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lunedì 2 ottobre 2017

America: uragano debt deflation!

 
E’ inutile che nonna Yellen cada dal pero facendo finta di non comprendere per quale motivo l’inflazione salariale è morta e sepolta, inutile che Mario Draghi esprima tutta la sua fiducia sul raggiungimento degli obiettivi di inflazione, l’uragano “debt deflation” è in piena azione, non c’è alcuna speranza per uscire dall’occhio del ciclone…
Ad agosto gli americani hanno continuato a spendere, i consumi sono aumentati, ma a un passo molto debole, cosa che suggerisce che l’inflazione continua a crescere in modo modesto. (…)  Secondo quanto riportato dal dipartimento del Commercio, le spese per consumi sono salite dello 0,1%, in linea con le aspettative.
In luglio il dato era aumentato dello 0,3% (invariato dalla prima stima). I redditi personali sono cresciuti dello 0,2%, anche in questo caso come previsto, dopo il +0,4% di luglio (invariato dalla prima stima). Il tasso di risparmio in giugno si è attestato al 3,6%, invariato rispetto al mese precedente, ma molto al di sotto del 5,1% di giugno 2016.  America 24
Quindi si risparmia di meno 3,6 % rispetto al 5,1 % ma non si consuma di più, quindi la deflazione da debiti continua ad erodere il potere di acquisto della classe media americana…
La misura preferita dalla Federal Reserve per calcolare l’inflazione, il dato Pce (personal consumption expenditures price index), è cresciuta dello 0,2% in agosto su base mensile, mentre su base annuale, ovvero rispetto ad agosto 2016, è salita dell’1,4%, in linea con il mese precedente, ma al di sotto del 2% considerato ottimale dalla Federal Reserve.
Pure in Europa, l’inflazione va che è una meraviglia…
Pensa che Mario chiede pure l’inflazione salariale, dopo aver imposto a mezza Europa la deflazione salariale, soprattutto all’Italia con la famigerata letterina dell’autunno 2011…
Come si dice, ah si hanno la faccia come …l’inflazione!
Secondo il Wall Street Journal, il falco Kevin Warsh avrebbe avuto un incontro con Trump, in vista del nuovo incarico alla Fed, uomo favorevole alla deregulation, un falchetto che verrà presto trasformato in colomba visto che Donald Trump ama definirsi un uomo a basso tasso di interesse.
Nel frattempo la Fed di Atlanta conclude la sua previsione sul pil del terzo trimestre intorno al 2 % partendo dal 4 % e quella di New York abbassa ancora l’asticella al 1,5 % e mancano ancora gli effetti degli uragani non ancora incorporati nei dati.
Evoluzione del PIL reale del PIL di Atlanta Fed per il 2017: Q3
Un certo Maynard amava dire che il mercato può restare irrazionale molto più a lungo di quanto tu possa restare liquido, godetevi la vita e le cedole, dimenticate i mercati azionari, al momento opportuno, la verità non mancherà di essere figlia del tempo!
Nei giorni scorsi il fantasma dei CDO principali responsabili della Grande crisi, della Grande recessione, sono tornati...
È un ritorno straordinario per un mercato di circa 70 miliardi di dollari per i CDO sintetici, che si sono elevati a infamia durante la crisi e che poi sono svaniti nell’oscurità dopo aver quasi distrutto il sistema finanziario. Ma forse il più sorprendente twist è Citigroup stessa. Meno di un decennio fa, la banca è stata costretta a un salvataggio da parte dei contribuenti dopo aver subito grandi perdite su simili titoli legati alle ipoteche. Adesso in molti  dicono che Citigroup è responsabile di oltre la metà delle nuove emissioni che ci sono in commercio, anche se i numeri precisi sono difficili da trovare.
Questa volta, Citigroup dice, chesta facendo le cose in modo diverso. Le emissioni sono progettate in modo tale da isolarla da qualsiasi perdita, dando agli acquirenti affamati di rendimento la  possibilità di raccogliere rendimenti del 20% o più. Il mercato di oggi è  solo una frazione della dimensione prima della crisi. Ma poiché anni di tassi di interesse bassi hanno spinto gli investitori verso prodotti più rischiosi, la ripresa dei CDO sintetici potrebbe essere uno dei segni più chiari della bolla nei mercati del credito.
Consiglio davvero a tutti di rivedersi il film “The big short”, consiglio di osservare attentamente la tempistica della grande lavagna del gestore Michael Burry…
Nel 2005 l’eccentrico manager di un hedge fund Michael Burry scopre che il mercato immobiliare statunitense è estremamente instabile, essendo basato su mutui subprime ad alto rischio. Giungendo alla conclusione che il mercato crollerà e identificando il probabile punto di inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007(…) Questo comportamento, al tempo illogico e apparentemente privo di buon senso, attira le ire degli investitori di Burry, che credono che egli stia sprecando il loro denaro, e gli chiedono di sospendere la sua attività, ma lui rifiuta. Man mano che il momento del collasso si avvicina, i suoi investitori perdono la loro fiducia nel fondo d’investimento di Burry e considerano la possibilità di ritirare i propri soldi investiti
Ah dimenticavo! Confermo l’obiettivo del cross euro dollaro diretto verso quota 1.16 o qualcosa di meno, mentre  il DAX sta disperatamente provando a fare nuovi massimi, riguardatevi la struttura del famigerato grafico che sino ad oggi ha dato ben sei trend positivi su sei, la volatilità prima del grande crollo è notevole, nei prossimi giorni la risposta.

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