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giovedì 12 ottobre 2017

Report dei mercati



Wall Street aggiorna i record
La Borsa di New York ha chiuso la seduta in rialzo. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,18%, l'S&P 500 lo 0,18% e il Nasdaq Composite lo 0,25%. Per i tre indici si tratta della chiusura più alta di sempre.
Dai verbali dell'ultima riunione di politica monetaria della Fed è emersa la volontà della banca centrale di incrementare i tassi a dicembre (terzo aumento del 2017) nonostante la bassa inflazione.
Tra i titoli in evidenza BlackRock +1,78%. La società di investimento ha annunciato una trimestrale superiore alle attese. Nel terzo trimestre l'utile per azione adjusted si è attestato a 5,92 dollari su ricavi per 3,23 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps a 5,57 dollari su ricavi per 3,07 miliardi.
Colgate-Palmolive +2,48%. SunTrust RH ha alzato il rating sul titolo del gruppo dei beni di consumo a buy da hold.
Delta Air Lines +0,72%. La compagnia aerea ha chiuso il terzo trimestre con un utile per azione adjusted a 1,57 dollari su ricavi per 11,1 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps a 1,53 dollari su ricavi per 11 miliardi.
Micron Technology -0,88%. Il produttore di semiconduttori ha comunicato che prevede di avviare un’offerta pubblica per l’emissione di azioni ordinarie per un corrispettivo di circa 1 miliardo di dollari. Micron garantirà ai sottoscrittori un’opzione della durata di 30 giorni per acquistare titoli per ulteriori 150 milioni. Circa la metà dell’incasso verrà utilizzato per il riscatto di obbligazioni in scadenza nel 2023.
Johnson & Johnson +2,06%. Jefferies ha alzato il rating sul titolo del gruppo farmaceutico e dei beni di consumo a buy da hold.
General Electric -1,28%. Secondo JP Morgan, la conglomerata potrebbe abbassare il dividendo.
MERCATI ASIATICI
Mercati asiatici in rialzo. Il Nikkei 225 guadagna lo 0,35%
Dopo il positivo mercoledì di Wall Street (i tre principali indici hanno chiuso tutti su nuovi massimi), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza è di un ulteriore generalizzato rialzo. I verbali relativi al meeting del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Federal Reserve che si occupa di politiche monetarie) di 19-20 settembre diffusi mercoledì non hanno raffreddato le aspettative del mercato per un rialzo dei tassi Usa in dicembre, ma hanno mostrato una Fed decisamente meno “falco” di quanto fosse apparsa nella precedente riunione, con molti rappresentanti che continuano a essere preoccupati per la debolezza dell’inflazione.
Il risultato è stato un ulteriore indebolimento del dollaro (il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa Usa nei confronti delle altre dieci principali monete, è in declino per la quinta sessione consecutiva), anche se soprattutto nei confronti dell’euro, rafforzatosi anche grazie all’attenuarsi dei timori legati alle vicende catalane. Lo yen è invece in progresso dello 0,20% sul biglietto verde, ma questo non impedisce a Tokyo di continuare ad apprezzarsi e il Nikkei 225 chiude in crescita dello 0,35% (fa peggio l’indice più ampio Topix che guadagna comunque lo 0,20%), dopo che già nella precedente seduta era volato sui massimi dal 1996.
Sul fronte macroeconomico, in settembre i prezzi alla produzione nel Sol Levante sono cresciuti del 3,0% annuo, in ulteriore accelerazione rispetto al 2,9% di agosto e in linea con il consensus. Frena invece l’indice di attività del settore terziario, in declino dello 0,2% su base sequenziale in agosto contro il progresso dello 0,1% di luglio, e in crescita dello 0,6% annuo contro l’1% del mese precedente.
Sul fronte delle materie prime, il petrolio è in declino di circa mezzo punto percentuale e si avvia a chiudere a tre la striscia di guadagni consecutivi. In progresso invece dello 0,30% l’oro. A Sydney sono nette le perdite per i titoli minerari, ma il generalizzato rialzo del settore finanziario contribuisce al guadagno dello 0,39% segnato in chiusura dall’S&P/ASX 200. Se la tendenza generale della regione è positiva (come confermato dal guadagno intorno al mezzo punto percentuale dell’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, sempre sui massimi dal dicembre 2007), per le piazze cinesi l’andamento è però più altalenante.
A circa un’ora dallo stop alle contrattazioni lo Shanghai Composite perde infatti circa lo 0,30% mentre lo Shanghai Csi 300 si muove appena sopra la parità. In negativo anche lo Shenzhen Composite, in flessione dello 0,40% circa. Bene invece Hong Kong: l’Hang Seng guadagna infatti lo 0,30% (fa decisamente meglio l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China, il cui progresso è intorno all’1%). Giornata positiva anche per Seoul con una crescita di circa lo 0,60% per il Kospi.
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MERCATI EUROPEI
Borse europee poco mosse
Le principali Borse europee hanno aperto la seduta poco mosse. L'indice Stoxx Europe 600 guadagna lo 0,05%, il Dax30 di Francoforte lo 0,1%. Sotto la parità il Cac40 di Parigi (-0,1%) e il Ftse100 di Londra (-0,1%).
Il premier spagnolo Rajoy ha detto che il presidente catalano Puigdemont avrà tempo fino a lunedì (entro le 10) per fare chiarezza sulla dichiarazione d'indipendenza. Se dovesse essere confermata Puigdemont avrà tre giorni di tempo per rientrare nella legalità. Senza una marcia indietro scatterà l'articolo 155 della Costituzione con il commissariamento della Catalogna.
Qualche spunto potrebbe arrivare dall'intervento del presidente della Bce Mario Draghi al Peterson Institute di Washington.
Tra i titoli in evidenza Lufthansa +2,5%. Bernstein ha alzato il rating sul titolo della compagnia aerea a outperform da market perform.
Roche +0,2%. Secondo quanto riportato dal quotidiano elvetico HandelsZeitung, citato da Reuters, Novartis avrebbe deciso di non cedere la quota del valore di circa 14 miliardi di dollari (il 33% dei diritti di voto) nel capitale del colosso farmaceutico svizzero .
Accor -0,05%. Il board di Mantra Group, all’unanimità, ha raccomandato agli azionisti del gruppo alberghiero australiano di aderire all’Opa presentata dal colosso francese. Accor ha messo sul piatto 3,96 dollari australiani per azione in contanti, pari a una valutazione di Mantra di 1,18 miliardi (poco meno di 780 milioni di euro) e a un enterprise value di 1,25 miliardi (820 milioni di euro). Secondo i termini dell’intesa Mantra staccherà una cedola straordinaria di 23,5 centesimi prima della chiusura del deal.
JCDecaux -0,7%. HSBC ha tagliato il rating sul titolo del gruppo specializzato nella cartellonistica pubblicitaria a reduce da hold.
Sul fronte macroeconomico in Francia l'indice armonizzato dei Prezzi al Consumo e' diminuito dello 0,2% a settembre, a fronte di un calo dello 0,1% atteso dagli analisti. Rispetto ad un anno fa l'indice armonizzato e' cresciuto dell'1,1%.
APERTURA MERCATO ITALIANO
Borsa italiana in leggero calo: Ftse Mib -0,16%.
Il Ftse Mib segna -0,16%, il Ftse Italia All-Share -0,11%, il Ftse Italia Mid Cap +0,20%, il Ftse Italia Star -0,07%.
Mercati azionari europei incerti. DAX -0,1%, FTSE 100 invariato, CAC 40 -0,2%, IBEX 35 invariato.
Future sugli indici azionari americani poco sotto la parità. Le chiusure dei principali indici della seduta precedente a Wall Street: S&P 500 +0,18%, Nasdaq Composite +0,25%, Dow Jones Industrial +0,18% (nuovo massimo storico). Dai verbali della riunione del FOMC 19-20 settembre è emerso che, coerentemente con le dichiarazioni rilasciate di recente da diversi esponenti della Federal Reserve, cresce la fronda all’interno dell’istituto centrale di Washington di quanti puntano ad aspettare indicazioni rialziste dall’inflazione prima di tornare ad aumentare i tassi d’interesse.
Mercato azionario giapponese positivo, l'indice Nikkei 225 chiude a +0,35%. Borse cinesi in verde: l'indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen termina a +0,26%, l'Hang Seng di Hong Kong al momento segna +0,3% circa.
Bancari in leggero calo dopo il rally di ieri pomeriggio. L'indice Ftse Italia Banche segna -0,3% (chiusura di ieri a +1,36%). In calo Bper Banca (-1,3%), Banco BPM (-1,4%), UBI Banca (-0,6%). A far scattare gli acquisti sui titoli del comparto ieri è stato probabilmente l'annuncio della Commissione Europea di voler fare entro la primavera nuove proposte di legge sui crediti deteriorati comprendenti anche disposizioni sui livelli minimi di accantonamento per il futuro: sembra quindi profilarsi all'orizzonte uno scontro sul tema tra Commissione e BCE. L'Eurotower ha annunciato la scorsa settimana una stretta sulle coperture dei crediti deteriorati, annuncio che ha causato forti perdite per i titoli bancari.
Luxottica (-1,2%) in flessione dopo che Essilor (-1,4%) ha annunciato la nuova struttura societaria necessaria all‘integrazione con il gruppo di Leonardo Del Vecchio. L'operazione partirà a fine anno e prevede il conferimento delle attività internazionali in Essilor International, operazione che eliminerà una delle condizioni sospensive all‘apporto ad Essilor delle azioni Luxottica in mano a Delfin (la cassaforte di Del Vecchio). Successivamente, dopo il soddisfacimento delle altre condizioni sospensive, Essilor diventerà EssilorLuxottica, holding di controllo delle attività operative di Essilor International e Luxottica.
Italgas (+2,2% a 4,84) tonica in avvio grazie a Berenberg: copertura sul titolo avviata con raccomandazione buy e target a 5,30 euro.
Banca Carige (+3,3%) in ottima forma dopo i risultati preliminari dell‘operazione di liability management exercise (LME): le adesioni ammontano a 455,248 milioni di euro con percentuali tra l'80 e il 100 per cento per i vari bond oggetto dell'offerta. Considerato che le offerte di scambio contengono anche istruzioni di voto favorevole per le assemblee degli obbligazionisti che si terranno il 21 ottobre 2017 ai sensi della consent solicitation, la banca ligure ritiene che le assemblee raggiungeranno il quorum costitutivo e le relative delibere straordinarie saranno approvate in ciascuna assemblea in prima convocazione.
Molto bene in avvio di seduta ERG (+3,2%) in vista di importanti operazioni. Ieri Reuters ha riferito che secondo alcune fonti sono state avviate trattative in esclusiva con API per la cessione della rete di distributori TotalErg, joint venture con il colosso francese Total. L'operazione di vendita è stata varate oltre un anno fa con l'incarico a HSBC e Rothschild, ma sono state incontrate serie difficoltà a trovare un compratore in quanto si teme che, con il progressivo sviluppo del mercato delle auto elettriche, il business della distribuzione di carburanti sia destinato a diventare meno profittevole.
TotalErg, il cui valore è stimato in oltre 600 milioni di euro, conta su una rete di 2600 stazioni (l'11% del mercato) e sul 25% della raffineria Sarpom controllata da Esso (ExxonMobil): questo ultimo asset dovrebbe restare fuori dall'accordo. Anche API può contare su 2600 distributori e acquisendo quelli di TotalErg diverrebbe leader di mercato davanti a Eni e Kuwait Petroleum International. Sempre secondo le fonti, UniCredit e UBI Banca potrebbero intervenire finanziando API.
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TITOLI DEL GIORNO
Sottotono ieri Intesa Sanpaolo (-0,07% a 2,89 euro) in scia alla decisione di JP Morgan di peggiorare la raccomandazione sul titolo da overweight a neutral e di ridurre il target da 3,40 a 3,10 euro. Secondo quanto riportato dal quotidiano MF, ieri sarebbero arrivate le offerte vincolanti per un portafoglio di crediti deteriorati (npl) da 600 milioni di euro di Intesa Sanpaolo. Per il progetto “Sherazade”, crediti unsecured in gran parte derivanti operazioni di credito al consumo e cessione del quinto, sarebbero a confronto le proposte di Mediobanca da un lato e del gruppo norvegese Lindorff dall’altro. Nella seduta di mercoledì il titolo ha violato al ribasso la trend line disegnata dai minimi di marzo, a 2,90 circa, accelerando al ribasso fino a 2,84 euro. Sarà ora fondamentale osservare il comportamento dei prezzi nel caso di un test del supporto strategico in area 2,78/ 2,80, minimi di settembre e punto di passaggio della media mobile a 100 giorni. Discese sotto questo riferimento farebbero temere un’estensione del ribasso scaturito dal mancato superamento della soglia psicologica dei 3 euro verso 2,692 euro, lato alto del gap rialzista del 26 giugno, poi fino a 2,638 euro per la sua ricopertura. Al contrario, se area 2,80 riuscisse a contenere la recente debolezza verrebbe confermato il quadro grafico rialzista che potrebbe così riprendere il cammino oltre i 3 euro per obiettivi a 3,0860, gap di inizio 2016, e più in alto a 3,15 circa.
Seduta difficile mercoledì per Saipem che dimentica rapidamente la buona performance della seduta precedente in scia all'annuncio dell'acquisizione di due commesse in Cile e Messico per un controvalore complessivo di 350 milioni di dollari. Mercoledì è arrivata la mannaia di Goldman Sachs: gli analisti della prestigiosa investment bank americana Goldman Sachs hanno peggiorato la raccomandazione su Saipem da buy a neutral e ridotto il target da 4,90 a 3,90 euro. Le quotazioni sono scese fino a quota 3,506 dopo avere terminato il giorno prima a 3,646 euro. Il titolo ha disegnato nelle ultime due settimane una fase laterale con lato alto in area 3,70, a contatto con il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di aprile, una resistenza che per il momento ha contenuto gli attacchi dei rialzisti. Il 50% di ritracciamento viene considerato il livello che discrimina tra un movimento solo correttivo e un a vera e propria inversione di trend: la mancata rottura di area 3,70 costringe a considerare ancora possibile l'ipotesi che la reazione delle ultime settimane sia stato un fenomeno temporaneo e che il trend ribassista, ancora in forze, sia destinato a riprendere per portarsi anche al di sotto dei minimi di agosto a 2,942 euro. Solo oltre area 3,70 lo scenario rialzista acquisterebbe credibilità e sarebbe possibile il test di 3,85 e 4,09, rispettivamente minimo e massimo di maggio. Sotto i 3,50 euro invece atteso il test di 3,35, area di transito della media mobile a 50 giorni, e di 2,98, base del gap rialzista del 31 agosto.
Importanti novità per ERG potrebbero essere alle porte. Ieri Reuters ha riferito che secondo alcune fonti sono state avviate trattative in esclusiva con API per la cessione della rete di distributori TotalErg, joint venture con il colosso francese Total. L'operazione di vendita è stata avviata oltre un anno fa con l'incarico a HSBC e Rothschild ma sono state incontrate serie difficoltà a trovare un compratore in quanto si teme che, con il progressivo sviluppo del mercato delle auto elettriche, il business della distribuzione di carburanti sia destinato a diventare meno profittevole. TotalErg, il cui valore è stimato in oltre 600 milioni di euro, conta su una rete di 2600 stazioni (l'11% del mercato) e sul 25% della raffineria Sarpom controllata da Esso (ExxonMobil): questo ultimo asset dovrebbe restare fuori dall'accordo. Anche API può contare su 2600 distributori e acquisendo quell i di TotalErg diverrebbe leader di mercato davanti a Eni e Kuwait Petroleum International. Sempre secondo le fonti, UniCredit e UBI Banca potrebbero intervenire finanziando API. L'analisi del grafico di ERG evidenzia il solido movimento rialzista partito a fine 2016 e la pausa delle ultime settimane. Una perentoria vittoria oltre 13,70/13,75 euro riattiverebbe il rally in direzione del picco del 2008 a 15,40 circa, con obiettivo intermedio a 14,25, lato alto del canale che conduce il rialzo. Discese sotto 13,30 favorirebbero invece una correzione verso i supporti statici e dinamici a 12,80/12,70.
DATI MACRO ATTESI

Giovedì 12 Ottobre 2017

01:01 GB Indice RICS (prezzi abitazioni) set;
01:50 GIA Indice prezzi alla produzione set;
06:30 GIA Indice attività settore terziario ago;
08:45 FRA Inflazione finale set;
12:00 EUR Produzione industriale ago;
14:30 USA Indice prezzi alla produzione set;
14:30 USA Richieste settimanali sussidi disoccupazione;
16:15 USA Intervento Draghi (BCE);
17:00 USA Scorte settimanali petrolio e derivati (EIA).
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HEADLINES
Giappone: crescita prezzi produzione accelera al 3,0% annuo
Secondo quanto comunicato dalla Bank of Japan (BoJ), in settembre i prezzi alla produzione nel Sol Levante sono cresciuti del 3,0% annuo, in ulteriore accelerazione rispetto al 2,9% di agosto (2,6% in luglio e 2,2% in giugno) e in linea con il consensus. Su base sequenziale, invece, la lettura è stata di un incremento dello 0,2% contro la lettura invariata di agosto (0,3% il progresso di luglio) e anche in questo caso in linea con le attese degli economisti.
Giappone: indice terziario cresce dello 0,6% annuo in agosto
Secondo quanto comunicato dal ministero nipponico di Economia, Commercio e Industria, in Giappone l’indice di attività del settore terziario ha segnato un declino dello 0,2% su base sequenziale in agosto contro il progresso dello 0,1% di luglio (e il calo dello 0,2% segnato anche in giugno) e del consensus. Su base annuale l’indice ha rallentato ulteriormente la crescita allo 0,6% dall’1% di luglio (1,1% in giugno).
Germania: alzata stima crescita Pil 2017 dall’1,5% al 2%
Il ministero dell’Economia di Berlino ha migliorato mercoledì la previsione di crescita del Pil della Germania nel 2017 al 2,0% dall’1,5% stimato in precedenza. Alzata parimenti dall’1,6% all’1,9% la stima relativa al prossimo anno. L’export è atteso a un incremento nell’intero anno del 3,5% e del 4% nel 2018.
Petrolio: Eia alza stime prezzo e output Usa per 2017 e 2018
La U.S. Energy Information Administration (Eia) mercoledì ha alzato le stime di prezzo di West Texas Intermediate (Wti) e Brent per quest’anno e il prossimo e migliorato l’outlook relativo alla produzione di greggio in Usa nel 2018. L’ente di Washington, nel suo rapporto mensile, ha alzato dell’1,7% rispetto alle stime di settembre la previsione del prezzo medio del Wti quest’anno a 49,69 dollari il barile e del 2% a 50,57 dollari per il prossimo. Per il Brent l’outlook è invece stato aumentato del 2,7% a 52,43 dollari il barile per il 2017 e del 4,8% a 54,07 dollari per il 2018. Sul fronte della produzione, l’Eia ha rivisto da 9,24 a 9,25 milioni di barili di petrolio al giorno l’output Usa quest’anno e da 9,84 a 9,92 milioni quello del 2018.
Fomc: dai verbali emergono dubbi su rialzo tassi in dicembre
Come per altro emerso dalle dichiarazioni rilasciate di recente da diversi esponenti della Federal Reserve (Fed), cresce la fronda all’interno dell’istituto centrale di Washington di quanti puntano ad aspettare indicazioni rialziste dall’inflazione prima di tornare ad aumentare i tassi d’interesse. E questo è quanto viene fuori anche dai verbali relativi al meeting del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Fed che si occupa di politiche monetarie) di 19-20 settembre. Alcuni membri del Fomc sostengono ch sarebbe un errore attendere di raggiungere il target d’inflazione della Fed al 2% prima di decidere per un nuovo rialzo dei tassi, ma altri continuano a predicare “pazienza”, mettendo in dubbio che la misura possa concretizzarsi davvero nel meeting del Fomc di dicembre com’era ampiamente atteso dal mercato. Probabilmente, però, tutto si decider à sulla base dei dati macroeconomici in uscita in ottobre e novembre, che potrebbero convincere anche i più prudenti. Nei verbali, per altro, si conclude che in molti continuano a considerare “che le pressioni cicliche associate a un mercato del lavoro più serrato o a un’economia che funziona al di sopra del suo potenziale probabilmente si concretizzeranno in un’inflazione più alta nel medio termine”. “Inoltre - si legge ancora nei verbali del Fomc - in molti giudicano che almeno una parte della debolezza dell’inflazione quest’anno sia il risultato di fattori idiosincratici o temporanei, e quindi i loro effetti potrebbero svanire nel tempo”.
Per Evans (Fomc) rialzo dei tassi in dicembre non è scontato
Secondo Charles Evans, presidente della Federal Reserve (Fed) di Chicago, non è scontato un rialzo dei tassi d’interesse Usa nel meeting del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Fed che si occupa di politiche monetarie) di 12-13 dicembre. “C’è spazio ancora quest’anno per una discussione sincera se sia il momento giusto per aumentare i tassi”, ha dichiarato parlando mercoledì a una conferenza organizzata a Zurigo da Bloomberg. “Lo stato dell’economia è abbastanza solido, la disoccupazione bassa, il mercato del lavoro buono”, ha sottolineato Evans, quest’anno membro votante del Fomc. “Ha senso continuare una politica graduale di aumenti mentre valutiamo se l’inflazione sta per raggiungere l’obiettivo del 2%”, ha aggiunto
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