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martedì 31 ottobre 2017

Moderato nervosismo sui mercati in quest’inizio settimana


Moderato nervosismo sui mercati in quest’inizio settimana, dopo l’euforia della chiusura della scorsa.
Nel week end, una grossa manifestazione anti separatista a Barcellona ha dato l’impressione che le view di Puigdemont non siano poi cosi popolari tra la  popolazione catalana.
Un sondaggio di El Mundo ha indicato che gli indipendentisti sono solo un inezia avanti all’opposizione (43.4% vs 42.5%) mentre un’altro di El Pais mostra che il 55% era contrario alla dichiarazione di indipendenza. In giornata sembra che il take over delle istituzioni catalane sia avvenuto senza grossi problemi e Puigdemont nel frattempo è  in Belgio, secondo alcuni media in cerca di asilo.

Queste news hanno attenuato un po’ le tensioni sui mercati.
Per il resto,  da Washington sono rimbalzate nuove indiscrezioni che Powell sarebbe il prescelto di Trump,  mentre oggi ci sarebbero stati i primi rinvii a giudizio per il Russiagate, il che ha levato un po’ di supporto al $ e ai tassi US.
La  seduta  asiatica non ha avuto però l’andamento positivo che ci si poteva attendere dopo un record a Wall Street venerdi, e dollaro e tassi US deboli.

Apparentemente è colpa dei mercati cinesi, che hanno avuto una seduta volatile (Shanghai è arrivata a perdere l’1.7% prima di un rimbalzo finale che le ha permesso di contenere le perdite).
Come catalyst, è stata indicata la  fiammata dei rendimenti, con il 5 anni giunto a ridosso del 4%, dopo un asta con poca domanda.
Il movimento di oggi, che vede nuovamente la curva cinese invertirsi tra 5 e 10 anni, costituisce il culmine di una fase di marcato rialzo (vedi grafico) e ha alimentato timori che le  autorità  inaspriscano la politica monetaria.
In generale, il sospetto è che, passato il Plenum, il venir meno dell’interesse, da parte delle autorità, a tenere supportati il ciclo e i mercati dia luogo a prese di beneficio e una fase di volatilità.

Non è improbabile.
La seduta europea ha in effetti ammortizzato la moderata risk aversion proveniente dall’Asia. L’azionario si trova ancora sotto l’effetto  ECB, e le news spagnole e l’upgrade dell’ Italia a opera di S&P venerdi sera a mercati chiusi hanno contribuito a supportare il sentiment negli asset periferici.  Il rimbalzo dell’€ nei confronti del $ è stato frenato dalla crescente percezione, via via  che i dati regionali venivano pubblicati, che l’inflazione tedesca di settembre avrebbe deluso (circostanza confermata all’uscita dei dati ufficiali alle 14).
Sul fronte US, poche sorprese dall’atteso PCE deflator di settembre , che ha confermato le attese sia su headline (+0.2% a 1.6%) che su core (invariato a 1.3%), cosi come da income  e spending per lo stesso mese,  che si confermano robusti.

Forte la Dallas Fed manufacturing survey di ottobre: vedremo i più importanti ISM manufacturing e composite in uscita in settimana, ma il quadro resta di accelerazione.
Ci ha pensato Washington a mantenere il mood incerto:
  • come anticipato nel week  end Mueller ha fatto partire le  prime incriminazioni, e appare che le accuse vadano oltre le influenze sull’elezione, visto che si parla per  Manafort di cospirazione e riciclaggio.
  • Sono comparse indiscrezioni secondo cui la bozza di taglio alle tasse su cui si lavora alla Camera prevederebbe una riduzione graduale dell’aliquota corporate di 3 punti percentuali l’anno fino per 5 anni.

    Se cosi fosse, l’effetto,  pur positivo,  sarebbe assai più stemperato nel tempo.
Cosi dollaro e tassi US hanno marginalmente accentuato la tendenza a correggere, e  Wall Street restituisce al momento parte dei guadagni di venerdi, nonostante il Nasdaq continui a fungere da traino.
La forza della  periferia e la  riluttanza dell’€ a seguire gli  altri cross hanno preservato la modesta performance positiva in aggregato dei mercati eurozone (meno Londra che teme un possibile rialzo dei tassi BOE giovedi).

Spettacolare performance per i bonds periferici, con quello  del BTP che piomba sotto 150 vs bund.
In settimana gli appuntamenti rilevanti, tra certi e probabili, sono parecchi:
  • Domani abbiamo la Bank of Japan.  i PMI in Cina.
  • Mercoledi in US abbiamo il FOMC (di scarso interesse peraltro visto che nessuna azione è prevista) e l’ISM manufacturing di ottobre.
  • Giovedi abbiamo la BOE e le revisioni dei PMI eurozone (con dettaglio Italia e Spagna).
  • Venerdi abbiamo in US il labour market report US di ottobre (rimbalzo post uragani?).
Inoltre in settimana dovremmo sapere chi sarà il Presidente FED da febbraio in poi (ci crederò quando lo vedo),  le bozze del piano fiscale US, ed  eventualmente maggiore chiarezza in Spagna.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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