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lunedì 9 ottobre 2017

Bomba per l'economia europea: domani l'indipendenza catalana?


 
Secondo indiscrezioni di stampa domani alle 18 il presidente catalano  Carles  Puigdemont sarebbe pronto a dichiarare l'indipendenza unilaterale della Catalogna.
L'escalation
Si tratterebbe del primo passo per l'escalation di una situazione già di per sè incandescente che potrebbe costringere Madrid ad applicare l’articolo 155 della Costituzione, che recita "Qualora una Comunità Autonoma non dovesse ottemperare agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, oppure si comporti in modo tale da attentare agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidenza della Comunità Autonoma o con l'approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie per obbligarla all'adempimento forzato dei suddetti obblighi o per la protezione dei suddetti interessi. Il Governo potrà dare istruzioni a tutte le Autorità delle Comunità Autonome per l’esecuzione delle misure previste nel comma precedente. Tradotto in altre parole il governo centrale potrebbe applicare una serie di provvedimenti restrittivi sull'autonomia concessa in passato al governo catalano arrivando addirittura a sostituire il presidente  Puigdemont con un rappresentante voluto da Madrid, in attesa di nuove elezioni per un nuovo parlamento regionale Purtroppo il problema si pone proprio in questo secondo caso: il suo scioglimento, infatti, è previsto solo per volontà del presidente della Comunità Autonoma. Diversa (Amburgo: XA6.HM - notizie) , ovviamente, l'interpretazione di Madrid che vede nelle sue mani il potere di azzerare la camera catalana. Intanto ieri sono scesi in piazza migliaia di catalani favorevoli all'Unione con Madrid, in risposta ai vari cortei dei separatisti. La situazione catalana appare dunque particolarmente intricata per la presenza sullo stesso territorio di una frattura interna tra gli abitanti della regione autonoma.
Le ripercussioni economiche
A preoccupare sono più che altro le ripercussioni economiche che si abbatterebbero sulla nazione. I vertici di CaixaBank (Amsterdam: CB6.AS - notizie) insieme a quelli di Banco Sabadell hanno già fatto sapere di essere pronti ad abbandonare la Catalogna per spostare le proprie sedi ad Aliacante aiutate anche dalle nuove leggi che il governo centrale sta mettendo a punto per facilitare il trasferimento in caso il processo di indipendenza prosegua. In fase di addio anche il gigante tecnologico Service Point Solutions, pronto per trasferirsi a Madrid, il gruppo tessile Dogi International Fabrics e il biotecnologico Oryzon Genomics (Madrid: 29226620.MA - notizie) . Sempre a Madrid troverà nuova casa, paradossalmente, la Sociedad General Aguas de Barcelona, che si occupa delle forniture d'acqua per la città di Barcellona, capitale della Catalogna. A rischio anche i rendimenti dei decennali spagnoli, sotto pressione per il pericolo di aumento del rischio e del divario con lo spread sui corrispettivi tedeschi e il conseguente aumento dei tassi di interesse. Tutto questo spingerebbe a una fuga degli investimenti internazionali in Catalogna che rappresentano un quarto di tutti quelli fatti in Spagna. Intanto il primo conto è già stato pagato: nella prima settimana con la conferma dell'indipendenza la borsa di Madrid ha segnato in 5 sedute una perdita pari a 20 miliardi di euro con una capitalizzazione che da 1.050 miliardi è passata in meno di una settimana a 1.030.
In realtà la volontà di Barcellona di abbandonare la Spagna non trova motivazione nelle difficoltà nate con la forzata convivenza nell'Unione Europea e nelle difficoltà economiche recentemente incontrate dalla penisola iberica, bensì in una lunga storia caratterizzata da una forte identità culturale aumentata dalla presenza di una lingua propria considerata ufficiale insieme allo spagnolo. La zona è riuscita a conquistare lo status di autonomia solo alla fine degli anni 70 (1978) dopo la dittatura franchista durante la quale venne cancellata ogni forma di autonomia, ma è sotto la giurisdizione spagnola dalla fine del 15esimo secolo. Da un punto di vista economico è una delle zone più ricche della Spagna e partecipa alla ricchezza nazionale per il 19% del Pil con oltre 65 miliardi di euro di export per una popolazione che è il 16% di quella dell'intera Spagna. Ad accelerare le spinte separatiste sono state le misure d'austerity imposte con la crisi del 2008.


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