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giovedì 21 settembre 2017

Report dei mercati



Wall Street chiude poco mossa dopo la Fed, giù Apple
La Borsa di New York ha chiuso la seduta poco mossa. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,19%, l'S&P 500 lo 0,06% mentre il Nasdaq Composite ha lasciato sul terreno lo 0,08%. Il listino tecnologico è stato zavorrato da Apple (-1,68%).
Il Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Federal Reserve che si occupa di politiche monetarie) ha come previsto lasciato invariati i tassi d’interesse in un range dell’1,00-1,25% dopo averli aumentati di 25 punti base nei meeting di marzo e giugno (e prima ancora nel dicembre dello scorso anno). Le prospettive sono, anche in questo caso come previsto dal mercato, per un nuovo rialzo in dicembre ma anche per tre successivi nel corso del 2018. La Fed ha però rivisto al ribasso dal 2,9% al 2,7% la stima del livello che i tassi raggiungeranno nel 2019 e dal 3% al 2,8% quella di lungo periodo. L’istituto centrale di Washington ha invece finalmente tolto il velo sull’annunciato piano di riduzione del suo bilancio da 4.500 miliardi di dollari, per la prima volta in nove anni. A partire da ottobre la Fed inizierà tagliarlo di 10 miliardi di dollari al mese.
In giornata la National Association of Realtors ha reso noto che ad agosto le vendite di abitazioni esistenti sono diminuite dell'1,7% rispetto a luglio, a 5,35 milioni di unità da 5,44 milioni di unità precedenti. Il dato è risultato inferiore al consensus fissato su un incremento dello 0,3%. A luglio le vendite di case erano diminuite dell'1,3%.
Tra i titoli in evidenza General Mills -5,74%. Il gruppo alimentare ha annunciato una trimestrale deludente. Nel primo trimestre fiscale l'utile per azione adjusted si è attestato a 0,71 dollari su ricavi per 3,77 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps a 0,76 dollari su ricavi per 3,79 miliardi.
Pfizer +1,55%. Morgan Stanley ha alzato il rating sul titolo del colosso farmaceutico a overweight da equal-weight.
Bed Bath & Beyond -15,87%. Il retailer di prodotti per la casa ha comunicato risultati relativi al secondo trimestre del suo esercizio peggiori rispetto alle attese, citando l’impatto della ristrutturazione e problematiche relative all’uragano Harvey. Bed Bath & Beyond nei tre mesi ha registrato utili per azione in calo da 1,11 dollari a 67 centesimi, a fronte di ricavi scesi da 2,99 a 2,90 miliardi. Il consensus di FactSet era invece per 93 centesimi di profitti e 3 miliardi di giro d’affari. Le vendite a perimetro costante sono peggiorate nel trimestre del 2,6% annuo, contro lo 0,7% di flessione stimata dagli analisti.
FedEx +2,08%. Il gigante delle spedizioni ha comunicato risultati relativi al primo trimestre del suo esercizio segnati da un eps rettificato in calo da 2,82 a 2,51 dollari, a fronte di ricavi in crescita da 14,7 a 15,3 miliardi. Il consensus di FactSet era invece di 3,09 dollari di utile su 15,35 miliardi di giro d’affari. La società ha sottolineato come l’impatto dell’uragano Harvey abbia eroso 2 centesimi di utile per azione, mentre l’attacco informatico subìto dalla controllata olandese Tnt Express ha pesato addirittura per 79 centesimi.
Adobe Systems -4,24% nonostante una trimestrale superiore alle attese. Il creatore di Photoshop, Illustrator e Acrobat ha registrato profitti netti in crescita da 270,8 milioni di dollari, pari a 54 centesimi per azione, a 419,6 milioni, e 84 centesimi. L’eps rettificato si è attestato a 1,10 dollari, a fronte del balzo dei ricavi del 26% al record storico di 1,84 miliardi di dollari. Il consensus di FactSet era invece per 1,01 dollari di utile e 1,82 miliardi di giro d’affari. I ricavi della divisione digital media, che comprende gli abbonamenti al Creative Cloud, sono cresciuti del 28,3% a 1,27 miliardi, contro gli 1,25 miliardi del consensus di FactSet.
Per l’attuale trimestre l’outlook è di 1,15 dollari di eps e 1,95 miliardi di ricavi, contro 1,10 dollari e 1,95 miliardi del consensus di Thomson Reuters. A deprimere i corsi hanno contribuito le parole del chief executive Shantanu Narayen che si è detto deluso riguardo agli abbonamenti all’Experience Cloud (suite di servizi cloud di marketing digitale).
MERCATI ASIATICI
Asia in declino ma a Tokyo il Nikkei 225 guadagna lo 0,18%
Dopo la contrastata seduta di mercoledì per Wall Street (Dow Jones Industrial Average e S&P 500 hanno chiuso in positivo, mentre il Nasdaq ha perso lo 0,08%), alla riapertura degli scambi in Asia sono le banche centrali a guidare la tendenza dei mercati azionari. Come previsto la Federal Reserve (Fed) ha lasciato invariati i tassi d’interesse in un range dell’1,00-1,25% rivedendo però al ribasso dal 2,9% al 2,7% la stima del livello che raggiungeranno nel 2019 e dal 3% al 2,8% quella di lungo periodo. L’istituto centrale di Washington ha invece finalmente tolto il velo sull’annunciato piano di riduzione del suo bilancio da 4.500 miliardi di dollari, per la prima volta in nove anni. A partire da ottobre la Fed inizierà tagliarlo di 10 miliardi di dollari al mese. Prima reazione è stata il rafforzamento del dollaro.
Il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa Usa nei confronti delle altre dieci principali monete, guadagna circa lo 0,20% dopo il progresso dello 0,50% di mercoledì. Nella notte, poi, è arrivata anche la decisione della Bank of Japan (BoJ) che ha parimenti confermato i tassi d’interesse allo 0,10% in negativo ma ha anche mantenuto l’aggressivo piano di espansione della base monetaria, portato a 80.000 miliardi di yen l’anno (poco meno di 600 miliardi di euro al cambio attuale) nell’ottobre del 2014. E lo yen è in declino dello 0,30% sul biglietto verde, dopo essersi già deprezzato dello 0,60% nella precedente seduta. Abbastanza per sostenere la piazza di Tokyo in una giornata complessivamente negativa per i mercati della regione, come confermato dalla perdita intorno allo 0,40% dell’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso. In chiusura il Nikkei 225 ha segnato un guadagno dello 0,18% (ha fatto peggio l’indice più ampio Topix, il cui apprezzamento si è limitato allo 0,05%).
Sul fronte delle materie prime, il bene-rifugio oro è in declino intorno allo 0,30% (sui minimi di tre settimane), mentre il petrolio continua a rafforzarsi dopo il balzo di quasi il 2% di mercoledì sul calo delle scorte di carburante in Usa. Il rame ha perso l’1,30% al London Metals Exchange ed è ancora in declino di oltre l’1% ma non è il solo metallo industriale in frenata, visto che i future sul minerale di ferro al Dalian Commodity Exchange sono vicini all’ingresso in bear market. A Sydney i minerari perdono terreno (Fortescue è in calo di quasi il 3%), ma la seduta è negativa anche per il settore bancario. Intorno alla parità Commonwealth Bank of Australia, che ha comunicato di avere raggiunto l’accordo per cedere CommInsure, il suo ramo di assicurazioni vita, ad Aia Group per 3,05 miliardi di dollari.
In chiusura l’S&P/ASX 200 segna una flessione dello 0,94% (peggiore performance tra i principali indici della regione). A circa un’ora dallo stop alle contrattazioni, lo Shanghai Composite perde circa lo 0,10% mentre lo Shanghai Shenzhen Csi 300 è sostanzialmente invariato. Netto declino invece per lo Shenzhen Composite, in flessione di oltre mezzo punto percentuale. Giornata contrastata anche per Hong Kong: l’Hang Seng perde infatti intorno allo 0,10% mentre è di circa lo 0,20% il guadagno dell’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China. A Seoul è intorno allo 0,20% la perdita del Kospi.
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MERCATI EUROPEI
Borse europee positive
Le principali Borse europee hanno aperto la seduta in rialzo. L'indice Stoxx Europe 600 guadagna lo 0,2%, il Dax30 di Francoforte lo 0,3%, il Cac40 di Parigi lo 0,4%. Piatto il Ftse100 di Londra.
Tra i titoli in evidenza Deutsche Bank +1,8%. HSBC ha alzato il rating sul titolo del gruppo bancario tedesco a hold da reduce.
Anglo American +2%. Volcan Investments, veicolo d’investimento del miliardario indiano Anil Agarwal e azionista di maggioranza di Vedanta Resources, ha annunciato l’intenzione di salire nel capitale del colosso minerario, pur non avendo la volontà di presentare un’offerta totalitaria.
Capita -6%. La società di outsourcing ha chiuso il primo semestre con profitti ante imposte in calo del 26%.
Commerzbank +3% dopo le indiscrezioni su una possibile fusione con UniCredit.
CRH +5%. Il gruppo irlandese dei materiali per costruzioni ha annunciato l'acquisto del produttore di cemento americano Ash Grove Cement per 3,5 miliardi di dollari.
Compass -2%. Il gruppo dei servizi di catering e property management ha comunicato che il chief executive Richard Cousins ha deciso di lasciare l’incarico (assunto nel maggio 2006) il prossimo 31 marzo e di ritirarsi dal gruppo del Surrey a fine settembre 2018. Al suo posto è stato scelto Dominic Blakemore, attualmente chief operating officer per l’Europa..
APERTURA MERCATO ITALIANO

Borsa italiana positiva in avvio dopo il FOMC: Ftse Mib +0,35%.

Il Ftse Mib segna +0,35%, il Ftse Italia All-Share +0,33%, il Ftse Italia Mid Cap +0,10%, il Ftse Italia Star +0,29%.
Mercati azionari europei in verde. DAX +0,2%, FTSE 100 -0,1%, CAC 40 +0,4%, IBEX 35 +0,3%.
Future sugli indici azionari americani in ribasso dello 0,1% circa. Le chiusure dei principali indici della seduta precedente a Wall Street: S&P 500 +0,06% (nuovo massimo storico), Nasdaq Composite -0,08%, Dow Jones Industrial +0,19% (nuovo massimo storico). Ieri sera il FOMC (Fed) è apparso più aggressivo del previsto sui tassi e abbastanza fiducioso sulla forza dell'economia USA.
Mercato azionario giapponese positivo, il Nikkei 225 chiude a +0,18%. Borse cinesi poco mosse: l'indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen termina a -0,12%, l'Hang Seng di Hong Kong al momento segna -0,1% circa.
Bancari in recupero dopo la flessione di ieri con UBI Banca (+3%), Bper Banca (+1,2%), Mediobanca (+0,9%): il Ftse Italia Banche segna +1,25%. Ieri l'indice aveva ceduto l'1,05%, indebolito da Fitch che nel Credit outlook del terzo trimestre 2017 ha scritto che le sofferenze restano un problema rilevante per alcune banche italiane. Per l‘agenzia di rating questo potrebbe determinare il ricorso a ulteriori aumenti di capitale o nuove operazioni di aggregazione o di risoluzione.
Avvio positivo per UniCredit (+1,7% a 17,76 euro) dopo il -2,24% di ieri. Sul titolo avevano pesato, oltre alla debolezza del comparto, anche le indiscrezioni raccolte da Reuters relative all'interesse per Commerzbank (+4,1% dopo il +2,41% di ieri) che la banca guidata da Jean Pierre Mustier avrebbe di recente espresso al governo tedesco. Berlino ha il 15% di Commerzbank acquistato negli anni della crisi dei subprime per salvare l'istituto. Si è trattato, secondo la fonte sentita da Reuters, di un primo contatto informale.
Una eventuale operazione di integrazione tra le due banche, che sarebbe però un sostanziale incorporazione di Commerzbank in UniCredit alla luce delle rispettive capitalizzazioni di mercato (13,65 miliardi di euro contro 38,90), è però ipotizzabile solo nel medio termine: non prima dei due anni necessari ad UniCredit per completare il piano di rilancio. L'integrazione avverrebbe totalmente carta contro carta e richiederebbe quindi la soluzione di non pochi problemi a livello di assetto dell'azionariato e, soprattutto, di gevernance. Stamattina il settimanale tedesco WirtschaftsWoche, citando fonti finanziarie, riferisce che il governo tedesco preferirebbe un'integrazione Commerzbank-BNP Paribas.
Andamenti divergenti tra i petroliferi con Saipem (+0,5%) ed Eni (+0,2%) che approfittano dei progressi del greggio: ieri pomeriggio Brent e WTI hanno toccato i massimi dalla primavera. Tenaris (-1,8% a 11,89 euro) si conferma debole come nella seduta di ieri dopo il report di UBS che ha confermato la raccomandazione sell e ridotto il target sull'ADR quotato a New York da 24 a 22 dollari. Al cambio attuale il nuovo target equivale a 9,25 euro circa (un ADR rappresenta due azioni Tenaris).
Trevi-Finanziaria Industriale (8,8%) balza in avanti grazie all'aggiudicazione, tramite Trevi Spa (divisione del gruppo specializzata in fondazioni e in lavori d'ingegneria del sottosuolo), di "nuove e importanti commesse negli Stati Uniti, in Medio Oriente e in Africa occidentale per un valore complessivo di circa 75 milioni di dollari".
Tiscali (+9,5%) in forte rialzo: la società sarda ha chiuso il primo semestre 2017 con un utile netto di 24,5 milioni di euro. Si tratta del primo semestre, dalla fondazione aziendale, in cui il risultato netto è positivo. Per il management "Si conferma così la tendenza che porterà anche al primo utile netto nel bilancio annuale 2017".
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TITOLI DEL GIORNO
Atlantia perde terreno in scia alle nuove indiscrezioni relative a una contro-offerta da parte di ACS su Abertis. In particolare si ipotizza che ACS possa lanciare l'offerta non direttamente ma tramite la controllata tedesca Hochtief (ha il 71,72% del capitale). Rheinische Post scrive che Hochtief (che crolla in borsa) dovrà effettuare un aumento di capitale per finanziare l'operazione, oltre ad accendere un debito per 10 miliardi, e a tal proposito sarebbe in programma per oggi una riunione del consiglio di sorveglianza del gruppo tedesco. Lo scorso maggio Atlantia ha lanciato un'OPAS su Abertis da 16,34 miliardi di euro circa, corrispondenti a 16,50 euro per azione del gruppo spagnolo. Atlantia ha toccato un minimo intraday a 26,68 euro per poi riavvicinare area 27, comunque ancora molto al di sotto della chiusura di martedi' a 27,53 euro. A 27,05 le quotazioni hanno violato la media mobile a 20 giorni, supporto dimostratosi molto solido nella parte finale di agosto, inviando un segnale di debolezza preoccupante. Discese al di sotto anche dei minimi del 29 agosto a 26,47 euro farebbero temere il test a 26,30 euro della trend line che sale dai minimi di aprile, ultimo supporto in grado di evitare il proseguimento della discesa verso la base del canale crescente che contiene il rialzo dai minimi di novembre 2016, passante a 25,05 circa (il lato alto del canale e' stata la resistenza contro la quale i prezzi si sono arenati con i massimi di agosto e di settembre). Solo oltre area 27,35 possibile un nuovo test dei massimi del 14 settembre a 27,69 euro. Resistenza successiva, data dalla proiezione della ampiezza del canale citato dal punto di ipotetica rottura del suo lato alto, a 30,70 euro (punti di arrivo intermedi a 29 e 29,7 euro).
Poco mossa Luxottica nella seduta di mercoledì. La Commissione UE ha reso noto che il gruppo fondato e guidato da Leonardo Del Vecchio ed Essilor non hanno offerto alcuna concessione per dissipare i timori dell'autorità antitrust europea riguardo all'annunciata fusione da 46 miliardi di euro. Probabile ora l'avvio di un'inchiesta di quattro mesi a partire dal 26 settembre, giorno in cui terminerà la revisione preliminare dell'operazione. Graficamente le quotazioni restano pericolosamente vicine al supporto orizzontale a 47 euro, minimi di agosto allineati a quelli di gennaio, nel tentativo di raccogliere energie fresche per reagire. Solo oltre il massimo dell'11 settembre a 50,15 euro giungerebbe però un segnale di forza convincente capace di riportare i prezzi a 52,1 euro e 53,2 circa, rispettivamente lato alto del gap ribassista del 1 agosto e massimi di fine luglio. Target intermedio a 50,65 circa. Nella direzione opposta invece la violazione di area 47 proietterebbe target negativi a 43 circa, per la ricopertura del gap lasciato aperto lo scorso 25 ottobre.
Seduta decisamente negativa ieri per UniCredit (-2,24% a 17,91 euro) che ha evidenziato la performance peggiore in un settore, quello bancario, indebolito da Fitch che nel Credit outlook del terzo trimestre 2017 ha scritto che le sofferenze restano un problema rilevante per alcune banche italiane. Per l‘agenzia di rating questo potrebbe determinare il ricorso a ulteriori aumenti di capitale o nuove operazioni di aggregazione o di risoluzione. Su UniCredit hanno pesato anche le indiscrezioni raccolte da Reuters relative all'interesse per Commerzbank (+2,41% ieri a Francoforte) che la banca guidata da Jean Pierre Mustier avrebbe di recente espresso al governo tedesco. Berlino ha il 15% di Commerzbank acquistato negli anni della crisi dei subprime per salvare l'istituto. Si è trattato, secondo la fonte sentita da Reuters, di un primo contatto informale. Una eventuale operazione di integrazione tra le due ba nche, che sarebbe però un sostanziale incorporazione di Commerzbank in UniCredit alla luce delle rispettive capitalizzazioni di mercato (13,65 miliardi di euro contro 38,90), è però ipotizzabile solo nel medio termine: non prima dei due anni necessari ad UniCredit per completare il piano di rilancio. L'integrazione avverrebbe totalmente carta contro carta e richiederebbe quindi la soluzione di non pochi problemi a livello di assetto dell'azionariato e, soprattutto, di gevernance. L'analisi del grafico di UniCredit evidenzia il rimbalzo dal minimo di venerdì 8 settembre scaturito dal test di importanti supporti statici e dinamici. Il titolo non è però riuscito ad alimentare il movimento indirizzato sul massimo annuale a 18,38 euro, fermandosi in area 17,90. Solo una vittoria su questo ultimo riferimento permetterebbe ai prezzi di attaccare 18,38 ed eventualmente riattivare la tendenza ascendente di fondo verso il picco di marzo 2016 a 20,7165. Discese sotto 16,85 anticiperebbero invece un test di 16,40/16,50, sostegno determinante nel breve/medio termine.
DATI MACRO ATTESI

Giovedì 21 Settembre 2017

GIA Riunione BoJ;
ITA Nota Aggiornamento DEF;
08:30 GIA Conferenza stampa Kuroda (Governatore BoJ);
06:30 GIA Indice attività industria lug;
10:00 EUR Bollettino economico BCE;
14:30 USA Richieste settimanali sussidi disoccupazione;
14:30 USA Indice Philadelphia Fed (settore manifatturiero) set;
15:00 USA Indice FHFA (prezzi abitazioni) lug;
15:30 EUR Intervento Draghi (BCE);
16:00 USA Indice anticipatore (Conference Board) ago;
16:00 EUR Indice fiducia consumatori flash set.
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HEADLINES
La Fed non tocca i tassi. Taglio al bilancio da ottobre
Mercoledì il Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Federal Reserve che si occupa di politiche monetarie) ha come previsto lasciato invariati i tassi d’interesse in un range dell’1,00-1,25% dopo averli aumentati di 25 punti base nei meeting di marzo e giugno (e prima ancora nel dicembre dello scorso anno). Le prospettive sono, anche in questo caso come previsto dal mercato, per un nuovo rialzo in dicembre ma anche per tre successivi nel corso del 2018. La Fed ha però rivisto al ribasso dal 2,9% al 2,7% la stima del livello che i tassi raggiungeranno nel 2019 e dal 3% al 2,8% quella di lungo periodo. L’istituto centrale di Washington ha invece finalmente tolto il velo sull’annunciato piano di riduzione del suo bilancio da 4.500 miliardi di dollari, per la prima volta in nove anni. A partire da ottobre la Fed inizierà tagliarlo di 10 miliardi di dollari al mese.< /p>
Giappone: BoJ conferma piano di stimolo e tassi al -0,10%
La Bank of Japan (BoJ) ha confermato i tassi d’interesse allo 0,10% in negativo introdotto a sorpresa, con una mossa senza precedenti nel Sol Levante, nel meeting del gennaio 2016. Il board dell’istituto centrale nipponico, con otto voti favorevoli e uno contrario, ha anche mantenuto l’aggressivo piano di espansione della base monetaria, portato a 80.000 miliardi di yen l’anno (poco meno di 600 miliardi di euro al cambio attuale) nell’ottobre del 2014. La BoJ, che continuerà ad acquistare titoli di Stato in modo da mantenere intorno allo zero il rendimento dei decennali, ha ribadito che l’economia nipponica prosegue nella sua moderata espansione.
Giappone: indice attività industriali in declino in luglio
Il ministero nipponico di Economia, Commercio e Industria ha reso noto che l’indice delle attività industriali è calato in Giappone in luglio su base mensile rettificata dello 0,1% dopo il progresso dello 0,2% di giugno (0,9% il declino di maggio). La lettura è in linea con le attese degli economisti. Su base annuale l’indice è invece cresciuto del 2,0% contro il 2,2% di giugno (3,2% in maggio).
Olanda: indice fiducia consumatori rallenta in settembre
Secondo quanto comunicato dal Centraal Bureau voor de Statistiek (Cbs, l’Ufficio centrale di statistica olandese), in settembre l’indice della fiducia dei consumatori in Olanda è calato a 23 punti dai 26 punti di agosto (25 punti in luglio), livello, toccato anche in aprile, che era il più elevato dal febbraio 2001. L’indicatore è comunque in costante espansione dall’ottobre 2014. Parallelamente il Cbs ha comunicato che la crescita della spesa dei consumatori è stata del 2,8% annuo in luglio, contro il 2,3% di giugno.
Svizzera: in agosto export di orologi cresce del 4,2% annuo
Secondo quanto comunicato dalla Fédération de l'industrie horlogère suisse (Fh, l’associazione di settore con sede a Biel), in agosto l’export di orologi dalla Svizzera è cresciuto su base annua del 4,2% a 1,4 miliardi di franchi (1,21 miliardi di euro), dopo il progresso del 3,6% di luglio (e l’incremento del 5,3% di giugno).
Svizzera: surplus bilancia commerciale cala oltre le attese
Secondo quanto comunicato dal Bundesamt für Statistik (Bfs, l’ufficio nazionale di statistica elvetico), in agosto il surplus della bilancia commerciale della Svizzera è calato a 2,17 miliardi di franchi dai 3,49 miliardi di luglio (2,76 miliardi in giugno) e sotto ai 2,41 miliardi del consensus. Nel mese le esportazioni sono cresciute del 2,8% sequenziale, rettificato su base stagionale, contro la flessione del 3,0% per l’import. Su base annuale l’export è balzato del 6,1% (rettificato per il numero di giorni lavorati) contro il 6,5% d’incremento delle importazioni.
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