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giovedì 12 ottobre 2017

Atarassia imperturbabile

 
La giornata di ieri in Europa doveva fornire la risposta del Governo spagnolo alla quasi secessione decretata dalla Catalogna e quella dei mercati circa le loro aspettative su come andrà a finire la questione.
Ebbene, possiamo constatare che lo strappo non c’è stato e la risposta del governo Rajoy è stata meno dura di quanto avrebbe potuto essere. Formalmente viene concesso a Puigdemont ha di chiarire ufficialmente entro 5 giorni se l’indipendenza è stata dichiarata oppure no. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) primo caso scatterebbero le misure previste dall’art. 155 della Costituzione spagnola, con la revoca dell’autonomia per la Catalogna ed il passaggio della polizia locale sotto il controllo dello stato centrale. La risposta è apparentemente molto chiara. Ma in realtà mostra un tentennamento da parte del governo, quasi in risposta al tentennamento di Puigdemont , che martedì ha sospeso l’indipendenza subito dopo averla dichiarata per tentare di concordar la Catal-exit con Rajoy. Sostanzialmente quel che fa sperare in un esito incruento è la concessione dei 5 giorni di tempo ulteriore, che permetterà, da un lato, alla diplomazia segreta di trattare una via d’uscita che salvi la faccia a tutti, e dall’altro all’opposizione catalana ostile all’indipendenza di alzare ancora la voce e ridimensionare quella degli indipendentisti. Il mercato ha gradito e dopo una mattinata un po’ incerta, ha assegnato alle borse più coinvolte nelle vicende catalane la possibilità di rimbalzare con decisione. L’indice di Madrid ha recuperato +1,34% e il nostro Ftse-Mib +0,97%. Inconsistenti i movimenti delle altre borse europee e sostanzialmente anche quelli delle borse americane, dove è andata in scena la solita tranquilla giornata di mesto rialzo, con un piccolo ritocco dei massimi storici da parte di Dow Jones, SP500 che ha praticamente ripetuto il massimo ciel giorno precedente e Nasdaq100 quasi. Tra tanta noiosa normalità l’unico aspetto di un certo interesse è il fatto che l’indice Vix, che registra la volatilità implicita sulle opzioni dell’indice SP500 e rappresenta la paura di calo che i market maker si fanno pagare, pur essendo sceso, come è normale quando l’indice azionario sale, non ha ancora avvicinato i minimi di 3 giorni fa. Questa divergenza di comportamento tra indice che fa nuovi massimi e Vix che non riesce a fare nuovi minimi, potrebbe rappresentare l’anticipazione di una fase di maggior consapevolezza del rischio da parte degli investitori. Ovviamente per confermare questa ipotesi occorrerebbe uno storno rilevante da parte del mercato azionario, che per ora non si vede, nonostante che l’Amministrazione Trump si stia caratterizzando per la litigiosità e le polemiche piuttosto che per i fatti concreti.
Sul listino italiano, dopo una partenza molto cauta, sono tornate a brillare le banche, che hanno quasi tutte rimbalzato con un certo vigore, dopo che il Fondo Monetario Internazionale, con le parole di Cottarelli, responsabile dell’osservazione sull’Italia, ha dichiarato che la riduzione delle sofferenze da parte del sistema bancario italiano sta procedendo spedita e non necessita di ulteriori accelerazioni. E’ un assist alle lamentele italiane, che in questi giorni sono diventate sport nazionale, anche per bocca del sempre cauto ministro Padoan, contro la bozza di direttiva della Vigilanza BCE, che propone dal prossimo anno un percorso per la svalutazione delle sofferenze bancarie ben definito nei tempi e soprattutto più veloce delle attuali procedure discrezionali. 
Nel complesso, comunque, non si vede nulla di significativo in grado, per ora, di modificare il tranquillo tra tran delle borse più importanti. Lo stallo spagnolo in attesa di scelte concrete, toglie un motivo immediato agli investitori per agire. Lo stesso fa la situazione coreana, dove possiamo registrare che il temuto lancio missilistico da parte del “piccolo uomo-razzo”, in occasione della festa del Partito, non c’è stato. E’ possibile che i cinesi abbiano intensificato l’interdizione in occasione del congresso del Partito Comunista Cinese, che comincerà la prossima settimana e non può essere disturbato da missili che volano e borse che cadono.
In questi giorni inizia anche la stagione delle trimestrali americane. Ma anche qui i mercati, ormai abituati dai precedenti trimestri a percentuali record di società che battono le stime degli analisti, non si aspettano sorprese negative.
E’ chiaro che questo stato di “atarassia” epicurea dei mercati non è normale. Ma non è che l’effetto prolungato della quantità di anestetico liquido iniettato dalle banche in anni di Quantitative Easing e fino a quando resterà in giro tutta questa liquidità è difficile che suoni la sveglia della volatilità.
Per cui non resta che adattarsi a questa giostra, comunque piacevole per l’investitore statico, ma meno per chi fa trading e cerca di sfruttare la volatilità.
Consapevoli che prima o poi il gioco cambierà. Ma per ora ogni nube che si presenta all’orizzonte viene spazzata dal venticello dell’euforia che tanta liquidità quasi gratis continua a soffiare sui mercati.

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