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venerdì 15 settembre 2017

Marc Faber: ecco perché la gente compra bitcoin e non dollari


Un rimbalzo parziale del dollaro americano dopo un anno molto grigio è una ipotesi più che plausibile, ma chi ha speranze di una sua risalita stabile in un orizzonte di lungo periodo dovrà vedersela con un ostacolo non da poco: Donald Trump, con la sua amministrazione e le sue politiche economiche "per nulla favorevoli" per il biglietto verde. 

Faber dixit

L'ultima profezia poco incoraggiante sulla moneta americana - ma non solo per quella - arriva da Marc Faber, il celebre investitore elvetico che a Wall Street hanno ribattezzato "Dottor Catastrofe" per le sue ripetute previsioni fosche sull'economia americana e sul suo mercato azionario.

E che anche questa volta rivela la sua natura un po' contrarian con una rivelazione a sorpresa: proprio nel bel mezzo della tempesta che sta investendo da tre giorni il Bitcoin, affossato dalle pesanti parole del ceo di JPMorgan contro le criptovalute e dalla decisione di Pechino di chiudere le piattaforme di scambio, dice di "capire" lo compra.
Anche se non lo compra. E intanto per i suoi investimenti se ne sta lontano dal mercato valutario, tradizionale o digitale che sia. Ma anche dai bond. E dagli Stati Uniti. 

Il dollaro è debole nel lungo periodo...

"Penso che il dollaro potrebbe facilmente rimbalzare del 4 o del 5%, o forse anche di più" ha spiegato durante una trasmissione del network CNBC, "ma in un orizzonte di più lungo periodo non sono però certamente ottimista.

E questo perché l'amministrazione Trump e le loro politiche economiche "non favoriranno certo un rafforzamento del dollaro nel lungo periodo." Peggio: "si stanno dando la zappa sui piedi" (che inglese suona per inciso si "sparano" sui piedi).
Pessimista quindi sulla divisa americana.
E però ancor meno attratto dai suoi concorrenti nel campo delle valute. Anzi. Spiega pure che proprio in dollari sta pensando di convertire per il momento un po' degli euro che ha in portafoglio. E non solo perche contrariamente alle previsioni di inizio 2017 il dollaro ha lasciato sul terreno il 10% del suo valore in poco più di 9 mesi.

Il problema è piuttosto che le alternative sono "poco attraenti". 

... ma la concorrenza non brilla 

"La domanda è: quale moneta sta messa tanto meglio del dollaro?", si chiede. E la risposta, è la sua idea, è nell'atteggiamento degli investitori, che proprio per lo scarso appeal degli asset tradizionali "si stanno esponendo pesantemente al mercato delle cosiddette criptovalute".
Dove, riconosce anche se non ha e non ha pensato a un'esposizione verso asset digitali, ci sono buone opportunità di guadagni. 
Non una apertura di credito, ma sicuramente un cambio di toni sgnificativo per un personaggio che viene comunemente annoverato tra i detrattori della prima ora del Bitcoin: se non si è spinto come altri a chiamarlo un "miraggio" inutile da cui "stare lontani" (Warren Buffett), una "catena di Sant'Antonio" (Howard Marks) o una "truffa (Jamie Dimon), nei suoi commenti passati ha sempre spiegato di non considerarlo un'alternativa all'oro come asset di protezione.

Su cui ha il vantaggio della maggiore trasferibilità, ma l'incomparabilmente più problematico svantaggio di essere assolutamente inutile senza internet. 

Dove investe Faber? 

Quanto ai suoi investimenti in questa fase, si dice poco propenso anche al mercato obbligazionario ("Ogni anno, qualche obbligazione giunge a maturazione,", spiega, "e il risultato è che sto riducendo in qualche misura l'esposizione ai bond").
E invece molto attratto dai mercati emergenti. Perché, dice, dopo il 2014 "hanno enormemente sottoperformato lo S&P 500", e quindi "i manager dei fondi attivi possono ottenere buone performance sovrappesandoli in portafoglio.
Con qualche distinguo, però. Se infatti nell'ultimo periodo Faber aveva più volte dichiarato l'India il suo mercato di riferimento, adesso la sua preferenza si sposta verso i titoli azionari di Pechino.

"Guardando ai maggiori mercati asiatici," spiega, "il guadagno in dollari di quello indiano è stato del 30% mentre la Cina non è cresciuta altrettanto; il che mi porta a concludere che un po' di denaro si muoverà dall'India verso i mercati cinesi".
Oltre poi a qualche altro mercato dell'estremo Oriente come Singapore e Tailandia, una conferma dei suoi interessi dell'ultimo periodo è infine l'oro: una scelta che "può riservare sorprese" e un asset che Faber dichiara di considerare "sottovalutato".

Da tempo un sostenitore del metallo giallo, Faber fa qui ricorso ai numeri, ricordando che il GDX, un Etf che traccia un paniere di società dell'industria estrattiva, quest'anno è già in rialzo del 25% e ha guadagnato il 100% dai minimi del 2015. Una "ottima performance se si fa un confronto con l'S&P". 

Fonte: News Trend Online

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