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mercoledì 18 ottobre 2017

Le Banche Centrali tornano protagoniste sui mercati


Si ripete il copione, forse fin troppo visto, delle Borse caute in avvio di seduta: venti minuti prima delle 11 i listini procedono con un Cac 40 a 0,16%, Ftse 100 a 0,24%, Dax a 0,18% e Ftse Mib in controtendenza a -1,17%

L'attenzione dei mercati  

Il focus per i mercati tornano ad essere le banche centrali e il responso del Beige Book, il report che tasta il polso dell'economia statunitense e che potrà permettere di fare un pochino di luce in più sulle prossime mosse della Federal Reserve.

In Europa, invece, l'attesa è per le parole di Mario Draghi, governatore della Bce, che in occasione della conferenza sulle riforme strutturali in Europa potrebbe indicare la direzione che presto prenderà la politica monetaria del Vecchio Continente o, per lo meno, dare qualche indizio.
Nel meeting Bce previsto per il 25-26 ottobre gli analisti parlano di una pressione dei falchi che potrebbero far pendere la bilancia verso una graduale uscita dal Quantitative Easing che comincerebbe da gennaio; proprio i falchi, capeggiati ovviamente dallo storico esponente della Bundesbank Jens Weidman papabile successore di Draghi, chiedono al numero uno della Bce di tagliare gli acquisti a 30 miliardi dagli attuali 60 già da gennaio, in modo da imprimere un rally alla manovra di uscita che a settembre verrebbe così conclusa.Osservato speciale in questo caso è il cambio euro/dollaro direttamente investito dalle parole del governatore soprattutto vista le recente debolezza della moneta unica dopo le elezioni in Austria (con l'affermarsi della destra) e il referendum in Catalogna (con le tensioni tra Madrid e Barcellona che registreranno la svolta definitiva domani con la scadenza del secondo ultimatum imposto al governo catalano).

I timori per l'Europa

Proprio a causa degli ultimi focolai di indipendentismo e di euroscetticismo la prevista, possibile ricalibratura del Quantitative Easing è messa in secondo piano stando alle previsioni degli analisti che parlano di un discorso del governatore incentrato, appunto, sulle necessità politiche dell'Unione.

Da tempo, infatti, da Francoforte arrivano moniti ai vari governi affinchè non si affidino troppo ai vantaggi offerti da una serie di allentamenti monetari la cui fine sembrerebbe ormai prossima a livello internazionale, nonostante le varie scadenze previste dalle singole banche centrali. Un esempio arriva proprio dal panorama anglosassone in generale con la Fed già incamminata verso questa direzione e la BoE che deve combattere con una sterlina sotto pressione per le incertezze derivanti sui vari stalli che di volta in volta di presentano nelle trattative e un'inflazione che in Gran Bretagna ha raggiunto il 3% a settembre a causa soprattutto dei rincari di alimentari e trasporti, un argomento più che convincente per i responsabili della BoE che si troveranno a dover prendere una decisione definitiva il mese prossimo e che potrebbe riguardare proprio l'aumento dei tassi di interesse.

La conerma di un board orientato verso questa direzione arriva proprio dal governatore Mark Carney secondo cui un'inflazione oltre il 3% in ottobre è plausibile e che, quindi un aumento dei tassi di interesse nei prossimi mesi potrebbe essere "opportuno". Da parte sua Draghi, pur confermando, forse più per motivi politici, la necessità di riforme nei singoli paesi proprio per evitare che questi si affidino ad un QE che non potrà essere infinito, non può nemmeno evitare di constatare come, a differenza di Londra, il Vecchio Continente continua a languire sul fronte del costo della vita.

Nelle sue ultime dichiarazioni rilasciate l'altro ieri, Draghi ha confermato che la crescita in Europa c'è ma c'è anche la consapevolezza di salari e inflazione che saliranno lentamente proprio a causa di cambiamenti strutturali alla base dell'inflazione. 
Fonte: News Trend Online

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