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mercoledì 18 ottobre 2017

Hard asset in un'epoca di tassi d'interesse negativi

 
Il tempo è l'anima del denaro, il lungo termine — la sua immortalità. Gli hard asset sono per sempre, anche se venissero distrutti dai cataclismi della storia. Soprattutto perché hanno perpetuato le aristocrazie più competenti e potenti dell'Europa continentale, sin dalla prima guerra mondiale e, in alcuni casi, anche oltre; è la mentalità che ha sostenuto la repubblica democratica più seria nel mondo occidentale, quella della Svizzera (come dimostrato in questo articolo). In questa prospettiva, la gestione del denaro, precedentemente denominata "bancaria", è una questione seria di gestione del patrimonio e non un esperimento in laboratorio tra prodotti d'investimento progettato per gli schemi di arbitraggio fiscale dei manager negli hedge fund.
Più che mai la messa a fuoco sugli hard asset è una chiamata alle armi data la cultura deformata nei mercati, a causa della magia monetaria del settore bancario centrale. Nonostante la promessa iniziale di Trump di rilanciare l'economia, gli Stati Uniti rimangono immersi in una stagnazione economica dopo tanti anni di politiche basate sul debito, politiche di denaro facile e il fiasco dello ZIRP, i quali favoriscono una situazione bizzarra in cui l'economia reale sta andando male mentre i mercati salgono. In un tale ambiente, il fascino dei vecchi metodi non è mai stato così forte.
In una parola, gli hard asset permettono di costruire ricchezza al di fuori del mercato azionario. Fanno riferimento a tre strategie principali:
  1. proprietà terriera e/o terreni agricoli;
  2. oro, altri metalli preziosi e altri metalli specifici;
mercato dell'arte.
Per quanto riguarda quest'ultima, s'intende l'arte come investimento e non come commercio, come quello che contamina l'attuale mondo insipido della pessima arte moderna. Le aste di Rembrandt e Picasso, di El Greco e Gerhardt Richter hanno infranto qualsiasi record, e non possono essere ignorate in qualità di eccellente porto sicuro, come anche altre opere d'arte eccezionali sono sempre state.
Tanto per cominciare, l'oro fisico ed i metalli preziosi rimangono un enigma nonostante siano stati protagonisti negli ultimi diciassette anni. L'oro è un asset da non perdere dato un ambiente economico con livelli di debito stratosferici e svalutazione monetaria rampante. L'argento, da parte sua, oltre al suo status di prestigio, ha anche innumerevoli applicazioni industriali ed è stato un protagonista del mercato toro dal 2000.
La Russia, in questo contesto, sta guidando la carica nel panorama a lungo termine. Negli ultimi tre anni la Banca di Russia è stata protagonista come accumulatrice d'oro e finora è stata proprio la prima tra le banche centrali internazionali ad acquistare tale asset. Al ritmo attuale, Mosca supererà la Cina entro il primo trimestre 2018 tra le cinque nazioni che hanno più oro. Attualmente i rapporti tra l'oro e il PIL delle principali potenze mondiali è: Russia 5.6%; Euro Area 3.6%; Stati Uniti 1.8% e Cina 1.5%.
Tuttavia sono due cose diverse Paesi che acquistano oro rispetto agli investitori. Il novantacinque per cento dell'oro del mondo è tenuto come riserva di ricchezza.
Altre commodity, come lo zinco e il rame, hanno scaldato i motori. Lo zinco, l'agente galvanizzatore per eccellenza, è stato il metallo più performante l'anno scorso. Il rame ha iniziato la sua resurrezione nel 2017, e alla fine di agosto di quest'anno una serie di commodity ha mostrato un consolidamento pluriennale. Anche il nichel e il cobalto sono finiti sotto i riflettori come metalli essenziali per il settore delle batterie a ioni di litio (Li-ion).
Il mondo dell'arte non è tanto lontano rispetto a quello dei metalli preziosi in termini di riserva di valore contro i tempi incerti. L'arte come investimento è da tempo una strategia privilegiata dall'élite europea. In tempi moderni, il fenomeno di una base sempre crescente di collezionisti e una minore offerta di opere di qualità museali è stato classificato come un modo significativo per proteggere i contanti durante i tempi difficili. Sebbene continuamente eclissati nei media dal mercato dell'arte contemporanea, i vecchi maestri (e il classico moderno — i grandi lavori del XX secolo) hanno mostrato risultati stabili e spesso spettacolari negli ultimi dieci anni, con entrambe le categorie che hanno raggiunto vette da record.
L'arte, per essere un rifugio sicuro, deve essere un investimento e non un capriccio — proprio come per la famiglia del Liechtenstein che acquisì molti secoli fa la Ginevra de Benci di Leonardo da Vinci (Londra: 0NQM.L - notizie) . Dopo la seconda guerra mondiale suddetto principato quasi in bancarotta (i cui monarchi non erano e non sono sostenuti da tasse) lo vendette a Paul Mellon e alla National Gallery of Art di Washington DC. La Ginevra è ancora lì oggi (ed è l'unico dipinto di Leonardo in possesso degli Stati Uniti). Mentre l'investitore medio potrebbe non essere in grado di permettersi un maestro rinascimentale o un Picasso, ci sono sempre gemme sottovalutate o le nuove scoperte che porteranno guadagni inaspettati da qui a diversi anni.
Infine i terreni agricoli sono considerati da molti un'eccellente aggiunta ad un portafoglio di metalli preziosi. Come ha previsto Jim Rogers all'inizio di settembre, verranno accumulate fortune nell'agricoltura "e quando un settore diventa ambito, anche i cittadini mediocri fanno un sacco di soldi" in quel settore. Gli investitori in hard asset continuano ad includere i terreni agricoli nei loro portafogli "per combinare una fone che genera reddito ed una diversificazione/protezione contro l'inflazione". Storicamente i terreni agricoli, come le foreste dell'Europa continentale o dell'America latina, sono stati una classe di asset unica aventi una scarsa correlazione con le classi di asset tradizionali, le quali vanno bene quando l'inflazione sale.
Le riserve di denaro, i terreni, le infinite applicazioni delle risorse naturali; il prestigio, la privacy e il valore a lungo termine dell'arte: tale è la prospettiva insita nella filosofia degli hard asset. Oggi gli investitori indipendenti riderebbero in faccia alle banche — proprio per evitare i percorsi pericolosi messi a disposizione dalle banche stesse.
Di Marcia Christoff-Kurapovna
Traduzione di Francesco Simoncelli

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