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martedì 12 settembre 2017

L'Impresa Sociale: le novità della riforma del Terzo Settore

Durante gli ultimi mesi sono state numerose le innovazioni legislative nel campo del Terzo settore. Accanto a un generale riordino della normativa, si possono trovare interessanti novità nel campo dell’Impresa Sociale. Oggi WeCanJob tenterà di evidenziarne alcune, non essendo possibile, per ragioni di spazio, elencare tutte le novità introdotte dalla legge.

La riforma: novità e ambiti di applicazione

Cosa si intende per Terzo Settore? La Legge 106/2016, insieme ai suoi decreti attuativi, ha innovato profondamente il mondo del Terzo Settore, portando a un riordino della materia atteso da decenni. Ha innanzi tutto dato una definizione chiara, intendendo per Terzo Settore “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi”.
L’importanza del settore è indubbia: i numero parlano di più di 300.000 istituzioni non profit, per un totale di quasi un milione di lavoratori, numero che sale quasi fino a 5 milioni se si considerano anche i volontari che contribuiscono ogni anno alle attività delle istituzioni non profit e delle cooperative sociali, per un fatturato complessivo di settore pari a diverse decine di miliardi di euro l’anno.
Tra i punti toccati dalla Riforma, per eventuali approfondimenti consigliamo la guida elaborata da Italianonprofit che mostra nei dettagli tutti gli aspetti, i fondamentali riguardano l’introduzione del nuovo Codice unico del Terzo Settore, che raduna tutte le disposizioni di tipo fiscale, la normativa sul 5x1000 e il Servizio Civile Universale, di cui spesso WeCanJob vi propone i bandi e della cui importanza vi abbiamo raccontato alcuni mesi fa. Particolare attenzione viene data alla nuova figura degli Enti del Terzo settore (ETS), gli enti che sono iscritti al Registro Unico nazionale del Terzo settore, altra novità introdotta dal Codice unico, che sono:
  • Organizzazione di Volontariato (ODV)
  • Associazione di Promozione Sociale (APS)
  • Enti filantropici
  • Imprese Sociali
  • Reti Associative
  • Società di Mutuo Soccorso
  • Associazioni riconosciute e non riconosciute
  • Fondazioni
Vista la vastità di questo mondo, la creazione di un Registro Unico nazionale del Terzo settore, la cui iscrizione è obbligatoria se ci si vuole qualificare come ETS, è un’innovazione fondamentale per una conoscenza (e una trasparenza) più completa del panorama degli enti non profit.

L’Impresa Sociale: cosa cambia

Alcuni mesi fa vi abbiamo raccontato il mondo delle Imprese Sociali. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo 112/17 sulla disciplina dell’Impresa Sociale, si è riusciti a fare chiarezza in un ambito che fino ad ora era rimasto sospeso a metà fra il mondo delle PMI e quello dell’associazionismo. Il peso delle imprese Sociali sul Terzo Settore è notevole: secondo quanto riportato dai dati dell’ultimo Censimento dell’industria e dei servizi condotto dall’Istat, sebbene le Imprese Sociali rappresentino meno del 7% del mondo del non profit, esse raccolgono complessivamente quasi il 50% del totale delle entrate economiche, e più del 70% dei dipendenti.
Secondo il decreto legislativo 112/17 possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutti gli enti privati, che esercitano in via stabile e principale un’attività d'impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche,solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo  il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività. Per contro non possono acquisire la qualifica di impresa sociale le società, le amministrazioni pubbliche e gli enti i cui atti costitutivi limitino l'erogazione dei beni e dei servizi in favore dei soli soci o associati. Inoltre se gli enti religiosi sono riconoscibili come Imprese Sociali solo limitatamente ad alcune attività, le cooperative sociali e i loro consorzi lo sono di diritto.
Queste alcune delle novità introdotte dalla Riforma in tema di Impresa Sociale:
  • Il divieto di superamento del rapporto 1 a 8 della differenza retributiva tra dipendenti
  • Il divieto della corresponsione ai lavoratori subordinati o autonomi di retribuzioni o compensi superiori del 40% rispetto a quelli previsti dal CCNL
  • Il numero di volontari non può superare quello di lavoratori
Per quanto riguarda il rapporto con i lavoratori, questi devono essere coinvolti direttamente nelle decisioni relative alle le condizioni di lavoro e alla qualità dei beni o dei servizi. I lavoratori dell’Impresa Sociale, inoltre, hanno diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto dai CCNL.
È prevista inoltre una defiscalizzazione degli utili interamente reinvestiti nell'attività dell'Impresa Sociale e sono introdotte agevolazioni fiscali per chi investe nel capitale sociale, fra cui:
  • detrazione IRPEF del 30% sulle somme investite dai privati (fino a un massimo di 1 milione di Euro) e mantenute per almeno tre anni
  • deduzione IRES del 30% sulle somme investite da imprese (fino a un massimo di 1,8 milioni di Euro) e mantenute per almeno tre anni
Per le Imprese Sociali già esistenti sarà obbligatorio un adeguamento alla nuova normativa entro il mese di luglio del 2018.

Il No Profit: un settore chiave

È fuori di dubbio che queste novità porteranno diversi cambiamenti nel mondo Terzo Settore, che può essere un buon trampolino per il rilancio dell’occupazione e dell’economi nazionale. Sarà necessario del tempo per il funzionamento a regime dell’intero sistema, anche nell’attesa dell’approvazione degli ultimi decreti attuativi, e conseguentemente per una generale valutazione sulla Riforma. 

La Redazione di WeCanBlog

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