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lunedì 9 ottobre 2017

Corker (Repubblicani): Trump ci porterà a terza guerra mondiale

Il senatore Gop Bob Corker, presidente della commissione Esteri nonchè potente membro del Congresso Usa, si scaglia contro la politica del presidente Usa Donald Trump accusandola di "portarci dritti verso la terza guerra mondiale.
Il casus belli 
Alla base della dichiarazione, una serie di motivazioni che sembrano andare al di là delel diverse tensioni internazionali createsi dall'inizio dell'amministrazione repubblicana, nello specifico quelle con la Corea del Nord e, recentemente, con l'Iran. La paura nasce dalla volontà continuata e reiterata di minacciare costantemente gli altri pesi anteponendo spesso in maniera controproducente, gli interessi degli Usa. A salvare la situazione, per quanto possibile, sarebbero il segretario di Stato Rex Tillerson (al quale Trump ha detto addirittura di non perdere tempo in colloqui con la Corea del Nord), il ministro della Difesa James Mattis e il capo dello staff della Casa Bianca John Kelly. Proprio in occasione della discussione tra Tilelrson e Trump si è registrato, alla Casa Bianca, un diverbio tra i due che avrebbe creato forti tensioni, tanto da far circolare la notizia, poi smentita, di dimissioni dello stesso Tillerson; ma non sembra che la smentita abbia calmato le acque dal momento che nelle scorse ore sono circolate indiscrezioni di un possibile ingaggio di Mike Pompeo, chiamato a sostituire l'attuale segretario di stato.
Trump peggio del Watergate
Ma ad essere preoccupato non è solo Corker: Carl Bernstein, giornalista del Washington Post che negli Anni 70 portò alla luce il caso Watergate, non usa mezze misure dichiarando la presidenza Trump più pericolosa di quello scandalo che portò alle dimissioni di Richard Nixon per evitare l'impeachment. L'opinione di Bernstein su Trump non è certo lusinghiera: il giornalista, infatti, ritiene il presidente "Non conosce la nostra storia. [...] È palesemente disinformato e disinteressato su ciò che accade in America e sul resto del mondo".
Dopo la crisi con la Corea del Nord, lungi dall'essere risolta, arriva quella con l'Iran: nei giorni scorsi Trump ha dichiarato di voler uscire dal patto nucleare stretto con l'Iran insieme ad altre 5 nazioni europee perchè, secondo il presidente, i finanziamenti ricevuti per i programmi di assistenza, andrebbero invece nelle casse del regime di Pyongyang alleato di Teheran. "Sono certo ch l'Iran finanzi la Corea del Nord [...] una cosa del tutto inaccettabile" queste le dichiarazioni di Trump durante il discorso alle Nazioni Unitee ripetute anche in un'intervista al canale Usa Tvn.
Usa revocano accordo sul nucleare iraniano
Per questo motivo l'inquilino della Casa Bianca ha deciso di rimettere in discussione le basi dell'accordo voluto dal suo predecessore Barack Obama, basi che, invece, stando alle parole del capo dell'Agenzia atomica iraniana, Ali Akbar Salehi, saranno riviste solo qualora anche le altre nazioni firmatarie dell'accordo dovessero dare forfait, cosa estremamente improbabile al momento. A conferma di questo anche le parole del numero uno della diplomazia Ue Federica Mogherini secondo cui il trattato non è rinegoziabile. La verità si saprà giovedì prossimo quando Tump fornirà informazioni sulla strategia da adottare verso l'Iran: per molti osservatori, infatti, sarà quella l'occasione in cui, in occasione dell'illustrazione di una serie di strategie contro terrorismo e instabilità in Medioriente, il presidente dichiarerà come revocato l'accordo dal momento che non solo non rientra tra gli interessi degli usa ma addirittura aiuterebbe una nazione che, come l'Iran, è colpevole di finanziare il terrorismo. La palla passerà perciò al Congresso che avrà 60 giorni di tempo per decidere su eventuali nuove sanzioni cui a suo tempo (2015) Washington decise di rinunciare i cambio di limitazioni al programma nucleare iraniano.
Intanto anche le altre nazioni limitrofe alla Corea si stanno facendo sentire, in particolar modo il Giappone che il 22 ottobre verrà chiamato alle urne per le elezioni anticipate volute dal primo ministro Shinzo Abe il quale, approfittando della questione Corea, vuole rafforzare la base del suo appoggio popolare. Anche per questo motivo Tokyo ha dato il via libera per l'acquisto di 6 missili a media gittata per difendersi dai potenziali attacchi di Pyongyang.


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