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mercoledì 1 novembre 2017

4 azioni che non hanno più molto da dire al mercato


Anche titoli tradizionalmente tenuti in grande considerazione dagli investitori che puntano su strategie "Buy & Hold" possono perdere il loro appeal, suggerisce Dan Burrows dalle pagine di Kiplinger. E' il caso delle tre società presentate in una nuova rassegna: un tempo titani nelle loro rispettive industrie, ma ormai senza le caratteristiche necessarie per un investimento di lungo periodo.

Comcast (CMCSA)

Prezzo dell'azione: 36,50 dollari
Dividend yield: 1,7%
Rating degli analisti: 19 strong buy, 1 buy, 1 hold, 0 sell, 0 strong sell
Apre la la lista dei titoli da abbandonare Comcast, società protagonista a Wall Street nel corso del lungo bull market pluriennale.

Le azioni del colosso telco sono in rialzo del 527% dal marzo 2009 e hanno prodotto un ritorno annualizzato dell'11,8% dal 2002, ricorda Burrows. Un successo che si spiega con una lunga fase di espansione dei servizi di banda larga nei primi dieci anni del nuovo secolo, che Comcast ha sfruttato offrendo servizi di telefonia, internet e tv via cavo.
La brutta notizia adesso è però che i nuovi trend di mercato non sono affatto favorevoli per l'azione. Alle prese con le difficoltà di mantenere la propria base di propri abbonati (nel terzo trimestre il gruppo ha perso 125 mila clienti ai suoi servizi tv che si sommano ai 90 mila del secondo), Comcast deve anche fare i conti con la crescente propensione dei consumatori verso le nuove offerte di contenuti video via app proposte da societàù come Netflix e Hulu.

Non che si tratti di una società che scomparirà da un giorno all'altro, precisa Burrows. Anzi: nonostante un declino a due cifre dai massimi di giugno, adesso molti analisti hanno tratto molti spunti di commento positivi dai conti del terzo trimestre e giudicano "buy" l'azione.
Per chi però guarda al lungo periodo, è l'avvertimento, la lenta ma inesorabile fuga degli abbonati rende molto complicato sentirsi fiduciosi.

General Electric (GE)

Prezzo dell'azione: 20,41 dollari
Dividend yield: 4,7%
Rating degli analisti: 5 strong buy, 1 buy, 3 hold, 0 sell, 4 strong sell
Non di altrettanto favore gode certo tra gli analisti General Electric, che appare in questo periodo molto lontana dalle glorie passate.

Vero è che la società che occupa un posto speciale nella storia del mercato azionario: è una delle dodici azioni che costituivano l'originale Dow Jones Industrial Average nel 1896; ed è ancora  lì, nonostante i radicali cambiamente che l'hanno riguardata nel corso del tempo.
L'ultima grande trasformazione è avvenuta durante la grande crisi finanziaria dello scorso decennio: quando le maglie della regolamentazione si sono fatte troppo stringenti, il management è stato costretto a liberarsi di tutti i suoi asset nel settore finanziario, che erano stati per anni una potente fonte di profitti.

Tanto che la General Electric di oggi è tornata ad essere un puro conglomerato industriale, con prospettive di business che non appaiono però per nulla chiare agli investitori. Lo ha dimostrato anche l'ultimo report aziendale: a metà ottobre, il CEO John Flannery si è impegnato ad attuare radicali cambiamenti dopo quello che ha definito un "trimestre orribile".
Nel frattempo, gli analisti di Goldman Sachs, Morgan Stanley e UBS hanno paventato un prossimo taglio del dividendo. E che avvenga o meno, è la conclusione di Burrows, appare molto improbabile che GE possa tornare ad essere il classico titolo buy-and-hold che è stato per più di un secolo: dopo aver prodotto guadagni annualizzati del 10,7% dal 1926 al 2016, negli ultimi dieci anni la società ha perso quasi la metà del suo valore.

HP Inc.

(HPQ)

Prezzo dell'azione: 21,37 dollari
Dividend yield: 2,5%
Rating degli analisti: 6 strong buy, 2 buy, 4 hold, 0 sell, 0 strong sell
Infine, il veterano dell'industria tech della Silicon Valley: HP Inc. Conosciuta come Hewlett-Packard prima della scissione che ha dato vita a due distinte compagnie nel 2015, la società è stata per quasi 60 anni una macchina da profitti, spiega Burrows, e la corsa del prezzo dell'azione ne è stato il riflesso.

Finché le cose per i produttori di personal computer sono cambiate. L'inizio della fine per la società è stato la disastrosa acquisizione nel 2002 di Compaq, che aveva l'obiettivo di dare vita al principale produttore di pc al mondo: una tempistica sbagliata, dal momento che subito dopo il mercato è entrato in una fase di saturazione e poi di lento declino, tanto che è adesso molto difficile riuscire a immaginare come questa società un tempo dominante possa tornare alla sua antica gloria.

Ne dà una testimonianza l'ultima nota della banca elvetica UBS, che mantiene un rating "Buy" sulle azioni ma sposando punto di vista prevalente tra gli analisti, secondo cui HP, che vende stampanti e pc in un mondo concentrato su tutt'altro, è in ultima analisi un "secular loser".


Fonte: News Trend Online

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