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mercoledì 11 ottobre 2017

Richard Thaler: i soldi ci fanno perdere la ragione

 
La notizia di ieri è che a Richard Thaler il teorico dell’economia comportamentale, la Behavioral economics è stato assegnato il premio Nobel all’economia.
Nel 2008 Thaler elabora con Cass Sunstein la teoria del nudge, la spinta gentile: si possono influenzare i comportamenti di masse di persone conuna forma leggera di paternalismo, senza imporre scelte dall’alto ma dosando bene le informazioni e proponendo un ventaglio di scelte accurate.
Come riporta Wall Street Italia:
Nemmeno il fresco premio Nobel dell’Economia, che è riuscito a dimostrare come le caratteristiche umane come i limiti della razionalità e le preferenze sociali influenzino le decisioni individuali e gli orientamenti dei mercati, sa spiegarsi come mai la volatilità rimanga così bassa in Borsa e come mai i mercati finanziari siano così assuefatti.
“La volatilità minuscola in Borsa è sconcertante” e pertanto rende nervoso l’economista 72enne Richard Thaler.  “Il mercato azionario che sembra dormiente – ha detto il professore premiato per i suoi studi sulla teoria comportamentale – è qualcosa che non riesco a spiegarmi e che ha colto la mia attenzione”.
Noi abbiamo la nostra spiegazione, nulla di più facile in un mercato manipolato all’inverosimile, che ignora eventi atmosferici, rischi geopolitici, stragi e economie anemiche, destinate ad una permanente “lost decade”, alimentati e controllati dalle banche centrali che possono controllare l’indice della paura, il VIX senza alcun particolare problema.
Nei prossimi mesi affronteremo nei dettagli insieme al nostro Machiavelli il sottostante del più imponente iceberg finanziario attuale, ETF e FONDI COMUNI.
Thaler ha teorizzato il concetto di “responsabilità mentale”, spiegando il modo con cui gli individui semplificano le decisioni prese in materia finanziaria creando dei casi separati nelle loro teste, concentrandosi sull’impatto di ogni decisione individuale piuttosto che sull’effetto globale.
Come ha spiegato l’accademia nelle motivazioni che l’hanno spinta a insignire Thaler del riconoscimento prestigioso, l’economista è stato anche in grado di “mostrare quanto l’avversione alle perdite può spiegare perché gli individui danno un valore maggiore a una cosa che possiedono rispetto a una che non detengono”, un fenomeno chiamato “avversione allo spossessamento”.
Noi per anni prima e durante la crisi abbiamo irriso la teoria delle aspettative razionali, una delle teorie più inutili mai apparse nel mondo dell’economia, con decine di articoli che hanno cancellato la razionalità dai mercati.
Che si parli di economia o di finanza comportamentale, sempre e comunque si indica quei particolari studi economici che aspirano ad indagare i comportamenti nell’economia e nei mercatio finanziari, attraverso la psicologia e le varie forme di comportamento individuale e sociale. In fondo la leggendaria ” Teoria dei sentimenti morali ” testo spesso ignorato dalle accademie universitarie mondiali, scritto dal padre dell’economia Adam Smith,  esplorava già i comportamenti della psicologia umana.
Come scrissi nell’ormai lontano gennaio 2007…
…l’individuo tende principalmente in situazioni di incertezza ad utilizzare informazioni che sono sostanzialmente di facile comprensione, oppure quelle che giungono da fonti che esso ritiene affidabili o corrette. La maggioranza delle informazioni vengono acquisite attraverso i canali dei media o direttamente dagli analisti senza verificarne la fondatezza, in considerazione del fatto che provengano da istituzioni od esperti supposti tali adeguando quindi i comportamenti finanziari ai segnali che giungono dall’ambiente. Talvolta particolari dati ed opinioni subiscono delle modificazioni tra un passaggio e l’altro, tipico del processo di comunicazione portando l’individuo singolo a fidarsi dei comportamenti di tipo collettivo!
Come i lettori di Icebergfinanza ben sanno, spesso amo ripetere che la follia nel singolo è un’eccezione mentre nelle masse sembra ormai diventata la regola. Ogni bolla finanziaria, ogni illusione economica nella storia è accompagnata da un movimento di massa che si “innamora” di una tendenza, assecondandola sino alla nemesi finale.
Eppure  i “profeti” delle teorie razionali, l’influenza dell’economia neoclassica ha determinato l’illusione di un mercato sempre e comunque efficiente in grado di valutare qualunque informazione sino all’idolatria del prezzo come unico indicatore affidabile della razionalità di coloro che partecipano al mercato stesso.
Le bolle speculative, sono l’essenza stessa dell’irrazionalità anche se la stessa irrazionalità non basta a spiegare i comportamenti umani. Ecco quindi che ad ondate alterne l’economia comportamentale torna negli anni ’80, assecondata dalla psicologia cognitiva di Daniel Kahneman e Amos Tversky, intenti a sviscerare l’idolatria del processo decisionale razionale economico.
Come spiegò qualche anno fa al festival dell’Economia di Trento il professor, Ellingsen, docente di economia svedese, … per molti anni gli economisti hanno tralasciato il settore dell’economia comportamentale dando praticamente carta bianca al modello predominante che è quello dell’egoista razionale. Siamo tutti egoisti razionali.
(…) La realtà è più complessa perché più complessa è la natura umana. Ecco quindi che gli economisti farebbero bene a farsi dare una mano da altri studiosi come gli psicologi e i sociologi – “che altro non sono che economisti che si sono stufati di analizzare tutto solo ed esclusivamente tenendo conto di numeri e percentuali” (…) “Per esempio ci possiamo chiedere: esiste un’inclinazione a mentire? E’ vero che, da buoni egoisti razionali, ci siamo portati ma è anche vero che poi abbiamo il senso di colpa che può risultare determinante nella scelta finale del nostro agire”. (…) La lezione di Ellingsen è stata trapuntata da tutta una serie di citazioni dei più importanti economisti di tutti i tempi – da Hobbes a Hume, da Smith a Nash, da Aumann a Becker , senza tralasciare però anche studiosi di altre discipline come Darwin o Titmuss, altrimenti l’intero suo ragionamento sarebbe stato incoerente – impossibile riportarle tutte. La più importante forse è stata quella di Hobbes che ha scritto nel suo Leviatano del 1651 che “Il desiderio di elogio predispone ad azioni lodevoli, come cercare di compiacere coloro di cui apprezziamo il giudizio”. Eccola quindi la chiave di tutto il ragionare di Ellingse: vergogna, stima, soddisfazione! Non più solo aride percentuali e numeri interpretati secondo teorie spesso in contrasto tra di loro.
E a corroborare questo credo un altro interrogativo: “L’incentivo monetario elimina il senso civico?” (…)“Mi sembra che la crisi economica attuale – ha chiesto un altro professore presente come spettatore – evidenzi chiaramente come la corruzione sia il peggiore dei cancri per lo sviluppo, anche la situazione degli Stati uniti ne è la prova”. “E’ vero ma non dimentichiamo mai che dove c’è corruzione tra i governanti c’è corruzione anche tra la popolazione. I governanti devono essere controllati da istituti che pensano al peggio, non deve esserci spazio per la corruzione”.
Quindi tornando alla nostra ” behavioural economics” ecco che la stessa viene in aiuto della teoria economica, sviluppando un dialogo profondo tra l’economia e la psicologia sociale, senza dimenticare la neurologia e la stessa antropologia culturale. In fondo la stessa etica, la responsabilità sociale d’impresa, l’economia civile e il consumo critico, non sono altro che sviluppi di un’economia alternativa influenzata dalla “teoria dei sentimenti morali” che tanto amava Adam Smith.
Per quale motivo rinnegare i sentimenti e le emozioni di un essere umano, ponendo l’economia in un ideale contenitore, intriso di matematica e razionalità: euforia o depressione, avidità o gratuità , sono comportamenti che a seconda del canale di difusione, singolo o di massa, indirizzano la storia nel solco prestabilito.
La razionalità presuppone la freddezza necessaria a non commettere un eventuale errore cognitivo, ma la storia passata e recente dimostra che la stessa fiducia può essere un errore cognitivo a seconda di dove è riposta.
La Storia ci racconta da secoli, sino dal mitico tulipano nero, che la follia nelle masse è la prassi, mentre nei singoli è un’eccezione.
Come scrive Chancellor, uno dei nostri autori preferiti…
” il resoconto di Neal sulla bolla South Sea, come la versione di Garber della mania dei tulipani, è finalizzata a sostenere la teoria moderna dell’efficienza dei mercati e della razionalità degli investitori. Nella forma più estrema, questa teoria nega l’intervento dell’irrazionalità nelle bolle speculative e sostiene che gli investitori agiscono razionalmente anche quando acquistano azioni al di sopra del loro valore di mercato nella speranza ch Autore: Andrea Mazzalai Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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