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lunedì 30 ottobre 2017

Acri, indagine "Gli italiani e il risparmio"

Sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, domani sarà celebrata a Roma la 93ª Giornata Mondiale del Risparmio, da sempre organizzata da Acri, l'Associazione che rappresenta le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa.
Interverranno il Presidente di Acri Giuseppe Guzzetti, il Presidente di Abi Antonio Patuelli, il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, il Ministro dell'Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan.
Come ogni anno, alla vigilia della manifestazione Acri presenta i risultati dell'indagine sugli Italiani e il Risparmio, che da diciassette anni realizza insieme a *Ipsos *per questa occasione.
I risultati sono suddivisi in due macroaree: la prima, comune a tutte le rilevazioni (dal 2001 al 2016), che consente di delineare quali siano oggi l'atteggiamento e la propensione degli Italiani verso il risparmio, evidenziando i cambiamenti rispetto al passato; la seconda focalizzata sul tema specifico della Giornata, che quest'anno è "Risparmio: quali prospettive".
IN SINTESI 

La crisi non è ancora finita, ma il clima di fiducia migliora, anche se con una forte polarizzazione tra il Nord e il Sud del Paese, così come tra chi sta male e chi sta bene. Cresce la percezione dell'importanza dell'Europa e gli italiani riscoprono il significato e le prospettive dell'appartenenza all'Unione Europea, nonostante le delusioni e l'insofferenza per le regolamentazioni imposte.
Anche sul futuro dell'Italia si è meno sfiduciati che nel passato.
Si registra un "lento ritorno alla normalità", dove timori e preoccupazioni, pur ancora presenti, stanno lasciando spazio a un atteggiamento più tranquillo e fiducioso sul futuro. La crisi per la prima volta sembra allontanarsi e determina una maggiore propensione a consumare, anche a scapito dell'ansia per il risparmio, che oggi per gli italiani va perseguito senza troppe rinunce.
L'importanza percepita del risparmio per le proprie esigenze di tutela e di progettazione del futuro è comunque forte; al contempo cresce la consapevolezza del suo ruolo sociale con un'apertura a renderlo un attivo strumento di sostegno diretto a iniziative sociali con una forte valenza etica, specie scientifica o umanitaria, anche se in quest'ambito gli elementi di diffidenza rispetto alla sicurezza dell'investimento risultano ancora difficili da scalfire.
Ripartono i consumi: l'italiano si mostra molto più aperto che in passato, anche se si conferma attento e volto a ponderare bene le proprie scelte. Il 2017 mostra un "lento ritorno alla normalità": paura e preoccupazioni, pur ancora presenti, stanno lasciando spazio a un atteggiamento più tranquillo e fiducioso nel futuro.
Anche se permangono forti differenze, soprattutto territoriali: mentre nel Nord Ovest si registrano i principali segni di ritornata fiducia, nel Sud questi segni sono molto poco presenti, quando non del tutto assenti. 
Complessivamente, il numero dei fiduciosi sul miglioramento della propria situazione personale è nettamente superiore a quello degli sfiduciati (12% gli sfiduciati, 22% i fiduciosi, saldo +10 a favore di questi ultimi come lo scorso anno), anche se il 64% degli intervistati non si attende cambiamenti della propria situazione economica.


Il maggior recupero di fiducia si registra tra gli individui fra i 31 e i 44 anni, con un saldo positivo superiore alla media della popolazione (+19) e un aumento di 9 punti percentuali rispetto al 2016 (era +10).
La situazione economica delle famiglie mostra un trend positivo, dopo l'interruzione dello scorso anno: quelle colpite direttamente dalla crisi sono meno di una su cinque (19% contro il 28% del 2016).
Questa situazione determina un netto miglioramento in termini di soddisfazione rispetto alla propria situazione economica, che torna ai massimi del periodo post-Euro.
Oggi i soddisfatti superano gli insoddisfatti (sono il 56% contro il 44% di insoddisfatti), con un incremento di 5 punti percentuali rispetto al 2016.


Da un'attenta analisi emerge, però, un'Italia divisa: il miglioramento è concentrato nel Nord, soprattutto nel Nord-Ovest (oggi c'è il 69% di soddisfatti, 16 punti in più del 2016, mentre nel Nord-Est i soddisfatti sono il 64%, 6 punti in più del 2016). 
Il Centro e il Sud invece arretrano lievemente (-3 punti percentuali), dove i soddisfatti sono il 52% al Centro e il 43% al Sud.
Inoltre si allarga la forbice tra chi se la cava e chi rimane in seria difficoltà. Rimangono, infatti, costanti coloro che si trovano in una situazione di grande insoddisfazione: negli ultimi tre anni sono stabilmente al 15%. Il 6% degli italiani dichiara che nel 2017 la propria situazione economica è migliorata, il 35% che ha mantenuto con facilità il proprio tenore di vita (nel 2016 erano il 32%), mentre sono il 42% (44% nel 2016) coloro che dichiarano di avere sperimentato qualche difficoltà nel mantenerlo.
Prosegue, seppur lievemente, il calo della quota di famiglie che segnalano difficoltà serie a mantenere il proprio tenore di vita: sono il 17% (il 18% nel 2016 e nel 2015, il 23% nel 2014). La percezione della crisi, per la prima volta, sembra attenuarsi, cosa che si riverbera su una maggiore propensione al consumo, anche a scapito del risparmio.
E se l'uscita definitiva da essa (tuttora percepita come grave dall'83% degli italiani) appare ancora lontana, lo è meno dello scorso anno: ci si attende che duri ancora 4 anni e mezzo contro i 5 del 2016.
Nel complesso, considerando l'andamento dei vari indicatori rilevati (personale, territorio, Italia, Ue e mondo) si assiste, dunque, a *una ripresa di ottimismo *(+2% rispetto al -6% dello scorso anno), trainata, oltre che dalla percezione legata al futuro personale, anche da una rinata fiducia nel futuro del proprio territorio (saldo +3), specie nel Nord, e da aspettative nettamente migliori circa l'economia europea (saldo +5 contro il -10 del 2016).

Se si riduce la negatività circa il futuro dell'Italia (con un saldo tra fiduciosi e sfiduciati che va dal -12 del 2016 al -4 del 2017), è la situazione internazionale a destare minore entusiasmo e una crescente preoccupazione (+1 di saldo positivo, era +3 nel 2016).
In uno dei momenti più difficili per l'Ue, gli italiani divengono meno negativi rispetto all'Unione.
Pur criticando l'eccesso di regole (il giudizio è negativo per il 56%), ne valutano la positività più che nel recente passato. Quelli che hanno fiducia nell'Unione Europea (il 51%) tornano a essere maggioritari, seppure di poco. Però, coloro che non hanno per niente fiducia (il 24%) sono molti di più di coloro che hanno grande fiducia (il 17%).


D'altra parte, però, senza l'Unione Europea l'Italia sarebbe più arretrata (62% vs il 30% che pensa il contrario, l'8% non si esprime) e meno importante sulla scena internazionale (60% vs il 31% che pensa il contrario, il 9% non si esprime), avrebbe un minore livello di sicurezza (54% vs il 37% che pensa il contrario, il 9% non si esprime) e meno giustizia sociale (51% vs il 34% che pensa il contrario, il 15% non si esprime); per i più sarebbe anche più povera (48%), ma sono molti coloro che la pensano diversamente: il 41% ritiene che sarebbe più ricca, l'11% non si esprime.
Inoltre cresce (dal 25% al 26% nell'ultimo anno) l'importanza percepita dell'Europa nei prossimi 20 anni; e il numero di coloro che ritengono l'Euro uno svantaggio fra 20 anni diminuisce significativamente: sono il 33% (erano il 36% nel 2015, il 42% nel 2016) anche se oggi circa 2 italiani su 3 ne sono insoddisfatti.
Il numero di italiani propensi al risparmio rimane estremamente elevato: sono l'86% (nel 2016 erano l'88%), di questi sono il 37% quelli che non vivono tranquilli senza mettere da parte qualcosa, il 49% coloro che ritengono sia bene fare dei risparmi senza troppe rinunce.
Torna ai livelli pre crisi la quota di coloro che preferiscono godersi la vita senza pensare a risparmiare: sono il 12% (+1 punto percentuale sul 2016).

Dopo quattro anni consecutivi di crescita, diminuisce di 3 punti percentuali la quota di italiani che affermano di aver risparmiato negli ultimi dodici mesi: passano dal 40% del 2016 al 37% attuale e aumentano coloro che consumano tutto il reddito (41%, erano il 34% nel 2016).
Al contempo diminuiscono le famiglie in saldo negativo di risparmio: dal 25% del 2016 al 21% attuale, perché decresce il numero di coloro che intaccano il risparmio accumulato (dal 19% dello scorso anno al 16% attuale) e diminuisce lievemente anche chi ricorre a prestiti (sono il 5% contro il 6% del 2016).


Tra coloro che hanno risparmiato di più nel 2017 ci sono i giovani (il 41%) mentre le persone fra 31 e 44 anni hanno risparmiato meno (6 punti meno della media della popolazione). Combinando l'andamento del risparmio delle famiglie italiane nell'ultimo anno (2017) e le previsioni per quello futuro (2018), si nota che aumenta il numero di coloro che riescono a "galleggiare" o a migliorare lievemente e si riducono un poco le situazioni problematiche.
Per il 65% degli italiani il risparmio significa attenzione alle spese superflue e agli sprechi: è un atteggiamento di vita, un'attenzione che parte dalle piccole cose e arriva alle più grandi, piuttosto che una costante rinuncia. Si risparmia per il futuro, per tutelarsi personalmente (37%) o – per chi ha figli – per poter pensare al loro futuro (25%).
La preoccupazione per il futuro è confermata dal fatto che il 71% dei lavoratori è preoccupato per il proprio domani dopo la pensione. Tra gli altri motivi per cui si risparmia, il 14% - specie i più giovani – lo fa perché ha in mente un progetto personale, l'8% per un atteggiamento etico, il 7% perché si sente portato come indole, il 4% perché ha in mente un progetto imprenditoriale e vuole avere una propria attività, mentre il 3% perché vi è costretto per ridurre i debiti cumulati.
Detto questo, la sensazione degli italiani è che si faccia un po' meno di ci Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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