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venerdì 22 settembre 2017

Riemergono le questioni legate al credito in Cina

Riemergono le questioni legate al credito in Cina
Lo yuan cinese continuerà a scivolare sulle apprensioni per l’indebitamento eccessivo
By Arnaud Masset
I titoli azionari cinesi hanno chiuso in ribasso per il secondo giorno consecutivo, dopo che Standard & Poor’s ha tolto alla Cina il rating AA (Francoforte: A116XA - notizie) -. L’indice Shanghai Composite ha ceduto fino allo 0,90% negli ultimi due giorni, perché gli investitori hanno liquidato le azioni cinesi dopo che l’agenzia di rating ha abbassato il giudizio della Cina ad A+ sull’onda delle preoccupazioni per l’aumento del credito. L’indice composito di Shenzhen, ad alto tasso di titoli tecnologici, ha perso addirittura l’1,60% dalla chiusura di mercoledì, recuperando però fino al -1,20% prima del fine-settimana.
Standard & Poor’s ha giustificato la sua decisione affermando che “il declassamento riflette la nostra valutazione, cioè che il periodo prolungato di forte crescita del credito abbia fatto aumentare i rischi economici e finanziari per la Cina”. Non è una novità che la Cina debba diminuire la leva finanziaria nella sua economia; la questione è passata però in secondo piano negli ultimi mesi, perché gli investitori si sono concentrati sulle bizze di Trump e sul prospettato restringimento delle politiche della Fed e della BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) . Venerdì, sulla scia del declassamento della Cina, l’agenzia di rating ha tagliato anche il rating di Hong Kong, da AAA ad AA+, affermando che “abbassiamo il rating di Hong Kong per riflettere i potenziali rischi di ripercussioni sulla Regione Amministrativa Speciale se la riduzione della leva in Cina si rivelasse più destabilizzante di quanto prevediamo al momento.”
Ora che la Fed ha finalmente dato avvio al processo per ridurre il suo bilancio e che la BCE si appresta per lo meno a ridurre il suo programma di allentamento quantitativo, gli investitori torneranno probabilmente a concentrarsi sulla Cina e sui problemi legati al suo indebitamento eccessivo. Lo yuan ha continuato a cedere terreno contro l’USD, la coppia USD/CNY è salita a 6,60, in rialzo del 2,45% dal minimo multi-mensile pari a 6,439. È probabile un’ulteriore debolezza dello yuan in previsione di un ulteriore probabile declassamento e delle crescenti preoccupazioni per il livello di indebitamento.
L’EUR/CHF raggiunge il massimo dal gennaio del 2015
By Yann Quelenn
La coppia EUR/CHF ha toccato il livello massimo dalla rimozione dell’ancoraggio nel gennaio del 2015. La coppia è salita addirittura fino a quota 1,1620 CHF per un euro. Il movimento rialzista è attribuibile soprattutto al previsto inizio, a ottobre, della riduzione del programma di acquisto titoli della BCE. Fino a quel momento la coppia sarà oggetto di pressioni rialziste.
Le principali banche centrali (fatta eccezione per la BoJ) si stanno lentamente muovendo verso un ulteriore restringimento e, nello specifico, la riduzione del bilancio. Al momento cresce la richiesta di euro. Rimaniamo tuttavia scettici sulla forza dell’euro nel medio termine.
Attualmente i mercati credono alla flessione del tasso di disoccupazione, all’attenuarsi della minaccia di deflazione (1,5% a/a) e alla crescita continua nell’Eurozona. A nostro avviso, si tratta invece di un equilibrio molto precario. I paesi europei hanno un debito elevatissimo e la crescita attuale è dovuta solo alla massiccia iniezione di denaro fresco. Qualsiasi saggio investitore dovrebbe guardare al problema del debito greco per convincersi che le cose non finiranno bene. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) medio termine, però, la moneta unica probabilmente si apprezzerà contro il franco svizzero.

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