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giovedì 26 ottobre 2017

Bce: acquisti a 30 miliardi da gennaio. Euro in calo


La Bce ha deciso: da gennaio acquisti mensili per 30 miliardi mentre i tassi rimarranno invariati. La decisione è stata comunicata in tarda mattinata. Mario Draghi è chiamato a spiegare come traghettare i mercati al di là delle storiche misure di stimolo cui la stessa Bce ha dato vita per salvare l'euro dalla crisi che lo ha travolto nel 2012.
E proprio la moneta unica che crolla a 1,174 sul dollaro contro l'ultima quotazione di 1,1814 dollari. 

Cosa aspettarsi ora? 

Il sostegno della Bce ai mercati, dunque, resterà ancora presente sebbene con una forza leggermente inferiore all'attuale così come resterà anche l'impegno a reinvestire i bond in scadenza "per un lungo periodo" oltre la fine degli acquisti.

Non solo ma il numero uno della Bce ha confermato che il nuovo step sarà attivo fino a settembre senza però escludere un prossibile prolungamento qualora ce ne fosse bisogno o addirittura un incremento degli acquisti in caso di scenari macro particolarmente negativi. al centro dell'atteznione del board ancora l'inflazione: quella di fondo, secondo le parole di Draghi, ha registrato un lieve aumento negli ultimi mesi, ma troppo poco rispetto a quanto auspicato e previsto, il che rende necessario un grado molto elevato di accomodamento monetario per favorire ulteriori spinte inflazionistiche.

Il rischio che le condizioni di fondo cambino virando in peggio esiste ed anche per questo Draghi ha ricordato che la Bce è sempre pronta ad aumentare l0attivita' in termini di entità e/o durata. Non solo ma ha anche specificato che la presenza di aiuti è ancora necessaria affinchè l'inflazione core continui a rafforzarsi e sostenga gli sviluppi nel medio termine.
E i mercati festeggiano: alle 14.30, infatti, il Ftse Mib superava l'1,07% con 22.687 punti, maglia rosa d'Europa (escludendo Madrid che corre però grazie alal svolta nella crisi catalana) visto che il Dax non andava oltre lo 0,6%, il Cac40 era a 0,85% e il Ftse 100 a 0,45%. 

Le attese degli analisti

Attualmente il QE della BCE si aggira sui 60 miliardi di acquisti mensili e l'attenzione degli analisti si basava principalmente sulla riduzione del ritmo degli acquisti da iniziare a dicembre, ovvero alla fine del primo step di ammorbidimento (tutto iniziò con 80 miliardi tagliati a dicembre 2016 agli attuali a 60 miliardi fino a dicembre di quest'anno) e da protrarre nel tempo fino al definitivo esaurirsi delle misure di stimolo.

Anche perchè la durata della nuova fase potrebbe proiettare ansie sui mercati. Gli osservatori si aspettavano un taglio che porti l'ammontare tra i 30 e i 40 miliardi ma l'ago della bilancia sarà con ogni probabilità, il dato sull'inflazione: i timori erano per un andamento ancora lento, come visto negli ultimi mesi, troppo lento per riuscire a raggiungere quel target del "poco sotto il 2%" che da anni è stato fissato.
Inutilmente. Crescita, occupazione, salari e aumento dell'inflazione, in teoria, dovrebbero essere tutti punti collegati tra loro: in caso di aumento di uno solo di questi elementi, si provocherebbe un effetto domino sugli altri. Almeno in teoria. Nella realtà, come l'economia Usa insegna, adesso la situazione vede uno scollegamento fra tutti quanti loro.

Washington, infatti, conferma che un calo della disoccupazione, un aumento della redditività delle imprese e una spinta sul PIL non coincidono necessariamente con un aumento dei salari e un conseguente, convinto, aumento dell'inflazione. Le motivazioni, come detto più volte dalle rispettive banche centrali, potrebbero essere fattori temporanei, il che spiega il generale cambio di rotta che si sta vedendo sulla scena internazionale.
Le proiezioni della Bce sull'evoluzione dell'inflazione vedono un 2019 all'1,5%, troppo poco rispetto alal volontà di Francoforte che in sè ha già pianificato l'iter: prima si lima la serie di acquisti e solo dopo si procederà a rivedere i tassi. Cosa puntualmente avvenuta. 
Fonte: News Trend Online

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