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lunedì 16 ottobre 2017

Goldman Sachs: 88% che un mercato orso arrivi entro il 2019


La banca Usa non ha dubbi: un mercato orso è in arrivo e ci sono l'88% di possibilità che si verifichi entro i prossimi 2 anni.

L'allarme di Goldman Sachs

L'allarme, spiegato in un dossier di 87 pagine attraverso dati macroeconomici e attività del mercato azionario che risalgono alla fine del XX secolo è stato redatto da Peter Oppenheimer, capo del settore Global Equity Strategist di Londra e degli strateghi europei Sharon Bell e Lilia Iehle Peytavin.
La maggior parte dei dati sui quali ha studiato l'equipe nel paper intitolato "Bear Necessities. Should we worry now?", si concentra sull'indice degli Stati Uniti, l'S&P500, l'indice maggiore a livello mondiale e denota l'andamento del secondo mercato toro più longevo nella storia della finanzia globale.
Stando a quanto ricordano gli esperti, i mercati orso sono innescati da tre fattori differenti che però, in questo momento, sono tutti e tre in fase di rotazione:
  • Aumento dei tassi di interesse e recessioni
  • Eventi derivati da shock economici negativi
  • Bolle finanziarie
La Fed e la Banca d'Inghilterra , come è noto da tempo, sono entrambe in fase di aumento dei tassi di interesse mentre venti di guerra soffiano dalla Corea del Nord e crescono le tensioni internazionali con l'Iran.

Crisi geopolitiche 

Proprio con l'Iran si sta sviluppando l'ultima delle crisi internazionali sotto l'amministrazione Trump: venerdì scorso la Casa Bianca ha deciso di non certificare l'accordo chiuso con l'Iran sul nucleare; l'accusa è che Teheran non abbia rispettato i termini dell'intesa firmata anche da Russia, Cina, Francia, Germania e Regno Unito.

La volontà del presidente, attualmente, è quella di passare la palla al Congresso, chiamato entro 60 giorni, per decidere se imporre nuovamente le sanzioni abrogate con l'accordo.
Altra tessera del mosaico è quella che vede il parere della maggior parte degli analisti concordante sul fatto che le strategie imperniate sul basso tasso di interesse, strategie adottate negli ultimi 10 anni praticamente da tutte le banche centrali mondiali, ha favorito, se non addirittura determinato, la nascita di diverse bolle in diversi asset che partono dall'azionario, quello principalmente coinvolto, ma che si allargano anche agli immobili e persino al segmento delle valutazioni sulle start up.

"L'aumento dell'inflazione rimane inafferrabile"

"L'aumento dell'inflazione rimane inafferrabile" secondo Goldman Sachs nonostante proprio in queste ore il numero uno della Fed continui ad affermare il contrario.

Janet yellen, infatti, in un recente meeting tenutosi a Washington in occasione dell'assemblea annuale del Fondo Monetario Internazionale ha sottolineato come l'economia a stelle e strisce sia in costante rafforzamento il che porterà ad una graduale stretta sui tassi di interesse.

Ma stando ai risultati dell'analisi di Goldman la situazione è, in realtà, più fragile e debole di quanto fatto credere, una realtà che costringerà le banche centrali a tenere bassi i tassi di interesse ancora per qualche tempo, procrastinando perciò i pericoli di esplosione della crisi.

Ma per quanto? E soprattutto come riconoscerli? In mercati orso, infatti, presentano al loro arrivo una forte volatilità contraddistinta poi da una sorta di "rimbalzo", in cui le azioni prima diminuiscono improvvisamente, ma poi si riprendono, rassicurando gli investitori che poi vengono invece distrutti nei mesi successivi.
I più bravi, invece, dovrebbero riconoscere i primi sintomi e sfruttare questo rimbalzo come ultima possibilità per uscire dal mercato. In altre parole: se allarme c'è, almeno c'è anche il tempo per mettersi al riparo. 
Fonte: News Trend Online

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