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venerdì 24 novembre 2017

Bond oggi: alter ego ai Bund cercasi! Con molti candidati


La rincorsa ai titoli di Stato europei delle ultime settimane ha manifestato un fenomeno che non tutti hanno colto: mentre le quotazioni dei governativi extra Germania dell’area euro correvano quelle del Bund hanno sì reagito positivamente ma senza la sovraperformance tipica di altri tempi.
Il rendimento del decennale di Berlino è così sceso ma senza eccessi, uguagliato di fatto nel movimento dagli equivalenti bond di altre nazioni del contesto euro: il tedescone è passato infatti dal 1° ottobre a oggi dallo 0,45% allo 0,35% (-22,3%), mentre il “collega” austriaco l’ha esattamente eguagliato in performance, scendendo dallo 0,63% allo 0,49%, e quello olandese è rimasto poco sotto (-21%), calando dallo 0,573% allo 0,453%, imitato dall’irlandese, approdato dallo 0,742% allo 0,587% (-21%).

Un po’ indietro il francese Oat, il cui yield è diminuito dallo 0,74% allo 0,679% (-8,3%), sebbene su archi temporali diversi sia stato proprio quest’ultimo a dimostrare maggiore grinta. 

Piccolo è bello

E’ vero che, venendo la spinta delle quotazioni dei governativi dal QE, inevitabilmente essa si è ripartita in maniera analoga sui vari decennali più solidi.
Tuttavia da un po’ di tempo si avverte una lenta attenuazione del ruolo di supercampione del Bund, per due motivi: 1°) i margini di compressione dei rendimenti sono minori e gli investitori non vogliono ritrovarsi a convivere di nuovo con decennali vicini allo zero; 2°) le “piccole” economie europee si stanno dimostrando molto reattive e guadagnano posizioni nel quadro internazionale grazie alla loro elevata dinamicità.

In prospettiva meno Bund?

La situazione politica a Berlino in tutto questo incide poco, perché da tempo gli investitori cercano degli alter ego ai Bund.

I candidati più forti appaiono Austria, Olanda e Irlanda, con la Francia pure in pieno risveglio, sebbene gli Oat restino più volatili. E’ il caso oggi di cominciare quindi a diversificare su questi fronti? In teoria sì ma in pratica una parziale svolta appare complessa per due motivi:
  • i rendimenti sono pur sempre marginali;
  • molti titoli quotati in Italia risultano poco liquidi.
Ciò non esclude che si possano prendere in considerazione dei bond particolari, che fra l’altro consentirebbero di diversificare le strutture tipiche presenti nei portafogli.

Ecco alcuni esempi.
  1. Nel caso dell’Austria (rating AA+) il Cms 35 Link (Isin XS0231558858) paga 4 volte la differenza fra tasso swap a 10 anni e tasso swap a 2 anni, con un minimo dello 0% e un massimo del 7%. Il titolo scambia su Borsa Italiana sui 102,4. In presenza di movimenti anomali della curva dei rendimenti in euro potrebbe riservare sorprese oggi inattese.
  2. Sempre dell’emittente Austria un campione di volatilità è il secolare 2,1% scadenza 2117 (Isin AT0000A1XML2).

    Il 25 ottobre quotava a 100 e ieri ha chiuso a 108,5, con scambi però molto rari nel caso di Borsa Italiana. Sulle Borse tedesche è assai più trattato, con un grafico super attrattivo per chi opera nel trading veloce, grazie agli effetti di una “duration” a 42, quasi un record che comporta estrema sensibilità al variare di notizie o indiscrezioni sulla politica monetaria.
  3. L’Olanda (rating AAA) è logicamente penalizzata nella fase attuale da quotazioni molto alte.

    Il suo titolo più lungo, il 2,75% scadenza 2047 (Isin NL0010721999), quota sui 138 euro, ma attenzione a una volatilità super (di oltre il 90% nelle ultime 180 sedute), per gli stessi motivi del Matusalemme austriaco. Con un rischio emittente quasi a zero consente di effettuare microtrading su livelli grafici abbastanza semplici da identificare.
  4. Infine la Francia (rating AA), emittente di Oat ma anche di Oat€i, cioè degli inflation tradizionali, indicizzati sull’inflazione europea.

    La relativa gamma è molto ampia in termini di scadenze e cedole base. Ne consegue la possibilità di arbitrare fra loro in funzione di variazioni abbastanza veloci delle quotazioni: per esempio fra lo 0,25% scadenza 2024 (Isin FR0011427848) e l’1,80% scadenza 2040 (Isin FR0010447367).
    Facendolo si ottiene una buona profittabilità con una rischiosità bassissima. 
Fonte: News Trend Online

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