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lunedì 30 ottobre 2017

3 azioni per decidere qual è la migliore scommessa sul futuro


Pochi altre azioni, fa notare Jeremy Bowman dalle pagine di The Motley Fool, hanno catalizzato su di sé l'attenzione del mercato negli ultimi anni come quelle della Tesla Motors dell'impetuoso CEO Elon Musk, del colosso del commercio elettronico Amazon.com, e del leader dei nuovi servizi di streaming online Netflix.
Tutte e tre le società, ricorda, hanno generato ritorni strepitosi rivoluzionando in modi diversi i loro rispettivi settori di riferimento e offrendo agli operatori un profilo con molte somiglianze: un'impronta forte d'innovazione, parecchi vantaggi competitivi e un'enorme potenziale di crescita nella prossima generazione. 
Storie di successo, avverte Bowman, che ora pongono gli investitori di fronte a un interrogativo: se le valutazioni per certi aspetti problematiche raggiunte grazie ai guadagni degli ultimi anni giustificano ancora un interesse per i tre titoli; e se sì: quale tra essi si presenta oggi in termini di rapporto rischi/benefici come la più solida scommessa per il futuro.
Ecco allora le sue opinioni su pregi e difetti di Tesla, Amazon e Netflix e il suo giudizio finale. 

3.

Tesla

Un profilo per certi aspetti "controverso" presenta il primo titolo della lista, Tesla Motors (NASDAQ:TSLA), che ha compiuto un balzo di oltre il 1.400% dall'ipo del 2010. Tanto che è adesso piuttosto diffuso tra analisti e operatori un certo scetticismo sulla capacità del gruppo di riuscire, a fronte dell'enorme fiducia accordatagli dal mercato, a rendere il suo business di riferimento, quello delle auto elettriche, tanto profittevole da giustificare l'enorme capitalizzazione raggiunta: Tesla ha ormai un valore di mercato in linea con quelli dei leader dell'industria automobilistica, ma con una differenza di non poco conto.
Se infatti aziende come General Motors o Ford producono milioni di veicoli ogni anno e generano miliardi di profitti, la società di Musk ha bruciato oltre 1 miliardo di cash nel 2016 e la sua produzione annuale è nell'ordine delle decine di migliaia, con 83.922 nuovi veicoli usciti dagli stabilimenti lo scorso anno.
E' per questo che il management è adesso concentrato sull'implementazione degli ambiziosi target di produzione della Model 3, la prima auto "di massa" del costruttore californiano lanciata quest'anno con un prezzo base di 35.000 dollari.

Non sarà facile però, è l'avvertimento, colmare l'ampio gap tra i numeri attuali e gli 1,5 milioni di auto che Musk promette di poter vendere nel 2020. 
Detto questo, fa notare Bowman, anche chi sposa le tesi più ottimiste ha i suoi argomenti da opporre sul fronte dei rischi upside: sulla carta, la Gigafactory che il gruppo sta costruendo nel deserto del Nevada, in joint venture con Panasonic, avrà una capacità di produzione di batterie praticamente uguale a tutta l'attuale produzione mondiale, e potrebbe contribuire ad abbassare significativamente i costi e far da catalizzatore per un'espansione del mercato.
Il che, in un contesto sempre più favorevole per i costruttori di auto che si concentrano sulle rinnovabili, offre a Tesla una posizione di sicuro vantaggio di fronte agli altri playerattivi nel mercato dei veicoli elettrici.

Senza contare che l'ambizione di Tesla è quella di diventare molto di più di una tradizionale casa automobilistica: quel che propone Musk è una società che vuol mettersi all'incrocio di numerosi settori: automotive, utility, stoccaggio di energia; un'ambizione che spiega come siano possibili certe affermazioni dell'eclettico CEO: a giugno scorso, ha sostenuto che Tesla ha il potenziale per diventare una società da 1000 miliardi di dollari. 
Conclusione: promettente, ma senza profitti e con qualche problema recente di produzione, Tesla è in assoluto il titolo più rischioso tra i tre considerati, perché i livelli di capitalizzazione raggiunti si fondano sulla convinzione che vendita di auto elettriche, business legato alla Gigafactory e altri impegni sul fronte delle rinnovabili diventeranno "big businesses": il che è possibile, ma non è affatto garantito.

2.

Netflix

Presenta un profilo un pò meno rischioso di Tesla, ma scambia con una valutazione altrettanto "stellare" e ha pochi profitti da offrire al mercato - segno anche che il suo successo tra gli investitori è dovuto più alle alte aspettative sui risultati futuri che ai numeri del presente -  il colosso dello streaming online Netflix (NASDAQ:NFLX), reduce in questi giorni per la seconda volta da una trimestrale chiusa con una impressionante crescita del numero di nuovi abbonati ai servizi della sua piattaforma.
Anche in questo caso, ci tiene a sottolineare Bowman, non mancano i critici del modello di business della compagnia, che ha fatto in questi anni ampio ricorso per crescere alla leva finanziaria, e deve adesso fare i conti con un free cash flow negativo che potrebbe rivelarsi un boomberang se la concorrenza riuscisse a colmare il divario rispetto all'offerta o se il brand Netflix dovesse perdere smalto tra i consumatori di contenuti video: per gli analisti più "orsi", la società potrebbe finire per diventare uno tra i tanti attori dell'industria dello streaming, ma con fondamentali molto meno solidi dei concorrenti.
Detto ciò, fa notare Bowman, l'azienda è al momento indiscutibilmente leader del suo settore; continua, a distanza di due anni dal completamento del suo piano di espansione globale, a crescere a ritmi più rapidi che mai; e con i suoi 110 milioni di abbonati è incomparabilmente avanti rispetto a concorrenti come Amazon, Hulu, HBO, e ai vari network televisivi, come Disney, che stanno appena cominciando a mettere piede nel business dello streaming.
Adesso, la società progetta di spendere 7-8 miliardi per contenuti il prossimo anno, molto più dei suoi peer, e questo potrebbe ulteriormente rafforzare la sua leadership e il suo potere di fissazione dei prezzi dell'offerta: non a caso, l'azione ha messo a segno un forte balzo all'inizio di questo mese quando il management ha annunciato un ritocco del costo degli abbonamenti.
Altro punto a favore: la reputazione del gruppo come produttore di contenuti originali di qualità sta crescendo, come dimostrano i 20 Emmy awards vinti quest'anno e l'impatto che sta avendo sul modo stesso di produrre a Hollywood.
Conclusione: se, come sembra nell'ordine delle cose, i contenuti video su Internet sono destinati a rimpiazzare gradualmente la TV via cavo nei prossimi 20 anni, non c'è dubbio che Netflix sia in prima linea per approfittare di questa transizione.

Ma il modello di business della compagnia presenta dei rischi downside da non sottovalutare. 

1. Amazon, un'azienda sul tetto del mondo. 

Infine, Amazon (NASDAQ:AMZN), che non soltanto è ormai soprannominato "il negozio che vende tutto", ma ha ambizioni che superano di gran lunga quelle di un semplice retailer online.
La società, ricorda Bowman, è infatti anche leader nel mercato del cloud computing, e sta costruendo posizioni solide in un'ampia serie di mercati, da quello dello streaming video già visto per Netflix a quello degli assistenti vocali, con il suo Alexa.
Quanto al suo core business, Bowman ricorda che la società di Bezos è riuscita a realizzare una sapiente fidelizzazione dei clienti della sua piattaforma di commercio elettronico grazie al servizio di abbonamento Prime, che garantisce numerosi vantaggi negli acquisti, come il servizio di spedizione gratuita in 48 ore, pacchetti gratuiti di contenuti video e presto sconti nel settore alimentare grazie all'acquistizione di quest'estate della catena di cibi bio Whole Foods: il suo dominio tra i retailer, spiega, è ormai tale che anche semplici rumors di un suo ingresso in nuovi segmenti di business provocano enormi sconvolgimenti tra i titoli azionari coinvolti.
Nel frattempo, la società continua a crescere a ritmi impressionanti: lo scorso anno, la società ha generato 150 miliardi di ricavi, e il suo giro d'affari cresce a un ritmo di oltre il 20%.
Piuttosto striminziti, non manca di notare Bowman, sono ancora i suoi margini di profitto, che Amazon ha finora sacrificato sull'altare dell'espansione della sua quota di mercato e della piena soddisfazione della clientela, alla base della crescita esponenziale del fatturato.

Ma la reputazione di Amazon - bassi prezzi e ottimo servizio clienti - gli garantisce un potere sul mercato così ampio che l'unico vero rischio è forse ormai solo quello legato a un non impossibile intervento dell'antitrust per evitare la fagocitazione dei concorrenti.
Conclusione: anche la valutazione del colosso di Bezos presenta dei rischi downside, ma Amazon è ottimamente posizionata in così tanti segmenti a rapida espansione che è difficile pensare che i suoi livelli di crescita possano rallentare significativamente nei prossimi anni.

Se c'è dunque una società che può sperare di raggiungere una capitalizzazione da 1000 miliardi di dollari, il suo indirizzo è a Seattle.





Fonte: News Trend Online

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