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martedì 31 ottobre 2017

Inflazione: ennesima pietra tombale!

Prosegue inesorabile la nemesi della deflazione da debiti, mettendo l’ennesima pietra tombale sulle aspettative e speranze di un manipolo di ignoranti travestiti da banchieri centrali.
Solo un esempio di come ormai l’informazione finanziaria è a livelli infimi…
A settembre gli americani hanno continuato a spendere più del previsto e i loro redditi sono aumentati come da attese.
Il dato, che mostra una crescita costante, potrà dare sostegno all’economia nei prossimi mesi. Secondo quanto riportato dal dipartimento del Commercio, le spese per consumi sono salite dello 1%, sopra le aspettative per un +0,8%. Ad agosto il dato era aumentato dello 0,1% (invariato dalla prima stima).

I redditi personali sono cresciuti dello 0,4%, come previsto, dopo il +0,2% del mese precedente (invariato dalla prima stima). Il tasso di risparmio a settembre si è attestato al 3,1%, minimo del 2007.
La misura preferita dalla Federal Reserve per calcolare l’inflazione, il dato Pce (personal consumption expenditures price index), è cresciuta dello 0,4% a settembre su base mensile (oltre le stime per un +0,1%); su base annuale, ovvero rispetto al settembre 2016, è salita dell’1,6%, sotto il 2% considerato ottimale dalla Federal Reserve.

La componente “core” del dato, depurata dagli elementi volatili, è salita dello 0,1% su base mensile e dell’1,3% su base annuale. (America24)
Primo il livello del tasso di risparmio è un pessimo segnale, secondo non è vero che la misura preferita dalla Fed è salita del 0,4 % ma solo del 0,1 % perchè la Fed guarda al dato core, ovvero quello depurato dalle compenenti volatili, energia e alimenti, terzo non c’è alcun miglioramento nei redditi.
E’ abbastanza chiaro il grafico è serve anche un disegnino?
Come scritto prima, i consumi crescono, non per l’aumento dei redditi, ma perché il consumatore americano, sta mettendo mano ai suoi risparmi, raschiando il fondo del barile, la misura preferita dalla Fed il CORE CPE sale di un miserabile 0,1% per il quinto mese consecutivo, GAME OVER!
E con questa noi abbiamo vinto l’ennesima scommessa, unici a dire dall’inizio che l’amministrazione Trump avrebbe fallito, decine e decine di analisi empiriche e storiche, attraverso il nostro Machiavelli, ora vediamo che succede nelle indagini giudiziarie, ma nelle elezioni di medio termine, il prossimo anno, l’era Trump si chiuderà per sempre.
Non solo, quando questa bolla, questa inflazione da asset scoppierà, assisterete ad uno tsunami di deflazione che sommergerà l’intera economia mondiale…
Povero Mario, io lo capisco, non deve essere facile accettare il fallimento, anche in Europa, l’inflazione non esiste più, e pensare che Draghi e la BCE hanno un unico compito, quello di preservare la stabilità dei prezzi e non ci riescono, nonostante la più imponente dose di stimoli monetari e fiscali della storia, un fallimento totale…
(…)I prezzi, secondo la stima preliminare pubblicata da Destatis, hanno fatto segnare a ottobre un aumento tendenziale dell’1,6% dall’1,8% rilevato a settembre.

Il dato è inferiore alle stime degli analisti (1,7%). Su base mensile i prezzi sono stimati sostanzialmente invariati contro lo 0,1% precedente ed atteso. L’inflazione armonizzata ha riportato una frenata analoga, registrando un rallentamento all’1,5% su anno (era all’1,8 a settembre ed era stimata all’1,7%), mentre ha registrato un -0,1% su mese (precedente invariata ed era attesa a +0,1%).
Anche nei dati relativi al terzo trimestre amplificati solo dall’accumulo delle scorte, i redditi sono in costante decellerazione.
Le banche centrali vi dicono da sei anni che il basso livello di inflazione è transitorio, si transitorio come il loro posto di lavoro, alla fine anche la Yellen e Draghi se ne andranno, più transitori di così si muore.
A proposito di Fed, il dollaro è sempre li, ma sembra che i tesorucci si stiano riprendendo , chissà perchè…
T-Bond: prosegue il rally, Powell in pole per vertice Fed Anche per il New York Times, Jerome Powell sarà il prossimo governatore della Federal Reserve.

Citando due fonti, il giornale americano va ad aggiungersi alle indiscrezioni raccolte dalla stampa americana che danno in pole position colui che dal 2012 siede nel board della banca centrale Usa. Per le fonti del Nyt Powell è una scelta “sicura” per Donald Trump, il presidente Usa chiamato a fare questa nomina.
L’incarico affidato nel 2014 da Barack Obama a Janet Yellen, l’attuale numero uno della Fed, scadrà nel febbraio 2018   America 24
… non solo…
…da Washington sono arrivate indiscrezioni sulla riforma delle tasse.

Secondo Bloomberg, la Camera Usa controllata dai repubblicani sta valutando l’introduzione di tagli alle aliquote aziendali in un arco temporale di cinque anni: ciò significa che si passerebbe dal 35% attuale al 20% (…). Stando all’ipotesi, la riduzione sarebbe di tre punti percentuali all’anno a partire dal 2018.
Questa ipotesi non piace chiaramente agli investitori…
Noi i posti in prima fila, li abbiamo già presi, ci pagano pure per stare in prima fila, poi ne arriveranno altri, lo spettacolo diventerà entusiasmante, poi sempre più gente continuerà ad arrivare, alcuni in preda al panico, altri per necessità, altri per cercare conforto e sicurezza.

A quel punto sarà tempo di alzarsi e andarsene, troppa gente nello stesso posto, rende l’aria irrespirabile.
Autore: Andrea Mazzalai Fonte: News Trend Online

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