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lunedì 13 novembre 2017

5 grandi nomi che potrebbero sparire tra non molto


La forza di un marchio è quella di offrire ai consumatori l'idea di un prodotto sempre di qualità. Ma c'è anche l'altra faccia della medaglia: in caso di un incidente di percorso può crearsi un feedback negativo con effetto domino che si gonfia come un'onda trascinando in basso le azioni. Rich Duprey, dalle colonne di The Motley Fool, fornisce 5 nomi che sono incappati in questo caso. 

Kmart

Mentre l'intera struttura di Sears Holdings ( NASDAQ: SHLD ) si trova al limite del fallimento, Kmart potrebbe essere l'agnello sacrificato nel tentativo di salvare il marchio della casa madre.

Nonostante possa vantare una performance leggermente migliore di Sears nonostante abbia subito il maggior numero di chiusure di negozio nel corso dell'ultimo anno. Alla fine del secondo trimestre a luglio, c'erano 273 negozi di Kmart in meno rispetto a quelli dell'anno precedente, mentre Sears ne aveva cancellato solo 69.
Nonostante tutte le apparenze contrarie, il presidente e CEO di Sears Holdings Eddie Lampert giura che non chiuderà Kmart visto che da un punto di vista operativo, la catena non presenta un calo del profitto operativo al momento e le sue vendite non stanno diminuendo rapidamente come quelle viste su Sears.

The Limited

Marca di abbigliamento popolare in mano a Limited Brands, società che possiede anche Victoria's Secret e Bath & Body Works, il ramo è stato poi venduto a Sun Capital Partners.

The Limited ha finito per chiudere ogni singolo dei suoi 250 negozi, tagliare i suoi 4mila posti di lavoro e iniziare l'iter per migrare sul web. Lo stesso fece anche Kenneth Cole e Filene's Basementc che dopo aver dichiarato fallimento, è stato ripreso da Macy (NYSE: M) nel 2015 solo come sito di sconti.
A metà gennaio The Limited ha dichiarato fallimento e successivamente è stato acquistato da Sycamore Partners.

Mattel (NASDAQ: MAT)

Fabbrica di giocattoli storici, ormai naviga nelle cattive acque del retail, le stesse che hanno portato al fallimento un altro gigante del settore, Toy'R Us.

Una pessima trimestrale ha portato a un taglio del dividendo, scelta difficile ma che denuncia la difficoltà dell'azienda, dal momento che si tratta di una strategia che non si adotta a meno che, ricorda Duprey, non si abbiano motivi seri per farlo. Le vendite mondiali di Barbie sono scese del 7%, Senza contare il calo a due cifre sulle altre bambole come Polly Pocket diminuite del 42%.
Un crollo facilitato anche dalla Disney che ha venduto i diritti di riproduzione delle dei personaggi Frozen and Princess alla Hasbro(NASDAQ: HAS) l'anno scorso col risultato che adesso, Hasbro, potrebbe addirittura acquisire il celebre concorrente. E non è detto che il nome Mattel venga mantenuto.

JC Penney ( NYSE: JCP)

Venerata in passato, adesso deve cambiare i risultati sul terzo trimestre, talmente negativi da aver alimentato le notizie per cui ogni tentativo di ristrutturazione potrebbe essere vano.

Dopo i tanti tentativi per riuscire a traghettare l'azienda nel nuovo millennio e farla approdare nel mondo dell'ecommerce, un grave crollo delle vendite ha costretto i vertici alal drastica decisione: "resettare" il suo reparto di abbigliamento donna liquidando gran parte dell'inventario. Dato che questo segmento rappresenta un quarto delle entrate di JC Penney, lo scetticismo sulla ripresa del marchio non ha fatto altro che aumentare.
A differenza di Sears, che può contare sul fondo che lo ha acquistato e che potrebbe dargli una mano in caso di difficoltà. JC Penney è privo di benefattori.


Bed Bath & Beyond (NASDAQ: BBBY)

Gli osservatori avevano ipotizzato che dopo il fallimento di Linens n Things, BBBY avrebbe approfittato sebbene, oltre la concorrenza di Amazon, si debba necessariamente annoverare anche quella di Wal-Mart, Costco e Target che hanno ampliato i loro archivi.

Bed Bath & Beyond ha anche commesso un grave errore nell'ignorare quasi completamente lo spazio online e anche quando ha deciso di scendere in campo nel ramo dell'ecommerce, non lo ha fatto sfruttando in pieno le potenzialità del settore e del brand. Alla fine dei conti troppa concorrenza potrebbe aver reso BBBY un operatore opzionale se non superfluo.


Fonte: News Trend Online

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