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lunedì 9 ottobre 2017

Solo la geopolitica può guastare la festa

 
La prima settimana di Ottobre ha visto i mercati azionari mondiali proseguire di slancio il movimento rialzista abbastanza impetuoso avviato in estate, che pare non voler finire mai.
A differenza del mese precedente però, qualche accenno di selezione si è cominciat a vedere.
Se i mercati ritenuti più solidi hanno proseguito quello che può sembrare un’anticipazione prematura di rally di fine anno, alcune aree periferiche, come la Spagna e l’Italia, hanno risentito dei problemi specifici che le attanagliano ed hanno realizzato una settimana correttiva (Ibex -1,88%, Ftse-Mib -1,34%), distinguendosi in negativo dalla baldanza che ha caratterizzato il movimento dei mercati USA (+1,19% SP500 e +1,3% Russell2000), del tedesco Dax (+1%) e dei mercati emergenti, che hanno tutti messo a segno nuovi massimi di periodo o addirittura storici.
Questa divergenza di comportamento mette da un lato in evidenza che Spagna ed Italia rappresentano i nervi scoperti della finanza mondiale e pone questi due paesi come possibili bersagli di attacchi speculativi qualora si volesse permettere una correzione di questo duraturo movimento rialzista, magari per ripulire un po’ il mercato e prepararlo al rally di fine anno.
E’ perciò molto importante osservare come andrà a finire la partita dell’indipendenza della Catalogna. Le due parti che si fronteggiano muro contro muro (indipendentisti capitanati dal Presidente catalano Puigdemont e unionisti che parteggiano per il governo centrale di Rajoy) nel week-end hanno mantenuto le loro posizioni intransigenti, che avrebbero il naturale punto di collisione martedì prossimo, quando potrebbe essere dichiarata ufficilamente l’indipendenza dal Parlamento catalano, benchè la Corte Costituzionale spagnola ne abbia vietato la seduta. Questo evento darebbe il via ad una catena di reazioni che potrebbe essere violenta e trascinare la Spagna nel caos, dato che potrebbe essere applicato l’art. 155 della Costituzione spagnola, che permette al governo centrale di revocare i poteri autonomi della regione (tra cui la polizia locale) ed assumerli in proprio, invianado l’esercito ad occupare miltarmente la regione. Che farebbe in quel caso la polizia catalana?
Ma il potere dei soldi sta lavorando in questi giorni contro gli indipendentisti. Da un lato molte imprese e banche hanno dichiarato l’intenzione di trasferire la sede legale fuori dalla regione in caso di secessione, per non perdere i diritti garantiti dalla Spagna. D’altro lato sta venendo alla luce che, senza finanziamenti, la regione catalana andrebbe dritta verso il crack, che potrebbe essere impedito solo attraverso un prelievo forzoso dai conti dei cittadini catalani.
Questa eventualità ha prontamente animato la maggioranza silenziosa, che, toccata nei soldi, ha immediatamente ritrovato la voce. Il weekend è stato infatti impegnato da manifestazioni molto numerose, sia fuori dalla Catalogna che a Barcellona, di chi invoca una mediazione e intende magari avere maggior autonomia ma non certo lasciare la Spagna e una parte dei suoi soldi. La logica vuole che queste manifestazioni inducano a più miti consigli gli autonomisti e favoriscano un dialogo ed un incontro a metà strada delle due parti in causa. Ma non va dimenticato che la macchina dello scontro istituzionale è stata già lanciata folle velocità ed il tempo per mettere la retromarcia ormai è poco. 
E’ perciò verosimile che i mercati attendano martedì con una certa ansia.
Un altro fattore di ansia potrebbe ripresentarsi dalle parti della Corea, dove pare che il dittatore Kim stia preparando un nuovo test missilistico per questa settimana, in occasione dei festeggiamenti per l’anniversario della fondazione del partito unico al potere.
Trump è qualche giorno che lancia dichiarazioni sibilline, quasi a far intendere che la sua pazienza sta per finire ed ha più volte accennato ad una non meglio specificata “tempesta” che sarebbe in arrivo, quasi che avesse già in serbo la soluzione finale del problema “uomo-razzo”. Intanto sta litigando col Segretario di Stato Tillerson, che considera troppo morbido in politica estera, e che potrebbe essere arrivato al capolinea, e si è preso a male parole anche con il senatore Corker, presidente della commissione Esteri del Senato e potente esponente del suo partito, che teme l’avventurismo di Trump in politica estera.
La settimana potrebbe perciò riservare qualche evento geopolitica che i mercati ora non scontano.
Niente di preoccupante dovrebbe invece giungere dal fronte delle trimestrali, che in settimana riaprirà i battenti con i risultati sui bilanci del 3° trimestre. In USA saranno le grandi banche ad aprire le danze. Ma per loro se i bilanci fossero inferiori alle attese sarebbe veramente una sorpresa.

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