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martedì 10 ottobre 2017

Eni, completa la cessione del 30% di Zohr a Rosneft

Bos/Ral
Roma, 9 ott. (askanews) - Eni ha finalizzato la cessione a Rosneft di una quota del 30% nella concessione di Shorouk, nell'offshore dell'Egitto, nella quale si trova il giacimento super-giant a gas di Zohr.
"Le condizioni di acquisto, concordate nel dicembre 2016, prevedono un corrispettivo di 1.125 milioni di dollari e il rimborso pro quota da parte di Rosneft degli investimenti già effettuati. Eni - spiega una nota - attraverso la sua controllata Ieoc, detiene ora una quota di partecipazione nella concessione del 60%, Rosneft il 30% e BP il 10%".
"Questa transazione conferma ulteriormente la validità della dual exploration strategy di Eni che consiste nel perseguire, insieme al rapido sviluppo delle riserve scoperte, la cessione di quote minori pur mantenendo il controllo e l'operatorship. Grazie a questo approccio, che consente di accelerare la monetizzazione dei risultati delle attività esplorative, Eni è stata in grado di realizzare oltre 9 miliardi di dollari negli ultimi 4 anni".
Il giacimento di Zohr, considerato il più grande giacimento di gas naturale mai rinvenuto nel Mediterraneo, è stato scoperto da Eni nell'agosto del 2015 e si aspetta che entri in produzione entro la fine del 2017, a poco più di due anni dalla scoperta, un record per il settore.
Lo stabilimento produttivo dell'Eni in Val d'Agri non rischia lo stop dopo che l'Arpab ha rilevato a settembre scorso la presenza di ammine nelle vasche di stoccaggio e ieri il presidente della Regione Basilicata ha minacciato di bloccare nuovamente lo stabilimento. "Non c'è questo rischio", ha affermato l'ad del gruppo Eni, Claudio Descalzi, a margine della presentazione del nuovo libro di Alberto Clò "Energia e clima. L'altra faccia della medaglia".
"Siamo stati informati ieri, non abbiamo ancora ricevuto nulla di ufficiale. Quello che possiamo dire è che da quando abbiamo rimesso in marcia l'impianto - ha aggiunto Descalzi riferendosi allo stabilimento di Tempa Rossa - abbiamo fatto circa 200 analisi in modo costante, secondo tutte le metodologie definite e concordate e non ci risulta nessuna anomalia".
A chi gli chiedeva se esista il rischio di fermo produttivo, Descalzi ha replicato: "Il rischio di fermo non c'è perchè la questione è solo sulla parte di iniezione, la produzione continua".
Nell'offshore a Creta Eni ha per ora semplicemente acquisito dati. "Su Creta abbiamo acquisito, come si fa in moltissimi casi quando si fa esplorazione, dei 'data package', ovvero dei dati di base per poi fare degli studi. Ma è una cosa che facciamo in moltissime aree, poi si fanno degli studi e uno decide se è un'operazione che può interessare", ha risposto l'amministratore delegato del gruppo Eni, Claudio Descalzi, alla domanda se il gruppo sia interessato ad entrare nel settore esplorazione offshore a Creta.
Quanto all'offshore a Cipro, interpellato a margine della presentazione a Milano del nuovo libro di Alberto Clò, l'ad dell'Eni ha replicato: "Noi dobbiamo ancora fare dei pozzi. Non abbiamo ancora iniziato. È stato fatto solo un pozzo, dalla Total, che ha dato delle manifestazioni, ma non commerciali. Ma noi dobbiamo ancora iniziare l'esplorazione".

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