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lunedì 2 ottobre 2017

Risorgono i movimenti indipendentisti: la mappa europea

 
La consultazione per l’indipendenza catalana rischia di allargarsi oltre i confini della “messinscena”, definizione data dal primo ministro spagnolo Mariano Rajoy per invadere quelli della rivolta civile.
La situazione in Spagna
Sebbene per il momento sia ancora prematuro temere sommosse, è innegabile che la disobbedienza registrata tra le file del Mossos, la polizia locale, possa essere interpretata come un segnale particolarmente significativo, segnale che è stato colto al volo dalle altre minoranze etniche europee che da anni sognano a loro volta l’indipendenza. 
La Spagna non deve combatter solo contro le istanze dei separatisti catalani, anche se, in questi giorni sono quelle che hanno suscitato maggior clamore sull’opinione pubblica. Da anni la penisola iberica è caratterizzata, soprattutto per motivi storici, da una serie di movimenti che rivendicano autonomie a diversi livelli. Celebre è il movimento indipendentista basco ma anche la Galizia, l’Andalusia e la zona Aragonese chiedono a gran voce di veder riconosciuta la propria identità nazionale, una richiesta che, in questo caso per motivi geografici, chiama in causa anche le Canarie.
Italia
La definizione di indipendentista, però, non deve essere confusa con quella di euroscettico dal momento che, come gli Scozzesi, alcuni indipendentisti appoggiano il progetto dell’Unione. In tutto, secondo le principali statistiche, si parla di circa 40 movimenti tra separatisti, autonomisti e nazionalisti. In Italia si partì decenni fa con il progetto della “Padania libera” dei leghisti che, arrivati in Parlamento, hanno tentato di portare avanti, senza successo alcuno, la loro idea di federalismo che, nata in primis dalla Lombardia, adesso ha trovato nuovo vigore in un Veneto che, locomotiva d’Italia prima della crisi, adesso si è ridotto ad una zona emblematica di desertificazione industriale e imprenditoriale. L’isola della Sardegna, anche a causa di ovvi motivi geografici oltre che di estreme differenze linguistiche, è da tempo un’altra rappresentante dei movimenti indipendentisti di casa nostra che annoverano, sempre a proposito di isole, anche le velleità di separatismo dal sapore vagamente neoborbonico della Sicilia.  A questi si aggiungano gli esponenti Altoatesini di Suedtiroler Freiheit.
Indipendentisti europei
Allargando la visuale all’intera Europa, l’esempio più classico quanto più eclatante, è la Gran Bretagna: reduce dal successo della Brexit, che porterà Londra ad uscire dall’Unione, l’Impero ha a sua volta forti spinte separatiste incarnate dal movimento scozzese, dagli indipendentisti di Cornovaglia e Galles, fino a quelli, storicamente più sanguinosi, dell’Irlanda del Nord con il partito Sinn Fein.
Il Fronte di liberazione nazionale della Corsica fa la sua comparsa in Francia: un movimento irredentista che, recentemente, ha preferito il dialogo politico con le istituzioni ufficiali del governo di Parigi. Ma i cugini d’oltralpe devono fare i conti con la volontà di separazione espressa anche dagli abitanti della Valle dell’Occitania tra Francia e Italia e dai Bretoni. Dalla Francia al Belgio il passo è breve: gli autonomisti fiamminghi del N-Va comandano anche la politica fiamminga visto che alle ultime elezioni hanno conquistato la posizione dominante tra tutti i partiti politici, il che sta creando diverse difficoltà per la nascita di un governo stabile. Infatti sarebbe necessario, almeno in teoria, riuscire a trovare una base solida e comune che riunisca allo stesso tavolo le forse di liberali fiamminghi e francofoni ai cristiano sociali francofoni.

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