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mercoledì 6 settembre 2017

Pensione, ai giovani non basta. Come integrare l’assegno con fondi e Pac

Inps (Yahoo Finanza)
Non solo si va in pensione sempre più tardi, ma i lavoratori atipici, giovani e donne con contributi a singhiozzo, rischiano di vedersi riconoscere un assegno da fame. Un bel problema al quale è bene pensare sin da subito. Dal governo arriva la proposta di una pensione minima garantita da 650 euro. Spetterà a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 (interamente nel sistema contributivo) e avrà messo insieme almeno 20 anni di contributi. L’ammontare, però, dovrà consentire di arrivare  a un assegno di pensione pari a 1,2 volte l’attuale assegno sociale da 480 euro.
Non poco. Facendo qualche conto, vuol dire raggiungere contributi che portino a una pensione di 538 euro. Al momento la legge stabilisce un coefficiente pari a1,5 volte l’assegno sociale per arrivare alla pensione di vecchiaia. “Di sicuro la proposta tenta di colmare uno squilibrio introdotto dalla legge Fornero – dice Giuseppe Romano, direttore ufficio studio Consultique -. Con le norme attuali, una grossa fetta di chi oggi è lavoratore atipico, rischia di perdere i contributi o di andare in pensione oltre i 70 anni e quindi dopo chi percepirà l’assegno sociale”. Oggi per la pensione sociale occorre aspettare 65 anni e 7 mesi.
Raggiungere il coefficiente di 1,5 volte l’assegno sociale significa versare 150mila euro di contributi in 20 anni. A grosso modo vuol dire 7.500 euro ogni anno da versare nelle casse previdenziali, una somma che riesce ad accantonare chi ha uno stipendio netto da 1.500 euro, circa 24mila euro lordi annui. Non tutti i precari riescono a raggiungere questa retribuzione. “Occorre pensare a un coefficiente che sia almeno sotto a 1 volta l’assegno sociale”, continua l’esperto. Per mettersi al riapro da eventuali rischi, si può pensare alla maniera migliore per aumentare l’assegno della pensione.
La strada naturale e più battuta è quella di un fondo pensione integrativo.Viene proposto alle Poste o in banca e consente di accumulare, mese per mese, un capitale che garantirà un vitalizio aggiuntivo. Bisogna fare bene i calcoli per ipotizzare la somma da versare ogni anno, tenendo in considerazione la propria età e le attese di reddito future. C’è da non dimenticare, inoltre, le agevolazioni fiscali: possono essere portati in deduzione fino a 5.164 euro all’anno.
L’alternativa è il Pac. La caratteristica principale è che il Piano di accumulo non ha una limite temporale e si possono richiedere tutti i soldi versati in qualsiasi momento. A differenza del piano pensione che ha il limite dell’età pensionabile, tranne qualche eccezione legata alla prima casa o a problemi di salute. Attenzione sempre ai costi nascosti: i soldi che versiamo ogni mese nel Piano di accumulo o nel fondo pensione sono investiti da un gestore che non fa il lavoro gratis.

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