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mercoledì 27 settembre 2017

Wef: nel futuro ci sono rischi di shock globali

 
La grande crisi è esplosa circa 10 anni fa e di fronte ai pericoli che si profilavano all’orizzonte le grandi banche centrali sono corse ai ripari.
La metamorfosi del mondo
Ma le tante onde d’urto si sono abbattute su tutti i settori ed in ogni ambito dell’economia, della finanza e della politica. La prima conseguenza, ancora oggi spesso sottovalutata quando addirittura non ignorata, è il fatto che, per ovvi motivi di sopravvivenza, l’intero sistema ha dovuto dar vita ad una vera e propria metamorfosi. Per questo motivo i tagli agli investimenti e lo sviluppo di tecnologie che permettessero l’ottimizzazione massima dei risultati hanno portato con sè un cambiamento delle norme e degli equilibri che hanno sempre regolato il sistema. Una trasformazione include anche una flessibilità del mondo del lavoro il quale, però, non si è adeguato sul fronte degli ammortizzatori sociali. Il posto fisso è ormai realtà lontana dagli attuali schemi mentali ma questo non ha portato ad altrettante misure per proteggere il lavoratore nei periodi in cui passa da un incarico ad un altro.
Il nuovo che si avvicina
Non solo, ma anche il ruolo impiegatizio così come le conoscenze che la scuola e l’università infondono, non sono più parallele a quelle necessarie per l’attuale universo lavorativo. Un gap, presente soprattutto in Italia, che pone anche le altre nazioni di fronte a rischi molto forti di shock globali.  A sottolineare il problema è il World Economic Forum, con la sua classifica sulla competitività ai cui vertici si posizionano, come nel passato, Svizzera, Usa e Singapore mentre l’Italia si trova solo al 43esimo sui 137 Paesi in esame, sebbene sia un risultato frutto di una promozione (1 posto) rispetto al precedente. Il Bel Paese vede  un generale miglioramento, stando alla classifica elaborata, alle voci riguardanti l’efficienza del mercato dei beni (60mo posto) e l'educazione superiore e la formazione (41). Non bene, invece, il fronte del mercato del lavoro: il posto che occupa Roma non va oltre il 116esimo, mentre per i mercati finanziari le cose vanno anche peggio con il 126esimo posto. Allargando però la visuale all’intero panorama internazionale, restano evidenti, secondo gli esperti, le “nuove fonti di vulnerabilità” a cominciare dal sistema finanziario in generale e dalla strutturale debolezza delle banche, inquadrate come generalmente “meno solide rispetto a prima della crisi" . Intanto, come detto all’inizio, il mondo si sta avviando verso la quarta rivoluzione industriale, una rivoluzione che richiederà sempre più investimenti in ricerca, innovazione e competitività oltre che, da parte dei lavoratori, di una formazione continuata. Una serie di fattori di fronte ai quali, come spiega Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del Wef, il mondo intero si trova attualmente impreparato. In particolare, il problema sembrerebbe essere individuato nel trasformare il processo di innovazione in  aumenti di produttività, oltre alla difficoltà di far veicolare tutto questo verso l’economia diretta.

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