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martedì 17 ottobre 2017

Stallo nella Brexit: sterlina rischia crollo del -20%


Mentre l'euro si indebolisce a causa della situazione spagnola e di quella austriaca, anche la sterlina inglese deve accusare il colpo dettato dall'incertezza ormai cronica che regna sul panorama inglese.

La situazione sui colloqui  

La Brexit rappresenta sempre di più un punto interrogativo che non riesce a trovare risposte certe.
La prima e più ovvia conseguenza è stato l'impatto che si è avuto sulla sterlina, vittima di volatilità, un impatto che, stando a quanto pronosticato dagli esperti di Business Insider, potrebbe continuare, guidata per lo più dagli sviluppi derivanti dagli eventi politici, portando un crollo del 20% sulla divisa britannica nei confronti del dollaro con un target osillante tra 1,10 e 1,20.

Nello specifico le previsioni di Roger Hallam, responsabile investimenti in valut presso JPMorgan Asset Management parlano di 1,15 dollari entro la fine del 2019 e di parità tra sterlina ed euro.
In questo caso la minaccia arriverebbe sulle esportazioni e sull'intero settore commerciale (regolato dalle norme OMC e non più da quelle Ue) con inevitabile rischio di recessione e conseguente cambio della politica monetaria della Bank of England costretta a ritagliare nuovamente i tassi di interesse dopo averli portatial rialzo tra il 2017 e il 2018. 
Uno scenario inevitabile soprattutto se Londra, viste le difficoltà non solo nei colloqui ma addirittura nel gettare le basi dalle quali partire, dovesse uscire sconfitta nella trattativa con l'Europa.

Qualche giorno fa il primo, duro colpo, con le parole di Michel Barnier, capo negoziatore UE per la Brexit, secondo il quale la situazione sarebbe effettivamente in stallo tra il Regno Unito e l'Unione europea; al centro delle perplessità i reciproci impegni finanziari definiti a "un punto morto", cosa che per Barnier, e a questo punto anche per chi opera sul Forex, è vista come "molto inquietante".

Le accuse

Il problema è, stando a quanto da lui dichiarato, l'irrigidimento dell'Inghilterra circa il saldo degli obblighi finanziari verso Bruxelles, un atteggiamento di ostracismo che, di fatto, impedirebbe il proseguimento delle trattative.

Non solo, ma a sempre il Regno Unito è accusato di voler sorvolare sui diritti dei cittadini Ue residenti su territorio inglese e, argomento ancora più delicato, sui confini tra le due Irlande e sulla possibile regolamentazione dei flussi di persone, attualmente liberi proprio in virtù dell'appartenenza di Londra all'Unione.
Un vantaggio che, adesso, non è più in vigore e che perciò dovrebbe essere soggetto a limitazione, regole e controlli. A mancare, invece, secondo la controparte britannica, sarebbe la volontà da parte dei rappresentanti Ue, di arrivare ad un accordo.L'accusa di Londra è indirizzata direttamente a Germania e Francia, in particolare verso la prima, maggiormente interessata a rallentare l'intero processo in modo da favorire l'emigrazione delle varie società, spaventate dal prolungarsi dell'incertezza normativa, su territorio tedesco.

Proprio questo quadro, losco, ha portato il primo ministro Theresa May a Bruxelles, accompagnata dal suo capo-negoziatore David Davis, per un incontro chiarificatore con il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e il capo-negoziatore della Ue Michel Barnier. Il meeting ha portato alla nascita di un comunicato congiunto in cui si afferma la necessità improrogabile di "accelerare nei mesi a venire" le trattative, giunte ormai al quinto round di negoziati, senza che nulal di concreto sia stato ottenuto da nessuna delle parti.

Intanto questa settimana è previsto anche un summit dei capi di governo dell'Unione Europea, prima del quale si spera di sbloccare la situazione. 
Fonte: News Trend Online

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