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martedì 12 settembre 2017

L’inflazione non è defunta, ha solo cambiato direzione

 
Lukas Daalder, Chief Investment Officer di Robeco Investment Solutions, spiega che l’inflazione non può mai essere eliminata, e quindi le banche centrali fisseranno obiettivi da perseguire anche quando i prezzi diminuiscono.
Alcuni economisti affermano che una disinflazione persistente - e la minaccia più seria, la deflazione - significa che le banche centrali dovrebbero o abbandonare l’obiettivo comune del 2% oppure sostituirlo con uno più basso - spiega Lukas Daalder -. Questa posizione segue la crescente convinzione che la politica monetaria condotta con il quantitative easing sia stata inefficace nel creare inflazione per stimolare la crescita economica. Non è questa necessariamente la strada giusta, l’inflazione è ancora presente, manifestandosi soprattutto nei prezzi degli asset finanziari anziché nei beni e servizi più tradizionali.
È probabile che le banche centrali confermino l’obiettivo d’inflazione al 2%, anche se esso non è stato scelto sulla base della ricerca accademica ma è stato in effetti stabilito in modo arbitrario dalla Nuova Zelanda nel 1989 - spiega Lukas Daalder -. La Banca Centrale Europea, la Federal Reserve USA, la Banca del Giappone e la Banca d’Inghilterra continuano tutte a perseguire l’obiettivo del 2%, anche se l’inflazione nelle rispettive giurisdizioni è stata costantemente inferiore a questo livello per gran parte dell’ultimo decennio.
Esistono molteplici ragioni per cui la minaccia dell’inflazione - che decenni fa era a due cifre e destabilizzava intere economie - è diminuita così nettamente nell’era moderna - spiega Lukas Daalder -. Una di queste è la digitalizzazione, che ha rivoluzionato alcuni settori come i media, la fotografia e la musica, e permesso di produrre copie aggiuntive di notizie, giochi e canzoni praticamente a costo zero. Un’altra è la perdita del potere di mercato del lavoro, dopo il ridimensionamento dei sindacati, la   globalizzazione e la continua automazione di industrie precedentemente ad alta intensità di lavoro. Anche l’invecchiamento della popolazione è deflazionistica, poiché gli anziani tendono a risparmiare di più e a spendere meno. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) frattempo, il petrolio ha perso la sua capacità di muovere i mercati, poiché altre forme di energia, come il gas di scisto e l’energia solare, hanno contribuito ad indebolire il prezzo dell’oro nero.
Tutte queste argomentazioni indicano come l’inflazione sia strutturalmente diminuita, una teoria corroborata anche dai dati sull’inflazione pubblicati negli ultimi anni. Questo solleva la domanda su cosa succede se le banche centrali continuano a mirare ad un tasso d’inflazione attorno al 2%, mentre la dinamica dell’economia odierna gli impedisce di raggiungere quel livello.
“L’economista Milton Friedman disse una volta: ‘L’inflazione è un fenomeno monetario. È realizzato o impedito dalla banca centrale.’ Se questo è vero, perché le banche centrali non sono riuscite a realizzare l’obiettivo del 2%? Normalmente, un aumento della liquidità avrebbe portato ad una situazione di ‘troppo denaro in cerca di troppi pochi beni’, per citare di nuovo Friedman, producendo così inflazione. Perché questa inflazione non si è materializzata?”
La risposta è che questa inflazione si è in effetti materializzata, ma non nella sfera dei beni e dei servizi, quanto piuttosto nella realtà dei mercati finanziari - spiega Lukas Daalder -. Il forte rimbalzo registrato sui mercati immobiliari, il fatto che l’indice S&P 500 stia quotando ad un PE Schiller di 30,3x e rendimenti obbligazionari a livelli straordinariamente bassi (che implicano prezzi delle obbligazioni alti) possono tutti essere considerati un riflesso di prezzi degli asset finanziari inflazionati. Tuttavia, non essendo questi asset compresi nell’obiettivo d’inflazione delle banche centrali, non li consideriamo inflazionistici.
Fintantoché l’offerta e la domanda non coincidono perfettamente, l’inflazione continuerà a fare parte del nostro sistema - spiega Lukas Daalder -. Possiamo in particolare individuare il ritorno della rigidità dei mercati del lavoro, con una domanda superiore all’offerta. I cambiamenti tecnologici possono aver fatto rinviare gli aumenti salariali, ma non ci sono motivi per i quali non debbano avvenire prima o poi. In questo scenario – che costituisce il nostro scenario centrale - l'inflazione ritornerà dopo un certo ritardo, accompagnata da un aumento dei rendimenti obbligazionari.

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