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lunedì 27 novembre 2017

Ancora rally, Cina permettendo

Ancora rally, Cina permettendo
La festa del consumismo americano, con il fenomeno Black Friday, che ha ormai spopolato anche in Europa, e che oggi proseguirà ancora con l’appendice elettronica del Cyber Monday, ha dato ancora una frustata al torello di fine anno, portando le borse azionarie americane a realizzare nuovi record sull’attesa di risultati di vendita strepitosi.
Ancora venerdì, pur in una giornata ad orario ridotto, i due principali indici USA hanno messo a segno nuovi massimi storici, con la prima chiusura della sua storia oltre il livello di 2.600 da parte del più rappresentativo indice azionario USA, SP500. Anche il Nasdaq100 ha superato per la prima volta una soglia psicologica, quota 6.400. Un po’ più indietro, ma comunque con una settimana da incorniciare, anche Dow Jones e persino il Russell2000, che ha posto fine ad una lunga anche se blanda correzione, tornando ai massimi storici.
I primi dati che sopraggiungono sui risultati di vendita stanno in effetti confermando le più rosee previsioni. Si riferiscono però alle vendite online che, nel giorno del Black Friday, hanno messo a segno un robusto +18% rispetto all’anno scorso, e segnano l’ennesimo avvicinamento alle dimensioni di vendita degli esercizi commerciali tradizionali. Il sorpasso è ormai questione di pochi anni. Non ci sono ancora i dato relativi alle vendite nei grandi magazzini tradizionali, per le quali non mi stupirei di assistere addirittura ad un calo, a testimonianza che ormai i siti di commercio elettronico, di cui Amazon è il trascinatore ed il dominatore, hanno raggiunto l’immaginario collettivo non solo delle popolazioni più giovani. E, particolare non secondario, questi dati ci segnalano il profondo stravolgimento della struttura stessa delle nostre economie, sempre meno legate a modelli tradizionali ormai entrati in crisi. L’anno dell’apoteosi dell’e-commerce potrebbe essere l’anno di ingresso  in crisi ufficiale delle grandi catene di centri commerciali, che già da tempo mostrano segni di difficoltà sempre più evidenti.
Nei prossimi giorni potremo meglio ragionarci, anche se questi sono ragionamenti che vanno oltre il breve periodo, e non vengono ancora scontati dai mercati, che hanno la vista sempre più corta.
Il breve periodo non può che confermare la salute del toro e la probabile continuazione di questo rally di fine anno che viene dopo più di un anno di folle corsa rialzista stimolata dalle promesse di Trump.
Una sola minaccia sembra in grado di rovinare la festa. Arriva dalla Cina, dove gli indici azionari, dopo il crollo di quasi il 3% di giovedì scorso e la strenue tenuta di venerdì, sembrano ora voler continuare la correzione con un altro calo che al momento in cui scrivo è intorno al punto percentuale e sta rompendo i supporti di fine settembre, dando per la prima volta da tempo un segnale inequivocabile di inversione ribassista di breve termine.
Se dalla Cina dovesse arrivare nei prossimi giorni un avvitamento cospicuo dei mercati, è difficile immaginare i mercati occidentali spensieratamente indifferenti. Per questo motivo un po’ di cautela rimane consigliata, anche perché l’indice Vix, l’indice della paura presente tra gli investitori USA, venerdì  è stato tutta la seduta sotto quota 10, con addirittura una scivolata ben sotto i 9 punti. E questo rivela senza dubbio l’assenza di timori da parte degli investitori. Un eccesso di confidente ottimismo che renderebbe i mercati assai vulnerabili se qualcosa in Estremo Oriente (dove abita anche Kim Jong Un, stranamente silente da parecchi giorni) andasse storto.

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