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lunedì 4 settembre 2017

Non lasciate troppi soldi sul conto corrente (se li avete...)


Il dubbio? Anche i ricchi piangono. La certezza? I poveri di certo non stanno meglio. Ma a prescindere da tutto questo è sempre buona cosa non lasciare troppi soldi sul conto corrente. I motivi sono diversi.

Il Conto Corrente non è gratis

Prima di tutto le tasse che, inevitabilmente, l'apertura e soprattutto la gestione di un conto corrente impongono al titolare a meno che la giacenza media non sia inferiore ai 5mila euro, il che permetterebbe notevoli agevolazioni fisali. 
Altro motivo per cui sarebbe meglio evitare di avere troppi soldi sin banca sono le nuove norme il cui scopo sarebbe quello di mettere in sicurezza l'intero sistema bancario e che non fanno mistero di chiamare in causa anche i soldi dei clienti delle banche per riuscire a rimettere in sesto l'istituto in crisi.

Gli aiuti di stato, tanto odiati da Bruxelles, sono stati riadattati per il salvataggio delle ultime banche italiane in crisi, ma si tratta di una serie di operazioni che, alla fine, hanno comunque i fondi di azionisti, obbligazionisti e, in ultima istanza, anche dei risparmiatori. Con tutti i dubbi morali del caso.
Dubbi morali che l'Europa ha pensato bene di calmierare limitando l'intervento solo a quei depositi il cui importo è superiore ai 100mila euro, soglia al di sotto della quale resta la garanzia europea. Per questo in molti hanno già frammentato i propri conti correnti, creandone altri "minori".

Inflazione, un giorno o l'altro...

Altro pericolo è quello dell'inflazione monetaria, pericolo relativamente piccolo visto lo sforzo immane della Bce così come anche di tutte le altre istituzioni bancarie centrali che dal 2008, anno dello scoppio della recessione economica devono combattere con la deflazione ovvero la mancanza di aumento di prezzi e il pericolo di stagnazione economica.

Un discorso che, portato avanti negli anni, potrebbe trovare un cambio di rotta proprio nei prossimi trimestri con le politiche monetarie che sono sulla strada inversa, quella dell'aumento dei tassi e della fine dell'accomodamento finanziario. Ma a prescindere da questo resta comunque reale il pericolo di una perdita di potere d’acquisto se non altro per il futuro.
C'è poi una novità: il pignoramento del fisco direttamente sul conto corrente del contribuente senza alcun ordine del tribunale. La procedura parte dopo 60 giorni dalla notifica della cartella, con l'invio di una lettera alla banca e al debitore che impone l'accreditamento delle somme dovute direttamente all’agente della riscossione fino all'estinzione del debito e rendendo di fatto il conto corrente inutilizzabile.

Ma il prelievo coatto non è una questione che riguarda solo il Fisco: chiunque abbia buona memoria non potrà certo dimenticare il prelievo coatto ordinato durante la notte (per giunta del week end) e attuata con procedura d'urgenza, dal governo Amato nel luglio del 1992 con quel famoso 6 per mille della cosiddetta "tassa patrimoniale".
Anche per questo motivo gli italiani da tempo preferiscono investire nel mattone. 
Fonte: News Trend Online

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