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venerdì 13 ottobre 2017

Draghi difende il QE ma avverte sui salari ancora troppo bassi

 
I mercati, l'Europa e la finanza non hanno nulla da temere: i tassi rimarranno bassi anche dopo la chiusura del programma di acquisto di titoli da parte della Banca Centrale Europea.
Mario Draghi e la sua view
La conferma arriva da Mario Draghi, governatore della Bce (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) che anticipa, rispondendo, il principale interrogativo della prossima riunione prevista per il 26 ottobre. In quell'occasione, infatti, saranno annunciate con ogni probabilità le nuove misure di politica finanziaria. L e attese maggiori vertono su un taglio degli acquisti di titoli di stato che dagli iniziali 80 miliardi sono già stati limitati agli attuali 60 ma non è escluso che, conla diminuzione delle pressioni deflazionistiche, si possa scendere ulteriormente. Si entrerebbe, in questo caso, in una nuova fase della politica di stimolo dei mercati, politica che potrebbe durare diverso tempo, sebbene lo stesso Draghi abbia preferito non scendere troppo nei particolari, soprattutto in quelli riguardanti il calendario. I mercati si sono finora mossi sulla scia di tassi che potrebbero restare ai livelli attuali fino alla fine del 2018 mentre non è da escludere anche la fine del 2019 ma adesso la palla passa agli analisti che già si sono attivati per capire le prossime mosse in anticipo.
Le previsioni degli esperti
Bloomberg crede che il taglio agli acquisti arriverà al 50% portando a 30 i miliardi mensili spesi per i bond con una presenza sui mercati che dovrebbe prolungarsi per altri 6-9 mesi. Il problema centrale, secondo il numero uno dell'istituzione di Francoforte, è un quadro discronico che vede un'innegabile miglioramento, almeno a livello di numeri, dell'economia e del mercato del lavoro, senza che però il beneficio maggiore, cioè un aumento dei salari, si sia manifestato. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) discorso di Draghi tenuto ieri in una conferenza a Washington per l'Annual Meeting del Fondo Monetario Internazionale, il piano di aiuti creato poco dopo lo scoppio della crisi del 2007, è stato difeso a spada tratta chiamando i causa, come migliori testimonial, i 7 milioni di posti di lavoro creati negli ultimi anni. Il target al 2% dell'inflazione, allo stato attuale delle cose, rimane ancora lontano nonostante tutto e ciò che più rende diffidenti gli analisti è il lento progredire di miglioramenti che arrivano a passo di gambero. "Disconnessione fra crescita e inflazione", questa al frase pronunciata dal capo economista della Bce Peter Praet per descrivere la situazione attuale, una situazione che, con ogni probabilità, non è vista di buon occhio dalla Germania. Berlino è infatti contraria, e non da oggi, a tassi bassi che minacciano i risparmiatori tedeschi: il popolo teutonico, infatti, a differenza di qeullo italiano, preferisce gestire i propri soldi puntando sul rendimento e sulle assicurazioni, il che, in considerazione dei numeri imposti dalla politica finanziaria, risulta essere una scelta spesso controproducente.   

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