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lunedì 30 ottobre 2017

Bond oggi: un dubbio, i Venezuela pilotati da mani amiche?


Tutto e il contrario di tutto: sulla situazione dei bond del Venezuela e della società petrolifera di Stato Pdvsa le informazioni si succedono a ritmo infernale, spesso contraddicendosi fra loro. Pdvsa ha informato di aver disposto il pagamento per 842 milioni di $ riferito alle cedole del bond scadenza 2020, ma i relativi importi non sarebbero ancora stati versati ai detentori.
Il problema è che a occuparsene c’è JP Morgan, banca statunitense soggetta a possibili restrizioni da parte dell’amministrazione Trump. Intanto alcuni intermediari hanno però confermato di aver già incassato venerdì quanto loro dovuto. Caos quindi. E adesso il problema si sposta al rimborso dell’obbligazione di Pdvsa previsto il 2 novembre, per un ammontare di 1,2 miliardi dollari. 

Il giochino dei politici

L’impressione è che si stia assistendo a una specie di nascondino, con cui il Venezuela vorrebbe minimizzare i suoi problemi di liquidità, garantendo i pagamenti riferiti a bond privi della clausola di possibile posticipazione per 30 giorni e ritardando invece quelli che la consentono.

Gli operatori presenti sulla piazza di Caracas ammettono che c’è chi sta speculando su una situazione paradossale e qualcuno pensa che i flussi di cassa in entrata potrebbero addirittura essere garantiti attraverso trading su tali bond da parte di mani amiche. Vero o falso? Nel primo caso ci si potrebbe attendere il proseguimento nel tempo di questa volatilità di notizie, gestite forse ad arte.
Proprio dalle stesse fonti giunge un’analisi che confermerebbe l’anomalia del contesto: da inizio 2015 l’indice dei titoli di Stato venezuelani ha fatto meglio di quello riferito a tutti i Paesi emergenti. Com’è possibile in un quadro di continue notizie che riferiscono di probabile default di Caracas? Un asset manager venezuelano rincara la dose sostenendo che il pagamento degli 842 milioni di $ non impedisce che stia ripartendo la girandola di rumours secondo cui il 2 novembre si andrà all’inadempienza, sebbene i compratori del relativo bond superino i venditori.

E’ tempo di “buy” o di “sell”?

Inevitabile la domanda che anche tanti piccoli trader e investitori si pongono in Italia: comprare o vendere? La risposta non c’è, poiché i due fronti hanno proprie ragioni per sponsorizzare il “buy” o il “sell”.

Un fund manager di Ashmore Group ha sostenuto che le probabilità di default sono sempre minori e che comunque - in presenza di debolezza su voci di inadempimenti da parte di Caracas - scatterebbero ottime occasioni per aumentare l’esposizione sui bond legati al Venezuela. Del tutto opposta la posizione di altri fund manager, che temono una ristrutturazione del debito a medio termine, con uno “switch” dal dollaro ad altre valute.
In sintesi l’incertezza è totale e tale resterà ancora a lungo, salvo colpi di scena sul fronte politico.

E intanto le quotazioni

Il punto su quanto sta avvenendo sui mercati è ancora una volta contradditorio. L’emissione Pdvsa 8,5% scadenza 2/11/2017 (Isin USP7807HAK16 a lotto 1.000 Usd) venerdì ha chiuso sui 97,7, con “spread” inferiore a 100 punti e interessanti volumi in acquisto.

Gli investitori non sembrano quindi preoccupati della situazione e credono nel rimborso. La 12,75% scadenza 17/2/2022 (Isin USP7807HAM71 – taglio 1.000 Usd) è tornata invece non lontana dai minimi storici, quotando sui 45,5, ma registrando rilevanti volumi in “bid”. La 6% scadenza 2024 (Isin USP7807HAT25 – lotto 1.000 Usd) infine ha sì messo a segno un rimbalzo del 7,2% nell’ultima seduta, restando però ancorata sotto quota 30.
Il mercato insomma continua a scommettere su occasioni di brevissimo periodo piuttosto che su posizionamenti di medio e lungo termine. E così sarà probabilmente ancora per tanto tempo. 
Fonte: News Trend Online

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