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martedì 5 settembre 2017

Oro in discesa: finito il rally?


 
La corsa all'oro ha visto nelle ultime ore un ritorno di fiamma sulla scia delle paure di un conflitto in Corea. Una corsa che potrebbe essere arrivata al capolinea se non fosse per un mercato europeo che, in mattinata, è partito con un certo ottimismo per arrivare, intorno alle 13.20 a virare in territorio negativo con Piazza Affari che sfiorava la parità senza però andare oltre il -0,06% (21.776 punti) e accomunandosi sulla falsariga del resto d'Europa che allo stesso momento vedeva il Cac40 a -0,08%, il Ftse 100 a -0,07% e il Dax, unica eccezione, a +0,05%. 
La paura della Corea
Come prevedibile, dopo le ultime dimostrazioni di forza di Washington e Seul in risposta alle provocazioni di Pyongyang, i mercati si sono molto innervositi e gli investitori hanno preferito spostarsi verso i classici beni rifugio e, tra questi, yen e oro.
A differenza di quanto si potrebbe sospettare, lo yen continua ad essere un bene rifugio nonostante sia proprio il Giappone una delle potenze direttamente coinvolte e minacciate dalla dittatura coreana. Il perchè è da ricercarsi nella grande esposizione su asset esteri da parte del Giappone, con acquisti di bond a livello internazionale in costante aumento, in particolare si titoli di stato statunitensi, di cui è il secondo acquirente dopo la Cina. A favorire la "sicurezza" offerta dallo yen è anche il fatto che asset e capitali, in caso di conflitto, possono facilmente essere rimpatriati. In parallelo alla divisa nipponica altro grande protagonista delle ultime ore è stato l'oro: + 15% da inizio dell'anno, il metallo giallo è arrivato a superare abbondantemente la soglia dei 1.300 dollari l'oncia per arrivare a 1.337, livello più alto da quasi un anno, salvo poi ripiegare nelle ultime ore e toccare, poco prima delle 12 di oggi i 1.331. Una corsa che, però, non deve portare a facili illusioni come ricorda anche Matteo Ramenghi, Cio di Ubs Wm Italia. Stando alle sue previsioni l'oro ha già registrato un aumento considerevole insieme a palladio e argento entrambi a +15% da luglio.
L'oro non convince più
Ma quello che non molti sanno, ribadiscono da Ubs (Londra: 0QNR.L - notizie) , è che la domanda in aumento riguarda l'oro acquistato attraverso strumenti finanziari e non oro fisico: in questo caso l'andamento può essere estremamente volatile. Per chi volesse provare a investire sui metalli preziosi il consiglio di Ubs è quello di usare prudenza: la crisi nordcoreana non sembra poter fornire carburante stabile per i prossimi rialzi eventualmente stabili e consistenti, non solo nell'oro ma anche in altri metalli come l'argento. Troppe le incertezze, dalle decisioni delle banche centrali, che più volte hanno sottolineato una volontà rialzista soprattutto per la fed ma che non è stata seguita dai fatti, alle prospettive sulla politica Usa, ancora in fieri dopo le tante difficoltà dei primi 6 mesi della presidenza Trump e gli appuntamenti, al OCngresso, per riuscire a presentare un testo per lo meno sulla riforma fiscale, passando inevitabilmente per il peso del dollaro nel paniere delle valute internazionali.
Allargando la visuale al panorama internazionale è impossibile non notare un'altra particolarità che non lascia molto ottimismo: la popolarità dei manufatti in oro è in calo nei due mercati principali del mondo, India e Cina. A questo si aggiunga anche il fatto che l'inflazione, nonostante tutti i pluriennali sforzi delle banche centrali, non sembra scaldarsi più di tanto, il che suggerisce come sia inutile comprare oro come copertura di un rischio che, allo stato attuale dei fatti, non sembra esserci. In altre parole, almeno nel breve termine, se si esclude l'unico carburante offerto alle quotazioni dell'oro e rappresentato dalla crisi nordcoreana, non sembrano esserci altri motivi per guardare con ottimismo ad un futuro che non appare radioso per il metallo giallo. Ma anche la crisi coreana è di per sè un'altra incertezza. 

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