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lunedì 16 ottobre 2017

Europa: spaventa ancora il fattore politico italiano

Le piazze europee, come quella statunitense, hanno visto una seduta all’insegna delle notizie di natura per lo più politica. Wall Street, infatti, in mancanza di dati macro di rilievo, continua a guardare con attenzione alla stagione degli utili in pieno svolgimento.

Il ritorno dell'Europa delle Regioni

Nelle sedute precedenti i risultati più attesi, quelli degli istituti bancari, hanno visto anche una serie di delusioni a causa di un’attività da trading tendenzialmente fiacca.

Qualche eccezione, però, c’è stata, come Bank of America che ha visto un aumento del 13% sugli utili nonostante, appunto, la voce trading fosse stata al di sotto delle attese. JPMOrgan e Citigroup, invece, hanno battuto i pronostici. Dall'altra parte dell'oceano, invece, il Vecchio Continente deve riuscire a gestire il ritorno di quella che Citigroup qualche giorno fa, ha definito l’Europa delle regioni. 
In Austria ha vinto la destra populista di Sebastian Kurz con il 31,7% andato al suo partito, la Oevp proiettato verso la vittoria definitiva nonostante i dati ufficiali saranno resi noti in giornata.

Al secondo posto i socialdemocratici (Spoe)del cancelliere uscente Kern (27%), una posizione che permette di considerare scampato il pericolo di una affermazione della destra nazionalista dell Fpoe. Si tratta, però, solo di una serenità formale dal momento che proprio la formazione islamofoba è riuscita a portare a casa il 25,9% delle preferenze di quei 6 milioni e mezzo di austriaci che hanno votato ieri.

Il caso Austria...

Ma al di là delle cifre e delle divisioni interne all'Europa resta comunque il fatto che, sebbene non propriamente razzista, l'Austria abbia comunque scelto la strada della destra: Kurz, infatti, è lo stesso che fece pressioni a suo tempo per la chiusura del varco austro balcanica di fronte all'avanzata dei profughi siriani tra il 2015 e il 2016.

Al suo "fianco" per così dire, si potrebbe addirittura trovare Heinz-Christian Strache, rappresentante della destra estrema dichiaratamente xenofoba che in gioventù fece parte di associazioni a sfondo razzista. Il condizionale è d'obbligo visto che quest'ultimo è a capo del terzo partito e Kurz avrebbe la possibilità di formare un governo con il secondo partito, quello dei socialdemocratici del cancelliere uscente, Christian Kern. Il problema è che la formazione di Oevp, per sua natura popolare, è ormai orientata verso un trend più vicino ai nazionalisti che ai socialdemocratici, una mossa che ha permesso a Kurz, cosa preoccupante, di conquistare la maggioranza delle preferenze nel momento in cui ha letteralmente imitato il programma di Strache senza, però, un'impronta marcata sul fattore xenofobo ma mantenendosi volontariamente sul vago.

Non solo, ma il vero vincitore risulta essere proprio Strache: dopo aver superato il 26% delle preferenze adesso si vede corteggiato non solo dal 31enne futuro primo ministro ma anche addirittura dai socialdemocratici stessi i quali hanno fatto intendere che sarebbero addirittura pronti per un'alleanza e per di più che la loro intenzione sarebbe anche corrisposta dal leader della Fpoe. 

...
e quello Germania

Dopo il risultato francese che ha visto la vittoria senza problemi di Emmanuel Macron e l'uscita di scena con tutte le polemiche interne di Marine Le Pen, il risultato delle urne tedesche, quelle che meno di tutte avevano fatto temere il peggio, ha rimesso in discussione le certezze (poche) rimaste sull'Europa.

AfD,  Alternative fuer Deutschland (Alternativa per la Germania), il partito di destra, pur non conquistando la cancelleria (obiettivo fuori ogni logica) è però riuscito ad entrare in Parlamento nonostante si trattasse di una formazione che non arriva nemmeno a 5 anni di vita. Un tempo più che sufficiente per strappare 87 seggi alla Bundestag e mettere in crisi le formazioni politiche storiche oltre a creare il pericolo caos in una Berlino che non ha i numeri per formare un governo compatto e solido e, cosa ancora più pericolosa, una grande coalizione come fatto recentemente.

I socialdemocratici di Martin Shulz, infatti, di fronte alla sonora sconfitta hanno deciso di passare all'opposizione: unica speranza i colloqui cui hanno dato vita i rappresentanti della CDU, il partito vincente di Angela Merkel, nella speranza di un cambio di rotta. 

E in Italia?

Le elezioni italiane da tempo rappresentano un punto interrogativo che fa tremare i mercati di tutta Europa: la destra candidata a vincere e che può contare sul populismo berlusconiano che insieme al sovranismo di Salvini e a fratelli d'Italia arriverebbe a formare la prima forza del Paese, aiutate per ginta anche dal vento del prossimo referendum sull'autonomia in Lombardia e Veneto.

Il tutto mentre il PD, che non trova pace, non trova nemmeno unità con il resto dei partiti di sinistra che potrebbero regalare al PD un'extra dell'8%; nel frattempo il M5S ostracizza ogni tipo di alleanza forte di proiezioni che lo vorrebbero al primo posto tra i singoli partiti.  
Innegabile alla fine delle analisi, un'amara realtà: la crisi, profonda, della sinistra di tutto il Continente, priva di identità in un'Europa assediata da problemi. 


Fonte: News Trend Online

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