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lunedì 16 ottobre 2017

Asia in rialzo. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna lo 0,47%


Dopo il moderato guadagno con cui Wall Street aveva chiuso l'ottava (il migliore dei tre principali indici Usa era stato venerdì il Nasdaq, apprezzatosi dello 0,22%), l'inizio di settimana per i mercati asiatici è invece di netto rialzo, con lo sguardo degli investitori rivolto soprattutto sui dati macroeconomici.
La lettura relativa a settembre ha confermato la convinzione di quanti considerino la debolezza dell'inflazione Usa strutturale più che temporanea, riducendo le aspettative per un nuovo rialzo dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve (Fed) in dicembre. Questo nonostante l'ottimismo espresso domenica dalla chairwoman Janet Yellen, che si è detta convinta che la debolezza dei prezzi sia destinata ad esaurirsi (convinzione condivisa per altro dai numeri uno di Banca centrale europea, Mario Draghi, e Bank of England, Mark Carney).

Inflazione nel mirino anche in Asia: secondo quanto comunicato domenica dall'Ufficio nazionale di Statistica di Pechino, in Cina la crescita dei prezzi al consumo ha rallentato in settembre all'1,6% annuo dall'1,8% di agosto, in linea con le attese degli economisti. E a fronte di una tendenza generale più che positiva (l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, è in progresso per la quinta sessione consecutiva, consolidandosi sui massimi di dieci anni), sono proprio le piazze della Cina continentale a registrare le performance peggiori.

A circa un'ora dallo stop alle contrattazioni, infatti, lo Shanghai Composite è in declino intorno allo 0,20% contro uno Shanghai Csi 300 appena sotto la parità. Fa decisamente peggio lo Shenzhen Composite, in ribasso dell'1,20% circa. Netto rialzo invece per Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in progresso di quasi l'1% (e la performance è appena peggiore per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China).
Sul fronte valutario, il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa Usa nei confronti delle altre dieci principali monete, è in marginale progresso dopo avere perso lo 0,60% la scorsa ottava, mettendo fine a una striscia di rialzi durata quattro settimane (da inizio 2017 l'indice è comunque in declino dell'8%).

A Tokyo il Nikkei 225 ha chiuso con un rialzo dello 0,47% (ha fatto meglio l'indice più ampio Topix, apprezzatosi dello 0,62%), consolidandosi sui massimi dal 1996. Tra le materie prime, il petrolio continua a guadagnare mentre l'oro è sostanzialmente invariato. Tra i metalli industriali il rame guadagna quasi l'1% a Londra dopo avere toccato i massimi dall'aprile 2013 a Shanghai.
Bene anche l'iron ore: secondo Metal Bulletin il minerale di ferro (con purezza del 62%) ha segnato un balzo del 4,1% venerdì a 62,53 dollari la tonnellata, in recupero dai minimi di tre mesi toccati mercoledì, con il maggiore apprezzamento giornaliero dallo scorso 31 luglio. Abbastanza per sostenere il settore minerario a Sydney (i colossi Bhp Billiton e Rio Tinto sono in rally del 2-3%), contribuendo al progresso dello 0,56% dell'S&P/ASX 200.

Più moderato l'apprezzamento di Seoul, con il Kospi comunque in crescita dello 0,20% circa.
(RR - www.ftaonline.com)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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