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mercoledì 18 ottobre 2017

Bond oggi: Venezuela, default sì default no fino ad Halloween


121 milioni di dollari di interessi non versati da parte della Compagnia petrolifera di Stato venezuelana Pdvsa equivalgono a un default per il debito pubblico del Paese sudamericano? La più totale incertezza prevale. I mercati di fatto lo scontavano da settimane: per ora si tratta del rinvio di un mese, ma dietro i tecnicismi si nascondono schermaglie politiche complesse da decifrare.
Le obbligazioni Pdvsa sono attualmente nelle mani soprattutto degli istituzionali, sebbene l’effetto diretto su quelle venezuelane – detenute anche dal retail e da non pochi italiani – sia ineluttabile, perché la storia non finisce qui. Occorre nondimeno ricordare che nell’ultimo anno già per tre volte si sono registrate controversie sui pagamenti (poi regolarmente avvenuti) di cedole.

Importi ben più ingenti

Il problema sta nel fatto che questa volta Pdvsa dovrà versare entro fine novembre altri 2,3 miliardi di dollari – sebbene fonti statunitensi li stimino in 3,5 miliardi - fra interessi e rimborsi di ulteriori titoli e che, mentre sui 121 milioni gode di una salvaguardia di 30 giorni per versare il dovuto, se ne aggiungeranno entro ottobre 895 milioni riferiti a emissioni prive della stessa clausola di protezione.

Naturalmente è iniziato un balletto sull’intera vicenda, con accuse reciproche fra il Governo di Caracas e le banche statunitensi, incolpate di muoversi per accentuare le tensioni, e soprattutto con notizie talvolta inesatte o incerte. E con un motivo di preoccupazione in più: l’esito contestato delle elezioni regionali di domenica, da cui il Presidente Maduro è uscito rafforzato, fa temere che il coma del Paese prosegua all’infinito.

Vendere o comprare?

I mercati l’hanno presa male comunque solo in parte.

Ieri, per esempio, si sono registrati cali delle quotazioni ma limitati. Il Venezuela 9,25% scadenza 2027 (Isin US922646AS37) su Tlx ha perso il 2,3% (scendendo a 37,2 $); da fine agosto registra forte debolezza e si muove in laterale. Attenzione però agli spread denaro/lettera in estensione e a volumi in vendita nettamente superiori rispetto a quelli in acquisto.
Anche il titolo più corto in assoluto, il 7,75% scadenza 2019 (Isin USP97475AN08) ha lasciato sul terreno l’1% (44 $), sebbene sia a luglio sia ad agosto avesse già toccato i 40 $. Anche in questo caso si sono registrati forti volumi in “sell”. La risposta alla domanda del vendere o compare viene quindi data dal mercato, che sembra decisamente improntato nella seconda direzione.

La situazione appare più indecifrabile proprio per i Pdvsa, presenti con quattro emissioni su Tlx e il cui rating è CCC-, identico a quella del governativo, perché si tratta di due facce della stessa medaglia.
Malgrado tutto regge l’8,5% Sink 02nv17 (Isin USP7807HAK16): ieri ha addirittura registrato un mini incremento di quotazione dello 0,3% restando ancorato sui 94 $.
Il mercato disconosce quindi in parte il rischio default e anticipa un possibile salvataggio dell’ultima ora. Non altrettanto avviene per le scadenze lunghe: la 2022 quota sui 42 $, la 2024 sui 30 $ e la 2026 è crollata sotto i 30 $, ma da agosto muove in un laterale stretto. Il quadro generale appare di conseguenza contradditorio e tale da imporre estrema prudenza a chi per lungo tempo ha utilizzato i Venezuela e i Pdvsa come strumenti di trading stretto.

Troppa politica – o meglio bassa politica – aggrava infatti la situazione di un emittente da anni sul filo del rasoio di un default più o meno pilotato.
Fonte: News Trend Online

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