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venerdì 15 settembre 2017

Tono dimesso su tutti i mercati

Tono dimesso su tutti i mercati
La giornata del CPI US è iniziata con un tono sorprendentemente dimesso in Asia.
Due i catalyst:
  • I dati macro cinesi di agosto hanno deluso le  attese su tutta  la  linea. Retail sales, industrial production e fixed investments hanno tutti rallentato (rispettivamente da +10.4% a +10.1%,  da +6.4% a +6% e da +8.3% a +7.8%) vs attese che vedevano le  prime 2 serie accelerare e la  terza assestarsi solo marginalmente.
Al  solito,  questi dati più  che un monitoraggio del  ciclo costituiscono un messaggio delle autorità:  la crescita sta rallentando dai ritmi robusti della prima parte dell’anno, grazie alle  misure di contenimento del credito e alle riforme dei settori in overcapacity. Magari è  anche un modo  di agevolare una correzione della divisa, dopo il brusco apprezzamento degli scorsi mesi. Non a caso lo Yuan oggi è  sceso per la terza seduta a fila e un funzionario del SAFE ha dichiarato che il cambio sarà più flessibile e determinato da domanda e offerta.
Personalmente più che dalla direzione,  sono una volta di più  impressionato dai  livelli assoluti di certe variabili. L’investimento in infrastrutture ha “rallentato” da +20.9% anno su anno di luglio a +19.8%. Le property sales sono passate da +17.8% a +15.5%. Il total value delle aste di terreni ha addirittura accelerato al  ritmo di 41.1% anno su anno,  un chiaro segnale di dove siano le  aspettative sull’immobiliare. Il  surriscaldamento dell’attività  immobiliare alimenta il gettito fiscale  e quindi resta un elemento pro ciclico assai supportivo. Ma i livelli la dicono lunga sul rovescio della medaglia del livello effervescente di crescita  con cui l’economia cinese ha approcciato il Congresso del  Partito (che inizia il  18 ottobre). E’ evidente che a un certo  punto il settore immobiliare diventerà un peso per l’economia cinese.
  • la Corea del Nord ha mostrato la  prima reazione alle nuove sanzioni, minacciando il  Giappone di rappresaglia missilistica. le  dichiarazioni sono state seguite in giuornata  da  indiscrezioni di movimenti preludio di lancio di missili intercontinentali.
Su queste basi,  sorprende poco che le variazioni degli indici siano state generalmente negative in Asia, e che la seduta europea sia iniziata con un tono incerto. In ogni caso, il focus del  giorno era fermamente fissato sul CPI US di agosto, e il clima è stato di attesa come in tutte le mattine che precedono i grandi eventi.
Le uniche emozioni sono state prodotte dalla Sterlina, quando lo statement con cui la Bank of England ha comunicato che tassi e QE restano  invariati ha riportato 2 dissenzienti sui tassi e toni generalmente più  aggressivi delle attese ( BOE SAYS ALL MPC MEMBERS JUDGE THAT POLICY COULD NEED TO BE TIGHTENED FASTER THAN MARKET EXPECTS IF ECONOMY GROWS AS FORECAST).
Alle 14.30 il CPI US di agosto ha infine mostrato segnali di ripresa, sorprendendo un consenso che comunque lo vedeva in accelerazione mese su mese.  Il dato headline è salito di 0.4% vs attese per +0.3% (anno su anno +1.9%) mentre il dato core è  uscito a 0.2% in linea con le  attese ma non arrotondato è un 0.248% il che vuol dire che per un pelo non ha staccato un +0.3%, e che il dato  anno su anno è  invariato a 1.7% vs attese per un calo a +1.6%.
Sicuramente gli effetti degli  uragani hanno avuto una parte in questo rimbalzo (energia e recupero degli prezzi degli hotel), ma anche altre categorie meno volatili come  gli affitti hanno mostrato segni di ripresa.  E, comunque, le ricadute degli uragani dovrebbero influenzare positivamente anche i dati dei prossimi mesi.  Carburanti a parte, gli effetti si faranno notare anche sul riacquisto di beni andati distrutti, e,  in periodi più lunghi, per l’impatto della ricostruzione su domanda di materiali e utilizzo di capacità produttiva. Naturalmente la FED guarderà oltre queste distorsioni, ma comunque può trarre conforto dal miglioramento delle componenti core (in particolare i servizi), e recuperare un po’ di fiducia in un rimbalzo del  CPI core nei prossimi mesi, indipendentemente dall’effetto  uragani (che comunque otticamente si noterà).
Il  dato ha prodotto un effetto immediato su Dollaro e tassi,  ma questo è rapidamente scemato sulla divisa, mentre per quanto riguarda i secondi,  la salita dei rendimenti sulle scadenze brevi e l’aumento delle probabilità di un rialzo a dicembre (45% secondo Bloomberg) sono state bilanciate da un calo dei rendimenti sulle parti lunghe delle curve, quasi a indicare che un eventuale rialzo sarebbe un errore di politica monetaria.
Come si spiega questa  reazione modesta ad un dato atteso che ha sicuramente sorpreso in positivo? Personalmente, sono colpito anche io dall’indifferenza del mercato a un dato che costituisce comunque un primo passo verso un ritorno dello scenario inflattivo nella direzione indicata dalla FED,  tra l’altro in un contesto in cui anche a Washington sembra muoversi qualcosa.
Detto questo,  ad ammortizzare gli  effetti della sorpresa possono aver contribuito 2 fattori:
  1. più o meno contemporaneamente è giunta la notizia che in Corea del  Nord si notano i prodromi di un lancio di missile intercontinentale.  E’ un fatto che, in questa fase, alle tensioni geopolitiche reagiscono molto più tassi e divisa che l’azionario (l’idea è che la  una crisi coreana blocchi la mano alla FED)
  2. Domani abbiamo le retail sales di agosto. Le  attese ufficiali sono per un incremento di tutte le serie, dopo i buoni dati di luglio. Ma dopo aver visto il  CPI di oggi gli investitori hanno motivo  di temere anche qui un effetto uragani. E’ chiaro che un dato brutto avrà  il suo impatto.  Personalmente non sarei cosi pessimista. Vedremo.
Infine, il robusto movimento di ieri ha forse, nel breve, spostato  un po’ più  in alto asticella per ottenere una prosecuzione oggi.
Resta il fatto che, con le deadline rinviate su budget e debt ceiling di 3/6 mesi, e il CPI core che ha arrestato la  serie negativa, la  FED non ha motivo di rinviare l’inizio della balance sheet reduction,  ed ha la possibilità di correggere un po’ i segnali di cautela comparsi nella retorica dell’ultimo periodo e confermare l’intenzione di alzare a dicembre. Il dollaro dovrebbe trarre beneficio da ciò nel run up verso  il FOMC. E poi c’è la scadenza delk 25 settembre per la riforma fiscale.
Se il  dollaro non ha fatto battere i cuori oggi, ci ha pensato la sterlina che dopo un primo rimbalzo dopo lo statement, ha ottenuto ulteriore carburante dalla conferenza stampa di Carney, che ha decisamente rincarato la dose (• 14-Sep (Shanghai: 600021.SS - notizie) -2017 16:11 – BANK OF ENGLAND’S CARNEY SAYS POSSIBILITY OF A RATE HIKE HAS DEFINITELY INCREASED). Il FTSE 100, che si è molto giovato della svalutazione del pound, non ha gradito affatto.
In ogni caso, la buona notizia sul fronte inflazione US ha offerto un po di supporto all’azionario continentale, permettendo ai principali indici di recuperare, in aggregato, le  modeste perdite della mattina.  Wall Street a 2 ore dalla chiusura oscilla poco sotto la  parità  senza riuscire a centrare il livello di 2500 punti di S&P 500, che dista poche frazioni di punto percentuale.
Riporto il grafico del  Dollar index visto che nel messaggi di ieri è stato riportato un grafico vecchio.

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