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lunedì 16 ottobre 2017

Oltre il terremoto, la burocrazia


Il commissario straordinario per la ricostruzione post-sismica ha emanato un’ordinanza sulla partecipazione che è una sequela di disposizioni formalistiche e burocratiche. In nome dell’efficienza. Ma ascoltare le idee dei cittadini non provoca ritardi.

L’ultima ordinanza di Errani

Nell’ultimo giorno del suo mandato, il commissario straordinario per la ricostruzione post-sismica, Vasco Errani, ha emanato l’ordinanza n.
36 dell’8 settembre 2017 sulla partecipazione dei cittadini alle scelte che riguarderanno i loro territori.
Un anno prima, infatti, la legge (decreto legge 17 ottobre 2016, n. 189) aveva stabilito che gli interventi avrebbero dovuto essere disposti “assicurando un ampio coinvolgimento delle popolazioni interessate” (articolo 11, comma 1).

Ma il saggio proposito è stato completamente smantellato dal commissario straordinario. L’ordinanza è una sequela di disposizioni formalistiche e burocratiche che invece di favorire la partecipazione, la inibiscono. Cittadini e gruppi possono formulare proposte, ma solo entro 45 giorni della perimetrazione dei siti e devono inviarle esclusivamente per via telematica (articolo 3), una disposizione che, trattandosi per lo più di borghi di poche anime, appare quanto meno strana.

Possono formulare osservazioni sui piani urbanistici e ambientali dei comuni, ma solo entro 10 giorni dalla loro adozione, che scendono a 7 se si tratta di osservazioni alle contro-decisioni della commissione permanente (articolo 4). A loro volta, i comitati istituzionali dovranno emanare entro 60 giorni un regolamento sulle modalità di partecipazione dei cittadini e, se non lo faranno (e possiamo facilmente prevedere che non lo faranno), dovranno provvedere le regioni nei successivi 45 giorni (articolo 2).
Queste norme si basano su meccanismi tradizionalissimi e notissimi per la loro totale inefficienza: forma esclusivamente scritta, partecipazione individuale, nessun contatto diretto (per carità), nessun confronto né dialogo, termini perentori, attribuzione di diritti astratti (non importa se saranno esercitati o no) invece di opportunità concrete.

L’ordinanza reca il titolo: “Disciplina della partecipazione”. Ma si devono disciplinare fenomeni che sono esuberanti, incontrollati, eccessivi; non i fenomeni, come la partecipazione, che sono fragili e richiedono cura e sostegno.

Chi provoca i ritardi nella ricostruzione

Si sarebbe potuto procedere diversamente? Certamente sì.
Vasco Errani avrebbe potuto, per esempio, imitare quello che aveva fatto, nel 2010, la sua regione che, con una legge sulla partecipazione, aveva disposto di sostenere e co-finanziare progetti proposti da comuni, associazioni o gruppi di cittadini. Basandosi su questo modello o su quello adottato qualche anno prima dalla regione Toscana, e poi rivisto nel 2013, il commissario straordinario avrebbe potuto invitare comuni, associazioni, fondazioni, agenzie pubbliche o scuole a predisporre progetti partecipativi nei diversi comuni, impegnandosi a sostenerli.

Avrebbe potuto chiamare a raccolta le competenze di facilitatori, mediatori e esperti di partecipazione (che in Italia sono notevoli) per sperimentare qualcosa di nuovo e di vario.
Le scelte di ricostruzione post-sismica meriterebbero di essere meditate con le popolazioni interessate, non mediante l’attribuzione di diritti astratti, ma mediante l’effettivo coinvolgimento; non mediante la formulazione di osservazioni individuali e scritte, ma mediante il confronto ragionato e la gestione dei conflitti che inevitabilmente emergono in qualsiasi comunità su temi così importanti, non mediante regole uniformi come quelle previste dall’ordinanza, ma lasciando a ciascun contesto locale la possibilità di cercare la propria strada.
La motivazione di questo disciplinamento, del tutto controproducente ai fini della partecipazione dei cittadini, è adombrata nella premessa, dove si dice che la regolazione delle modalità di partecipazione della popolazione deve tener conto della “necessità di assicurare, in ogni caso, la massima celerità, efficacia ed efficienza degli interventi”.
Certamente, l’esigenza di una ricostruzione rapida è un’evidente priorità, ma non sono i processi partecipativi che la rallentano, dal momento che sono brevi, strutturati e di durata prevedibile.

Nuocciono molto di più gli scontri sordi tra istituzioni, imprese, cordate politico-affaristiche, i conflitti di competenze, la difficoltà di districarsi nel ginepraio delle norme che si accumulano senza sosta. D’altronde, l’idea di non dover disturbare il manovratore impegnato in scelte strategiche appare assai curiosa.
Se avesse voluto tranquillizzarsi, il commissario straordinario avrebbe potuto dare un’occhiata al rapporto finale redatto Chiara Pignaris sul dibattito pubblico che si è appena concluso a Gavorrano, sulle colline metallifere toscane, in cui una comunità attraversata da idee e interessi contrapposti ha lavorato per tre mesi su una scelta ambientale controversa.
Tutti ci lamentiamo che l’Italia è soffocata dalla burocrazia, ma curiosamente nessuno fa niente perché i nuovi provvedimenti che vengono alla luce non continuino a alimentarla in modo perverso.
Di Luigi Bobbio
Autore: La Voce Fonte: News Trend Online

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