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venerdì 13 ottobre 2017

S&P lancia l'allarme: c'è un trend preoccupante sugli emergenti


Molte economie emergenti, in particolare la Turchia e il Sudafrica, non hanno sfruttato appieno la liquidità globale per ripulire i bilanci di stato. L'allarme arriva da S&P Global Ratings.

La panoramica

La maggior parte dei governi, infatti, ha sfruttato le favorevoli condizioni di finanziamento sui mercati per concentrarsi maggiormente sulle politiche nazionali anche perchè sono proprio quelle che evidenziano dei ritorni immediati per i politici locali.

Allo stesso modo non hanno messo mano a riforme soprattutto in ordine finanziario per stabilizzare, tra le altre cose, il proprio debito; una scelta dettata dal fatto che le condizioni economiche a livello mondiale sono ancora favorevoli per i rappresentanti del settore emergente. Ma la preoccupazione nasce nel momento in cui queste condizioni dovranno inesorabilmente cambiare, cosa che sta già accadendo sia in ottica FED e che in quella della BCE.

Il caso Turchia

La Turchia è stata recentemente protagonista di un crollo della propria divisa: nella notte tra l'8 e il 9 ottobre, infatti, si è registrato un -6% della lira contro il dollaro.

In realtà alla base di questo avvenimento ci sono le tensioni crescenti fra Ankara e Washington in quella che i giornali hanno già ribattezzato come la guerra dei visti. Il governo turco ha infatti risposto con il blocco dei visti di ingresso ai cittadini Usa dopo che Washington aveva adottato la stessa misura verso i turisti turchi in seguito all'arresto di un cittadino turco accusato di essere coinvolto nel tentato golpe del luglio 2016.
Ma la reazione della moneta turca, nella sua ampiezza, ha dimostrato una fragilità di fondo dovuta allo scenario di base che si offre: oltre alle tensioni internazionali, si aggiungono quelle interne di uno stato che molti vedono ormai come una dittatura e che deve combattere, oltre tutto, anche contro gli effetti di un'inflazione che a settembre superava l'11%.

Unica nota forse positiva, la lenta ripresa del turismo: se sono ancora lontani i 30 miliardi di dollari che arrivavano dai visitatori internazionali nel 2015, restano comunque i 1 8 miliardi registrati adesso.
Tornando alla panoramica generale, a comportarsi meglio è stato, invece, il Portogallo che ha sfruttato il suo momento di crisi e le agevolazioni di un finanziamento comodo per risolvere la maggior parte delle sue asperità, in modo da rendere la sua posizione più sostenibile e riconquistare un rating di investment grade come poi è avvenuto dopo cinque anni e mezzo di lavoro duro sula propria economia.


Fonte: News Trend Online

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