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venerdì 13 ottobre 2017

GBP sotto pressione per le crescenti tensioni sulla Brexit

 
Prevista una distorsione nei dati IPC
By Arnaud Masset
Il dollaro USA ha stornato i guadagni perché è scesa di nuovo la fiducia degli investitori nella riforma fiscale di Trump. Dopo essere scivolato fino all’1,50% dall’inizio della settimana, venerdì mattina l’indice del dollaro si è consolidato leggermente sopra i 93 punti. La settimana però è tutt’altro che finita, il mercato attende infatti la pubblicazione dei nuovi dati sull’inflazione. Gli investitori hanno rivisto al rialzo le loro aspettative d’inflazione per settembre. Le previsioni medie per l’inflazione primaria sono salite leggermente, al 2,3% a/a, rispetto all’1,9% del mese precedente, in previsione degli effetti collaterali della serie di tempeste che ha colpito gli USA nel mese di settembre. L’inflazione di fondo dovrebbe essere salita, ma in misura minore, infatti gli investitori prevedono che si attesterà all’1,8% a/a rispetto all’1,7% di agosto.
Dopo essersi contratte dello 0,2% m/m ad agosto, le vendite al dettaglio sono viste in recupero a settembre; la previsione media si attesta all’1,7% m/m. Anche le vendite al dettaglio al netto di automobili e carburanti dovrebbero riprendersi, i mercati prevedono un recupero dello 0,4% m/m. Le conseguenze dell’uragano Harvey avranno pesanti ripercussioni sui dati. La sfida sarà rettificarne gli effetti, un compito quasi impossibile visto che saranno prodotti da un’ampia gamma di fattori, come la domanda distorta di vari beni e servizi e dal momento che l’uragano ha influito anche sulla produzione di petrolio nel Golfo del Messico.
Poiché anche l’indice di fondo dovrebbe essere falsato, gli investitori prenderanno il rapporto con le molle. Per l’USD i catalizzatori chiave rimarranno l’imminente rialzo del tasso, probabilmente a dicembre, e la riforma fiscale di Trump. Nessuno dei due è cosa fatta, lungi dall’esserlo. Viste queste premesse, bisogna prendere seriamente in considerazione un’ulteriore debolezza del dollaro. Ma nel medio termine rimaniamo positivi sul dollaro.
Negoziati sulla Brexit: ritornano le tensioni
By Yann Quelenn
I negoziati sulla Brexit sono tornati in primo piano. Oggi i leader dei 27 paesi dell’UE s’incontreranno a Bruxelles per discutere i futuri accordi commerciali con il Regno Unito. Promette di essere una discussione intensa, sembra infatti difficile che i 27 paesi raggiungano un accordo. Ovviamente non tutti i membri dell’UE hanno gli stessi interessi e le stesse relazioni con il Regno Unito, circostanza che indebolisce molto la posizione complessiva dell’UE in materia di relazioni commerciali.
Non crediamo che l’esito dei negoziati sulla Brexit sarà un “accordo mancato”. Crediamo invece che la mancanza di unità nell’Unione Europea favorirà il Regno Unito. L’UE sta sicuramente cercando di fare la parte del duro, bloccando i negoziati commerciali finché il Regno Unito non darà garanzie su tre punti: diritto di cittadinanza per i cittadini dell’UE, regolamento in contanti di circa 10 miliardi di sterline e confine con l’Irlanda del Nord.
A nostro avviso, l’eventualità di un “accordo mancato”, che reputiamo uno scenario negativo per entrambe le parti, non è probabile. Secondo noi le difficoltà economiche dell’UE (debito massiccio, questione greca, immigrazione) aiuteranno il Regno Unito a raggiungere un accordo. Le frasi d’effetto da entrambi le parti stanno facendo salire le tensioni.
L’MXN s’indebolirà ancora
By Peter Rosenstreich
La tornata di negoziati sul NAFTA a Ottawa ha preso una brutta piega. La prima conseguenza è stata la sostituzione dei principi ispiratori di globalizzazione e cooperazione con una forte inclinazione protezionista. In questo contesto negativo, erano inevitabili dei passi falsi. Il peso messicano (MXN) ha tremato (malgrado la forza diffusa dei mercati emergenti) alla notizia che il ministro delle Finanze messicano Meade starebbe elaborando alternative commerciali e dazi tariffari nel caso in cui i negoziati NAFTA fallissero. Inoltre, gli USA insistono per l’inclusione di una clausola di caducità (la cosiddetta sunset clause), che consentirebbe di rinegoziare gli accordi ogni cinque anni. Le discussioni sono state tormentate dalle voci di colloqui paralleli fra Trump e il canadese Trudeau per concludere potenziali accordi bilaterali.
Tutte le parti hanno rapidamente smentito questa notizia fasulla, affermando l’importanza di raggiungere accordi multilaterali fra le tre nazioni. Tuttavia, i sorrisi di Trudeau e le smorfie di Meade sono rivelatori. A nostro avviso è aumentata significativamente la probabilità di una vera e propria spaccatura del NAFTA. Si prevede un ulteriore indebolimento dell’MXN, perché i mercati non hanno ancora assorbito del tutto il premio di rischio necessario. L’eliminazione del NAFTA è stato uno dei temi chiave della campagna di Trump e rimane un’area su cui ha quasi pieno controllo. La violazione della media mobile a 200 giorni per l’USD/MXN suggerisce un’estensione del momentum rialzista verso la resistenza corrispondente al triplo massimo a 19,25.

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