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giovedì 19 ottobre 2017

Caos in Catalogna: corsa agli sportelli. Le banche più colpite


 
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) giorno in cui, con ogni probabilità, si dovrebbe risolvere in un modo o nell'altro la crisi catalana, le autorità finanziarie non possono che constatare la prima, vera realtà, quella della corsa agli sportelli che avrebbe creato una emorragia da 9 miliardi di euro. Intanto le ultime notizie confermano che il presidente catalano Charles Puigdemont è intenzionato a confermare l'indipendenza qualora Madrid applicasse l'articolo 155 commissariando di fatto la regione. 
Pericolo per le banche
Le banche più colpite sarebbero CaixaBank (Amsterdam: CB6.AS - notizie) e Banco Sabadell con la prima in perdita per 6 miliardi nella prima settimana immediatamente successiva al referendum mentre per la seconda si parla addirittura di un trasferimento ad Alicante del cda in via cautelativa, in vista della presentazione delle trimestrali. Caixabank e Sabadell, insieme a BBVA (Londra: 931474.L - notizie) sarebbero i tre istituti più a rischio durante le prime fasi di transizione ma potrebbero avere problemi anche in futuro a causa del trasferimento di diverse aziende dalla Catalogna: i tre istituti iberici, infatti, vedono provenire proprio dalla zona catalana l'arrivo di un terzo delle loro entrate. Alla base della paura c'è l'incertezza ormai non solo più politica che grava su tutta la regione: al di là del possibile commissariamento da parte di Madrid in virtù dell'articolo 155 della Costituzione spagnola, infatti, resta anche il problema della vigilanza delle banche da parte della Bce (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) . Qualora Barcellona riuscisse in qualche modo ad ottenere l'indipendenza, gli istituti di credito su suo territorio non sarebbero infatti più sotto l'ombrello della Banca Centrale e senza di esso la neonata nazione non avrebbe nessuna delle protezioni offerte dal sistema finanziario regolato da Francoforte e caratterizzato da bassi tassi di interesse. Ma più di tutto verrebbe a mancare per i risparmiatori anche l'assicurazione sui depositi sempre voluta ed operata dalla Bce. Il tutto pur continuando ad avere l'euro come moneta ufficiale.
Le conseguenze economiche
Ma la fuga non riguarda solo gli istituti di credito. Da diverso tempo, infatti, molte aziende hanno già annunciato di voler abbandonare la ricca regione per trasferire le proprie sedi principali in zone più tranquille. Una vera e propria emigrazione che secondo il portavoce del Governo catalano Jordi Turull non sarebbe spontanea ma forzata dalle pressioni esercitate da Madrid sulle imprese catalane. A conti fatti dal 1 ottobre, giorno del referendum circa 700 aziende hano deciso di dire addio alla Catalogna, una strategia messa in atto dal governo centrale con lo scopo di azzerare l'economia di una regione che partecipa alla ricchezza nazionale per il 19% del Pil con oltre 65 miliardi di euro di export per una popolazione che è il 16% di quella dell'intera Spagna.
Oggi scade il termine per il secondo ultimato imposta da Madrid a Barcellona con una sola possibilità di scelta: o rinunciare all'indipendenza proclamata all'indomani del referendum celebrato il 1 ottobre oppure Barcellona sarà costretta a subire un vero e proprio commissariamento in base a quanto previsto dal già citato articolo 155 che recita "Qualora una Comunità Autonoma non dovesse ottemperare agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, oppure si comporti in modo tale da attentare agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidenza della Comunità Autonoma o con l'approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie per obbligarla all'adempimento forzato dei suddetti obblighi o per la protezione dei suddetti interessi. Il Governo potrà dare istruzioni a tutte le Autorità delle Comunità Autonome per l’esecuzione delle misure previste nel comma precedente."
L'incertezza politica
Tradotto in altre parole si tratta di perdere a tutti gli effetti un'autonomia conquistata solo nel 1978. In base a quanto previsto, infatti, il governo centrale potrebbe applicare una serie di provvedimenti restrittivi sull'autonomia concessa in passato al governo catalano arrivando addirittura a sostituire il presidente Puigdemont con un rappresentante voluto da Madrid, in attesa di nuove elezioni per un nuovo parlamento regionale. Ma anche in questo caso si creerebbe un vuoto legislativo: trattandosi del primo precedente storico in tal senso non tutti sono d'accordo sull'interpretazione da dare al testo. Ovvero: secondo il governo catalano, lo scioglimento del governo è previsto solo per volontà del presidente della Comunità Autonoma Carles Puigdemont. Diversa (Amburgo: XA6.HM - notizie) , ovviamente, l'interpretazione di Madrid che vede nelle sue mani il potere di azzerare la camera catalana. 

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