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venerdì 27 ottobre 2017

L’ECB delivera il più cauto dei tapering


Il “Super Giovedi” è  iniziato con un tono in certo  in Asia.
Con la carne al fuoco oggi (ECB, Budget US, Showdown Spagna –  Catalonia, più  le  trimestrali di  Amazon, Google e Microsoft), gli indici non hanno trovato una direzione univoca.
Naturalmente anche il calo dei mercati occidentali ieri (per Wall Street il -0.47% rappresenta la peggior seduta dal 5 Settembre) ha contribuito a opacizzare il sentiment.
Stabile  Tokyo, gli indici locali cinesi hanno continuato a giovarsi dell’outcome del Plenum, segnando i massimi da 22 mesi.

Aria diversa a  Hong Kong e sulle H-shares,  ancora penalizzate dall’immobiliare. Tra gli altri indici, male Seul e bene Mumbai.
Cancellata la conferenza stampa di Puigdemont alle 9,  i mercati europei hanno avuto  da ammazzare il tempo fino alle 13.45. Stabile l’azionario, il termometro del nervosismo è stato l’€ che, complice il generale calo dei rendimenti favorito dalla risk aversion di ieri,  ha aggiunto qualcosa al recupero, consolidando  sopra 1.18 in un range stretto.
Alle 13.45 l’annuncio delle misure.
L’ECB ha confermato quanto lasciato trasparire ad arte nelle scorse settimane: a far data da gennaio gli acquisti vengono ridotti a 30 bln al  mese,  per un periodo di 9 mesi,  fino a settembre 2018.

A indorare ulteriormente la pillola, è stata mantenuta la  guidance sugli acquisti (sono pronti ad aumentarli in caso di deterioramento del quadro), quella sui tassi (resteranno a questo  livello fino a “ben oltre” il termine del QE), e  sui reinvestimenti (continueranno per un periodo esteso dopo la fine degli acquisti netti di asset).
La reazione del mercato (€ giu, bonds europei ed azionario US) ha riflesso sia l’assenza di una sorpresa negativa, che l’estrema dovishness dei dettagli sopracitati.
Nello statement, la forza del  quadro macro ha ottenuto ampio riconoscimento, ma si è sottolineato che il quadro inflattivo deve dare ancora convincenti segnali di un trend rialzista sostenibile.

La  ricalibazione del QE è stata giustificata dalla crescente convinzione del Governing Council che la ripresa consentirà un ritorno dell’inflazione al  target, ma si è chiarito che l’economia richiede ancora un elevato grado di espansività  della politica monetaria.  Nel QE, tra i vari chiarimenti (e i NON-chiarimenti, come alla domanda su cosa si intende per “well past”) ha trovato posto un ultima  pennellata  dovish: gli acquisti non saranno interrotti “all’improvviso”.

Ciò lascia intendere che che allo scadere dei 9 mesi vi sarà un’ulteriore estensione (o almeno cosi ha inteso  il mercato).
Calendario alla mano,  contando che le  misure illustrate oggi terminano a settembre 2018,  immaginando una proroga di almeno 6 mesi a passo ridotto che ci porti a marzo 2019, e  attribuendo un minimo sindacale di 6 mesi alla locuzione “well past”, si colloca il  primo rialzo dei tassi europei non prima dell’ultimo trimestre del 2019, a 2 anni data.

Extraordinary extended period, indeed.
In generale una performance estremamente cauta,  in cui l’unica mini scossa si è avuta quando Draghi ha ammesso che le  decisioni sono avvenute a maggioranza, a tratti ampia (ma non all’unanimità).
Il “dovish taper” è stato magistralmente ottenuto anticipando al mercato la  sostanza (30×9)nelle scorse settimane, per poi sorprenderlo con i dettagli su guidance, open end etc.
A fronte di un tapering cosi “lieve”,  gli asset hanno reagito con forza.

I bonds europei hanno proseguito il recupero, chiudendo con significativi cali dei rendimenti, e una tendenza degli spread periferici a stringersi. L’€ ha perso totalmente il  supporto goduto nel run up verso  il meeting, e a fine seduta lascia giù oltre un punto percentuale vs $.  E l’azionario continentale ha reagito con entusiasmo alla prospettiva di una  politica monetaria ultra espansiva ancora a lungo, corredata da un € in marcato calo.
Al movimento ha giovato anche l’approvazione,  da parte della House of Representatives US, del progetto di budget, contenente i tagli alle tasse,  votato giorni fa da Senato US.

In questo modo, il Budget al Senato non necessiterà di una maggioranza qualificata, ma basteranno 50 voti. Certo, considerando che nel voto alla Camera oggi Trump se ne è persi 20 (il voto è terminato 216-212 con 20 Repubblicani che hanno votato coi Democratici contro  il progetto), non è affatto detto che ciò basti.
In ogni caso l’approvazione fa risparmiare 2 settimane (necessarie per la riconciliazione) e mostra la  determinazione dei Repubblicani a ottenere il  taglio alle tasse .
In Catalonia regna il  caos,  invece.
Puigdemont sembra stretto tra il pugno duro di Madrid e l’intransigenza degli Indipendentisti.

Apparentemente era intenzionato a indire nuove elezioni ma non ha ottenuto le  garanzie da Rajoy di stop alle misure. Era pronto a ritirare la richiesta di indipendenza ma i separatisti lo hanno fermato. Sembra ormai all’angolo.
Sul fronte tecnico, importanti sviluppi sui cambi. La discesa dell’€ ha prodotto la  rottura simultanea delle neckline dei 2 testa e spalle illustrati i giorni scorsi, quello rialzista sul  dollar index e quello ribassista sull’€ (ammesso che il cross chiuda sotto 1.17).
Pendente conferma con follow through domani, sul  Dollar index il quadro proietta un paio di figure di salita come primo target, mentre sull’€ ne abbiamo poco meno di 3 di discesa, in area 1.14.

La permanenza del 10 anni treasury sopra 2.40% è un fattore a favore.  Oggi lo spread col bund 10 anni ha superato 200 per la  prima volta da  aprile.
Per l’Eurostoxx, l’esuberante price action odierna cancella la candela negativa di ieri, e proietta un tentativo di breakout.
Ma il fatto che appena ieri parlavamo di rottura ribassista da confermare, la presenza del massimo di maggio in area 3660 a fare da resistenza e la  scarsa vena di Wall Street danno una nota di cautela.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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