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venerdì 6 ottobre 2017

Bond emergenti più interessanti dei Paesi core

 
Tim Haywood, responsabile delle strategie obbligazionarie absolute return di GAM, spiega che una delle principali sfide per gli investitori obbligazionari è la scelta del momento in cui focalizzarsi sulla ricerca di beta e quando invece sia opportuno adottare un approccio long/short. L’obiettivo dei nostri fondi è semplice: conseguire risultati positivi indipendentemente dall’andamento del mercato obbligazionario e dall’ampiezza o dai movimenti sullo spread.
Durante la crisi finanziaria e il conseguente crollo di Lehman la nostra performance ha avuto un rallentamento relativamente ridotto - spiega Tim Haywood -. Ci siamo ampiamente protetti dai subprime, posizionamento che ci ha ripagato appieno, con il nostro portafoglio obbligazionario interessato da un significativo rimbalzo nel primo trimestre del 2009. Altri periodi di sofferenza sono stati il 2014, quando abbiamo ritenuto il posizionamento sulla duration troppo costoso (da allora siamo diventati più sensibili al momentum nelle nostre strategie obbligazionarie e sui tassi) e il 2015, quando le strategie obbligazionarie absolute return hanno fatto fatica.
Quest’anno i rendimenti obbligazionari sono cresciuti fino a marzo, per poi crollare a giugno, prima di un altro rimbalzo e un altro crollo. Il credito si è in un certo qual modo messo in una posizione scomoda in cui le obbligazioni a 5 anni con rating A e tripla B hanno spread di credito medi intorno ai 200 punti base in Europa, mentre gli omologhi con rating investment grade registrano spread di credito medi di soli 49 punti base.
Eterogenei i driver della performance. Abbiamo ricavato dai tassi nella prima parte dell’anno, ma è stato più difficile nei mesi a seguire data la fase laterale che ha investito il mercato - spiega Tim Haywood -. In altri ambiti, abbiamo registrato guadagni in crescita nel credito e nel mercato valutario. Abbiamo mostrato poca fiducia nei confronti del biglietto verde per tutto l’anno, sebbene ultimamente stiamo tornando sui nostri passi.
Storicamente siamo sempre stati in grado di generare rendimento anche nelle fasi di caduta, in termini di prezzi, dei mercati obbligazionari - spiega Tim Haywood -. Guardando al prossimo futuro, crediamo sia lo scenario di prezzi al ribasso quello predominante e non vediamo all’orizzonte fasi di guadagni sostenibili sui prezzi obbligazionari, anzi proveremo ad intercettarli. Il sostegno del QE comincerà ad affievolirsi. I rendimenti attuali, al netto dell’inflazione futura, lasciano rendimenti a zero, o comunque molto bassi, nei Paesi core. Mercati emergenti e segmenti non tradizionali del credito offrono entrambe buone opportunità di investimento obbligazionario.
Il nostro posizionamento in termini valutari è estremamente variabile, con una netta riduzione del nostro grado di negatività nei confronti del dollaro - spiega Tim Haywood -. Rimanendo in tema di investimenti legati alla politica, abbiamo elaborato una strategia per proteggerci dalle crescenti tensioni in Corea del Nord, adottando un posizionamento di pair trading tra i CDS cinesi e sud coreani, che abbiamo conservato fino alla fine di agosto.

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