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mercoledì 11 ottobre 2017

Sospesi tra le nuvole

 
L’inizio della seconda settimana di ottobre è stato piuttosto noioso, condizionato dalla festività. Tra le varie possibilità (non molte, a dire il vero) per dare un esito al pasticcio catalano, Puigdemont ha scelto quella meno limpida, ma l’unica in grado di rinviare la resa dei conti finale senza scontentare troppo gli indipendentisti. Lo ha fatto mediante una dichiarazione di indipendenza subito sospesa per chiedere un dialogo con il governo centrale ed arrivare ad una secessione concordata. Una sorta di Catal-exit ad imitazione dei britannici, che però si presenta ben più difficile da ottenere.
Infatti il governo Rajoy ha reagito subito duramente ed oggi il Consiglio dei Ministri spagnolo dovrebbe attuare le  misure di ritorsione contro la decisione catalana, nonostante che da varie parti proseguano gli appelli al dialogo per trovare una soluzione in qualche modo controllata e senza autoritarismo.
E’ presumibile che la fibrillazione dei mercati europei, che ieri ha caratterizzato la giornata d’attesa, possa proseguire anche oggi, almeno fino a quando non si riuscirà a capire se qualche porta verrà aperta la dialogo, oppure sarà applicato l’art. 155 della Costituzione Spagnola, che autorizza il governo a revocare l’autonomia ad una regione secessionista.
Poco altro si può aggiungere. Magari l’evidenza che, per ora, i mercati hanno mostrato di distinguere la situazione spagnola da quella europea. La Borsa spagnola ieri è scesa, come ovvio, nell’attesa del discorso di Puigdemont . Le altre si sono mosse poco, oscillando vicine alla parità. Solo il nostro Ftse-Mib ha subito l’attrazione fatale al ribasso proveniente dalla Spagna. Però il calo italiano pare più attribuibile all’incertezza sul futuro in cui paiono nuovamente cadute le banche italiane, dopo il famoso documento della Vigilanza BCE sulle sofferenze, che non al contagio spagnolo.
In America gli indici hanno bellamente ignorato le vicende europee. Con un inizio euforico i principali indici (SP500, Dow Jones e Nasdaq100, ma non il Russell2000 delle small-cap) hanno ritoccato i precedenti massimi storici, per poi chiudere la seduta con calma.
Una calma che è difficilmente spiegabile, se guardiamo quel che bolle in pentola.
Le vicende coreane, che i mercati snobbano, potrebbero avere sviluppi non proprio amichevoli, dato che le basi aeree e la flotta presenti nel Pacifico sono state messe in preallarme operativo, segno di possibili imminenti risposte belliche alle eventuali provocazioni del “piccolo uomo-razzo”.
Ma anche la “mission” di Trump di varare l’attesa riforma fiscale, che tanto sta facendo sognare i mercati, pare essere in procinto di diventare “impossible”, dato che già 4 senatori repubblicani hanno annunciato che se dovesse portare un aumento del debito non la voterebbero. Ricordo che Trump al Senato può sostenere al massimo 3 defezioni tra i suoi senatori. Se sono di più la legge non passa, come hanno dimostrato i ripetuti fallimenti dei tentativi di smantellare l’Obamacare.
In Europa, con l’attenzione calamitata dalle vicende catalane, sta passando sotto silenzio un irrigidimento della Merkel sul rigore economico e sulla gestione dei rifugiati nell’Eurozona. Le serve per convincere i liberali a fare il governo, ma è destinato ad incidere sul futuro dell’Unione in senso non favorevole ai paesi cosiddetti periferici (Spagna, Italia e Portogallo, oltre, ovviamente, alla Grecia).
La forza della Germania e la difficoltà che incontra chi vuole andarsene dall’Unione Europea hanno rianimato l’euro, che, dopo aver testato con successo venerdì corso il supporto di 1,166 nel cambio EUR/USD, ha esteso il rimbalzo ed ha superato anche 1,18.
Anche al situazione dei mercati appare quindi abbastanza caotica e sospesa, come l’indipendenza catalana. Non resta che attendere sviluppi futuri.

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