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venerdì 6 ottobre 2017

USD in ampio rialzo prima del dato NFP

 
Venerdì delle NFP
By Peter Rosenstreich
Se per caso ti stavi scavando una buca per nasconderti (cosa che potrebbe aver senso visto l’aumento della volatilità), oggi negli USA è il giorno delle buste paga di settembre. I mercati mettono in conto un impatto molto negativo dovuto alle condizioni atmosferiche: si prevede un incremento delle NFP di scarse 60/80 mila unità, con un tasso di disoccupazione al 4,5% (rischio inclinato al ribasso). I trader farebbero bene a prevedere volatilità sul forex in scia alla pubblicazione. Di (KSE: 003160.KS - notizie) recente, però, i dati sulle buste paga hanno fornito un esito asimmetrico, la debolezza è passata e i risultati migliori delle attese hanno innescato rally sostenuti dell’USD.
La prevista debolezza del rapporto NFP contraddice alcuni dati visti dopo l’uragano Katrina, cosa che potrebbe generare sorprese al rialzo per molti indicatori economici. Rimaniamo rialzisti sull’USD, visto il rischio generale (nello specifico, il referendum sull’indipendenza in Catalogna). I rendimenti dei titoli USA a scadenza breve continuano a salire, quelli a due anni hanno raggiunto l’1,50%. Il mercato sta sottovalutando la determinazione della Fed a normalizzare la sua politica, concentrandosi invece sull’inflazione deludente. A nostro avviso, Yellen proseguirà il corso del restringimento, a dicembre ci sarà quindi un rialzo di 20 punti base, in previsione di un eventuale recupero dell’inflazione. Anche se i fondamentali solidi sembrerebbero sostenere i paesi emergenti, siamo prudenti e andiamo corti su paesi chiave ad alto beta e sensibili ai tassi d’interesse. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) contesto attuale, HUF, ZAR, BRL, JPY e CHF spiccano come corti chiave.
Le riserve valutarie svizzere toccano un altro massimo storico
By Arnaud Masset
Le riserve valutarie svizzere sono salite marginalmente per il terzo mese consecutivo a settembre, nonostante una netta fase di sollievo per Thomas Jordan e la sua squadra. Le consistenze in valuta straniera della Banca Nazionale Svizzera (BNS) sono salite di 7,5 miliardi di franchi svizzeri, passando da 716,9 mld a 724,4 mld, facendo segnare un altro massimo storico. Dall’inizio dell’anno, la riserva valutaria è cresciuta di quasi 80 miliardi di franchi, perché la BNS ha continuato a comprare divise straniere, soprattutto EUR e USD, per proteggere il franco svizzero da un ulteriore rafforzamento.
La BNS, però, si è goduta l’estate ed è riuscita a tagliare significativamente il ritmo e l’entità dei suoi interventi sul mercato forex. Nei mesi estivi, il franco svizzero ha infatti ceduto terreno contro gran parte delle altre valute. Da giugno, è sceso in modo generalizzato, perdendo soprattutto contro il dollaro canadese (-8,25%), la corona svedese (-7,5%), e, cosa più importante, contro l’euro (-5,20%) e il biglietto verde (-0,90%). Quindi l’aumento continuo delle riserve non è il risultato della ripresa delle attività della BNS sul mercato forex, ma piuttosto il risultato dell’apprezzamento delle consistenze della BNS nel momento in cui vengono valutate in CHF. Lo stabilizzarsi dei depositi a vista detenuti dalla BNS sostiene questa tesi: da inizio giugno, i depositi a vista totali si sono stabilizzati intorno a 578 mld di franchi svizzeri.
La banca centrale rimarrà tranquillamente a guardare, soprattutto ora che l’inflazione sta lentamente recuperando terreno. Finalmente si sta attenuando un po’ la pressione sulla BNS, dato che la coppia EUR/CHF scambia intorno a 1,15. Potrebbe però scoppiare una crisi in qualsiasi momento e la situazione catalana indica che l’Unione Europea non è ancora fuori dai guai, soprattutto per quando riguarda il desiderio d’indipendenza di alcuni sui membri.
Balzo della volatilità per la GBP
By Peter Rosenstreich
Per questo analista di vecchio stampo, è bello vedere che i fondamentali possono ancora condizionare la volatilità. Le lettere cadute, la tosse, e il finto modulo P45 non hanno pesato solo sul primo ministro inglese May, ma hanno anche fatto salire a 8,66 la volatilità implicita a un mese della GBP/USD e calare del 2% la coppia (-4% dal congresso dei Conservatori). Il primo ministro May ora deve far fronte alla ribellione aperta di alcuni parlamentari, fino a 30 avrebbero infatti chiesto le sue dimissioni. I parlamentari conservatori di lungo corso sostengono May e quindi l’esito è incerto. Le turbolenze politiche rendono cupe le prospettive per i negoziati sulla Brexit, che riprenderanno la prossima settimana.
I negoziati con l’UE mettono in discussione l’autorità del governo britannico, che guarda già avanti, riducendo le prospettive di un accordo. Se UE e Regno Unito non riusciranno a compiere progressi, l’economia britannica probabilmente ne soffrirà, perché le aziende rinvieranno di nuovo gli investimenti. Visto il protrarsi delle prospettive negative sulla situazione attuale (il primo ministro May deve fissare la sua posizione in modo che i mercati possano andare avanti), siamo ribassisti sulla GBP. Prevediamo un’estensione ribassista dell’attuale trend negativo verso il supporto di base a 1,2830.

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