 108/107,5 (yield 7,17%).

Gli altri invece? Si caratterizzano per una quasi anomalia, ovvero per prezzi nella maggioranza dei casi compattati sui 100,5/101,5, con solo lo zero coupon Ebrd 2026 (Isin XS1349367547) inevitabilmente molto sotto la pari (61,3 Rub – 6,18% di rendimento). Un così diffuso equilibrio implica yield fra il 6 e il 7%, con pochi scavalcamenti da parte solo di alcuni bancari, sconsigliabili però per l’imposizione fiscale al 26%.

I tre migliori sono loro

La classifica dei leader – relativamente alle emissioni di organismi sovranazionali – evidenzia quindi una compressione delle posizioni:
  1. World Bank/Ibrd tasso fisso 8% scadenza 22/8/2018 (Isin XS1476750622): quota sui 101,6, ma gli scambi latitano e lo “spread” si amplia non poco in alcune sedute.

    I calcoli matematici gli attribuiscono uno yield del 7,8%, da verificare tuttavia in fase di prezzo liquidato.
  2. Questa posizione sarebbe in realtà detenuta dall’IFC 11% cui abbiamo già accennato prima. Ha tuttavia una struttura valuta di negoziazione/valuta di liquidazione Rub/Usd, opzione non sempre apprezzata dagli investitori.
    Scaliamo allora su un altro IFC, il tasso fisso 6,75% scadenza 3/2/2020 (Isin XS1559528903), che quota sui 100,5 Rub, con scambi modesti ma regolari. Lo yield si colloca al 6,47%.
  3. Al terzo infine un altro IFC, l’8,75% scadenza 17/12/2018 (Isin XS1333828280), con valuta di liquidazione Rub: non è molto liquido e così la quotazione risulta instabile: la indichiamo sui 102,2, con yield al 6,46%. 
I Bei? Vengono dopo, a dimostrazione di come il mercato dei bond in rubli non sia facile da gestire, soprattutto in termini di liquidità, sebbene più che soddisfacente in rapporto ai rendimenti garantiti extra variabile valutaria. 
Fonte: News Trend Online

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